Usati e scaricati: il metodo Giorgia (e la colpa è sempre degli altri)

Da Venezi a Delmastro e Bartolozzi, da Sangiuliano a Santanchè e Petrecca, un mondo di meloniani illusi e abbandonati. Mentre la premier annuncia trionfalmente che il suo è il secondo governo più longevo della storia repubblicana, gira a pieno ritmo la comunicazione che attribuisce sempre e comunque la colpa agli altri

Prima ti uso, poi ti scarico. E se ti incazzi, la colpa non è mia ma degli altri. Anzi: la colpa è sempre degli altri. Dei magistrati, delle opposizioni, di chi governava cinque anni fa. La comunicazione di Giorgia Meloni — che capirà poco o quasi nulla di economia o politica estera, ma di opinione pubblica capisce eccome — alla fine è tutta qui. Io sono Giorgia, sono italiana, sono l’unica a garantire un governo stabile: se l’economia crolla, la gente non riesce a curarsi e in politica estera l’Italia è una banderuola la colpa non è mia, ma degli altri.

Non è un caso che la premier annunci trionfalmente sui social: «Da oggi il governo che ho l’onore di guidare diventa il secondo più longevo della storia repubblicana. Non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani». Non avendo risultati da sbandierare, si attacca alla stabilità, garantita con ricche poltrone premio a chi è più infedele anche se incapace in modo imbarazzante.

Giorgia premia la fedeltà, anche quando è riposta in capo a dilettanti o a personaggi palesemente non adeguati al ruolo. Poi, quando quel ruolo diventa indifendibile proprio a causa di tanta inadeguatezza, la nostra premier scarica l’illuso o l’illusa alla velocità della luce. Senza esitazioni, senza spiegazioni.

Fedeltà cieca a Giorgia, scarico immediato

L’ultimo caso è quello di Beatrice Venezi, che solo ora si accorge di essere stata usata e poi scaricata. Ma i casi sono tutt’altro che isolati.

L’elenco è lungo e imbarazzante.
Si parte con quelli che se avesse vinto il Sì al Referendum avrebbero conservato poltrona e stipendio: dall’ex ministra Daniela Santanchè al sottosegretario Andrea Delmastro, fino a Giusy Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Nordio (che, a questo punto, potrebbe essere il prossimo della lista). E poi come dimenticare Gennaro Sangiuliano, costretto alle dimissioni travolto dal caso Boccia. O il telegaffeur Paolo Petrecca, catapultato alla direzione di RaiSport e poi costretto a lasciare la poltrona dopo una sequela di figuracce culminate nella disastrosa telecronaca delle Olimpiadi invernali.

Giorgia ama il coro di giubilo

Giorgia premia la fedeltà perché circondarsi di capacità e intelligenza è pericoloso: porta al confronto, alle domande, alle crepe nel racconto. Molto meglio il coro di giubilo. E a lei piace proprio quello: un coro compatto che copre i dubbi e anestetizza le criticità.

Giorgia e la strategia dello scaricabarile

Nel frattempo, Meloni ha affinato un’altra tecnica: quella dello scaricabarile sistematico. Una tecnica che, per ora, funziona con un elettorato che chiede stabilità e certezze. Un popolo che finisce per accettare anche l’approssimazione con cui lei e la sua squadra governano il Paese.

Così, nella vicenda dei bambini nella casa del bosco, la colpa è dei giudici che hanno applicato il decreto Caivano voluto dal suo governo e per la quale si è vantata a reti unificate. Il fallimentare e costoso centro per immigrati in Albania? Anche qui la colpa non è sua ma (indovinate) dei giudici. E per venire a questi giorni, nel pasticcio della grazia concessa all’ex igienista dentale Nicole Minetti, la responsabilità non è del ministero di Nordio ma — ancora una volta — dei giudici.

La colpa è sempre degli altri: ormai per Giorgia è un mantra

E se l’Eurostat boccia l’Italia, confermando anche nel 2025 la procedura di infrazione per il rapporto deficit/Pil, la colpa è di Giuseppe Conte per aver introdotto il Superbonus. Di cui peraltro, a quanto pare, avrebbe beneficiato anche lei.
In sostanza: dopo anni di governo Meloni, la responsabilità resta di chi governava cinque anni fa. È colpa di quelli di prima se le retribuzioni reali nell’ultimo trimestre del 2025 crollano del 7,8% mentre la pressione fiscale cresce. È ancora colpa di quelli di prima se da tre anni la produzione industriale scende. È sempre colpa di quelli di prima se cala il potere d’acquisto e milioni di italiani rinunciano a curarsi perché non possono permettersi la sanità privata.

Non dimentichiamo il caro carburante, la crisi energetica che incombe: tutto riconducibile agli altri. Sempre agli altri. Pensate che Giorgia ha tentato di scaricare (per finta) pure Trump, a cui voleva dare il Nobel per la Pace.

Gli scaricati parlano (troppo tardi)

Giorgia non dà scampo, scarica e pure pretende le scuse, non si sa bene da chi. Con buona pace di Beatrice Venezi, direttrice d’orchestra il cui siluramento è stato salutato con un’ovazione dagli orchestrali del Teatro La Fenice, che ora scopre che il mondo è cattivo: «Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via. Non sono stata difesa perché non sono organica al partito. Se tornassi indietro non cederei alla richiesta insistente di Meloni di suonare a un convegno di FdI, prima del voto del 2022».

Con buona pace anche di Paolo Petrecca, spedito dal cerchio magico meloniano in ruoli giornalistici Rai per i quali non era attrezzato e poi lasciato solo nel momento del tracollo. Su Instagram ha affidato a un post il senso di un tradimento quasi mistico: tradito come Gesù Cristo.

E con buona pace di Daniela Santanchè che, nella sua lettera di dimissioni, scriveva: «Nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri».

Tranquilla Daniela: qui c’è chi i conti li fa pagare sempre agli altri.
Il suo nome è Giorgia. Il resto è cronaca.

Alessandro Russo
Alessandro Russohttps://www.sudefuturi.it/
Giornalista, editorialista, Direttore di SUD e FUTURI. ha firmato importanti inchieste e approfondimenti, ricoperto incarichi di direttore responsabile ed editoriale in quotidiani, televisioni e radio, dove ha ideato e condotto programmi di forte impatto emotivo e civile oltre che di grande successo di pubblico. È stato docente di giornalismo e comunicazione per corsi universitari, scolastici e di formazione professionale. Ha scritto libri inchiesta sull’impatto della criminalità organizzata al Sud, sui pregiudizi e sulla deriva sensazionalistica dei media.

leggi anche

PRIMO PIANO

gli ultimi articoli