18 episodi, III stagioni, 2021-2025, Australia
di Michael Lucas, con Anna Torv, Sam Reid
ABC Television, Netflix
Qual è il confine tra informazione e intrattenimento? Come e quando è nata l’ossessione per l’apparire a tutti i costi, trasformando il giornalismo in un mezzo – commerciale – per ottenere fama e popolarità? C’è posto per i sentimenti quando si decide di cavalcare le notizie?
Michael Lucas deve essere partito da queste domande per andare a ritroso e ricostruire le radici delle risposte nel mondo patinato della tv d’assalto degli anni Ottanta.

Ma The Newsreader non è – solo – una serie tv da guardare con attenzione per la perfetta ricostruzione del mondo del giornalismo televisivo di quegli anni. Non è solo un amarcord per i fatti più sensazionali di quegli anni, con un timing serrato e sottolineato dalle date che inesorabili segnano il passare degli eventi fino alla caduta del muro di Berlino. Amarcord strano, a leggere ciò che ricordiamo attraverso gli occhi di un’Australia che a quei tempi era troppo lontana per prenderla in considerazione.
The Newsreader è soprattutto lo sviluppo psicologico – in crescita e decrescita – dei due protagonisti. Bellissimi nella scrittura, perfetti nell’interpretazione.
Tutto gira nella redazione di News at Six, che potrebbe essere qualsiasi altra testata, di quegli anni e degli anni successivi. C’è un direttore incapace e arrogante. Una caporedattore molto più bravo destinato a non fare carriera perché indiano. Redattori ed operatori di vario genere e varia capacità. Poi ci sono loro.
Helen Norville (un’eccellente Anna Torv, che ho amato in Fringe) nei panni di Helen Norville, la prima donna mezzobusto tollerata nonostante il caratteraccio per il boom negli ascolti. Lo scontro con l’altro mezzobusto recordman, Geoff Walters (Robert Taylor) va avanti puntata dopo puntata, notizia dopo notizia, corsa dopo corsa. Perché sì, si corre continuamente, come si faceva all’epoca.
Il coprotagonista è un reporter alle prime armi, l’affamato di fama Dale Jennings (Sam Reid, il bellissimo Lestat de Lioncourt di Intervista con il vampiro).
Poco importa che la storia di Helen e Dale sia reale, o ispirata ad una storia vera. Importano i ruoli, come i sentimenti (positivi e negativi) diventino i protagonisti reali della serie, trasformandosi nei veri ed unici conduttori.
Non scrivo altro, per non rischiare di anticipare troppo. Ma che l’ho trovata una serie bellissima devo scriverlo. Per tante, tantissime ragioni comprensibili solo guardando i due protagonisti trasformarsi l’un* nell’altr*.



