Donald Trump e Xi Jinping: il vertice ha risolto qualcosa?

Due ore di vertice, il più atteso dell’anno, gli occhi puntati su Pechino. Un bilaterale importante per molte ragioni

Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati oggi alla Grande Sala del Popolo a Pechino. Due ore di incontro, con tanto di citazione della “trappola di Ticidide”. Secondo Trump i due paesi hanno un “fantastico futuro insieme”. Xi ha avvertito che Taiwan, se mal gestita, può portare a conflitti. Benvenuti nel vertice più atteso dell’anno, dove le parole servono soprattutto a non dire nulla di definitivo.

Eppure questo bilaterale conta. Non per quello che produrrà nei prossimi giorni, ma per quello che rivela dello stato del mondo.

La geometria del potere si è spostata

La svolta nei rapporti tra Washington e Pechino è avvenuta nella primavera del 2025, quando Pechino ha risposto all’escalation tariffaria americana bloccando le esportazioni di terre rare e magneti permanenti: materiali essenziali per tutto, dai microchip ai caccia F-35. La mossa ha fatto tremare le fabbriche americane e messo in discussione l’intera catena di approvvigionamento militare e industriale. Trump, che aveva promesso dazi al 60% sulle merci cinesi, ha dovuto ridimensionare drasticamente queste ambizioni. L’accordo di Busan dell’ottobre scorso è stato il prezzo di quella resa.

Questo è il contesto reale di Pechino: non un vertice tra pari in cerca di intesa, ma il tentativo americano di recuperare margine dopo aver sottovalutato la leva cinese.

L’Iran come moneta di scambio

Washington e Pechino concordano su un punto: nessun paese può imporre pedaggi allo Stretto di Hormuz. Trump vuole esercitare pressione sulla Cina affinché usi la sua influenza su Teheran, contando sulla dipendenza di Pechino dal petrolio iraniano: oltre l’80% dell’oro nero degli ayatollah va in Cina.

Ma la Cina non ha alcun interesse a fare il lavoro sporco per Washington nel Golfo. Può offrire buone parole, qualche canale diplomatico discreto, nulla di più. La partita immediata riguarda la stabilizzazione della tregua commerciale Usa-Cina; quella più delicata passa dalla capacità di Pechino di incidere su Teheran senza apparire allineata agli americani. Questo equilibrio, essere utili senza sembrare subalterni, è esattamente il gioco che Xi padroneggia meglio.

Cosa succederà davvero

La lettura più realistica di questo vertice non è né ottimista né pessimista: è strutturale. Gli Stati Uniti e la Cina rappresentano circa il 40% dell’economia mondiale e condividono abbastanza interessi da non potersi permettere una rottura, e abbastanza rivalità da non potersi fidare. Questo schema non cambierà dopo Pechino.

Quello che potrebbe cambiare, e che varrebbe la pena tenere d’occhio, è il formato della competizione. L’amministrazione Trump sta cercando di ottenere una vittoria politica interna firmando accordi con la Cina, mentre la popolarità del presidente deve fare i conti con la guerra contro l’Iran e con l’inflazione crescente.
Xi, dal canto suo, ha bisogno di mostrare ai suoi che la Cina tratta da potenza, non da cliente.

Entrambi hanno quindi interesse a un accordo parziale, fotografabile, annunciabile. Su commercio agricolo, ordini Boeing, licenze sulle terre rare: i tavoli tecnici lavoreranno. I comunicati finali parleranno di “dialogo costruttivo” e “spirito di rispetto reciproco”.

Il punto che nessuno vuole dire ad alta voce

La vera novità di questo vertice non è l’agenda, è la geografia. È la prima visita di un presidente americano in Cina da quasi nove anni, l’ultima era stata la stessa di Trump nel 2017. Andare a Pechino, non ricevere Xi a Mar-a-Lago o a qualche resort neutro, è già un segnale. Non di debolezza, necessariamente. Ma di realismo: il centro di gravità del mondo si sposta, e anche i presidenti americani devono prendere l’aereo.

L’ordine post-Guerra Fredda, con Washington come arbitro universale, è finito da un pezzo. Quello che stiamo vedendo a Pechino è il negoziato per stabilire le regole del disordine che viene dopo. Non è un bello spettacolo. Ma è probabilmente il più importante in scena oggi.

Claudio Dell'Arti
Claudio Dell'Arti
ESPLORATORE DEL MONDO, TRA OLD E NEW MEDIA

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