Per Trump l’Iran è un cerchio chiuso davvero male

Tornando da Pechino dice che “20 anni senza arricchire uranio sarebbero sufficienti”. Ma fu lui a stracciare il JCPOA del 2015

Nel 2018 Donald Trump firmò con una certa soddisfazione intima il ritiro americano dal JCPOA. L’accordo di Obama era debole, diceva: temporaneo, pieno di scappatoie. L’Iran doveva disarmare completamente, senza condizioni, senza scadenze. Niente sunset clauses, niente compromessi. America first, Iran mai. Sette anni dopo, a bordo dell’Air Force One di ritorno da Pechino, Trump ha detto ai giornalisti che gli andrebbero bene vent’anni di sospensione del programma nucleare iraniano. Però “devono essere veri vent’anni,” ha precisato. Come se la robustezza della cifra compensasse l’imbarazzo del contesto. Trump è riuscito – dopo una guerra dolora, costosissima e sospesa in uno stallo, a fare tutto il giro per tornare alla casella del via: al trattato di Obama.

TRUMP E L’IRAN, ALL’ORIGINE DEGLI ERRORI

Il JCPOA del 2015 prevedeva limitazioni severe ma temporanee. Arricchimento dell’uranio bloccato al 3,67% per quindici anni. Riduzione dei due terzi delle centrifughe per dieci. Ispezioni dell’IAEA protratte fino a venticinque anni. L’idea era allungare il cosiddetto breakout time, il tempo tecnico necessario per costruire una bomba, da qualche mese a un anno intero. Non era la resa dell’Iran. Era un accordo.

Trump lo smontò pezzo per pezzo. Seguirono sanzioni, omicidi eccellenti, crisi sfiorate e poi esplose. L’Iran, liberato dai vincoli, arricchì l’uranio fino al 60%, le centrifughe avanzate girarono. Il breakout time si accorciò.

TRUMP E L’IRAN, VENT’ANNI BASTANO

Adesso J.D. Vance, ad Islamabad, ha già rispedito al mittente la proposta iraniana di cinque anni, chiedendone venti. E Trump conferma: venti anni bastano. Sono grossomodo gli stessi venti-venticinque anni che il JCPOA prevedeva per le ispezioni IAEA. Più o meno lo stesso perimetro negoziale. Con la differenza che l’Iran del 2025 arricchisce a percentuali impensabili nel 2015, ha dimezzato il breakout time e ha imparato quanto può costare fidarsi di Washington. Bonus: ha capito che lo Stretto di Hormuz è un cappio da usare a piacimento. Il cerchio in realtà non si è chiuso. Si è solo allargato, diventando più caro e pericoloso.

Luca Messi
Luca Messi
Giornalista per curiosità, autore per passione, impegnato per vocazione. Vive diviso tra il desiderio di cambiare il mondo e quello di goderselo così com'è

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