Si tratta dell’ennesima mossa che va in direzione opposta ad azioni già annunciate, a partire dalla reiterata politica di disimpegno dell’amministrazione americana rispetto alla Nato. Intanto il tycoon sospende la vendita di armi a Taiwan e fa un favore alla Cina
Gli Stati Uniti invieranno 5mila soldati aggiuntivi in Polonia: lo ha annunciato il presidente Donald Trump, sottolineando che a convincerlo ci ha pensato “un suo amico”, il presidente polacco Karol Nawrocki, in carica dallo scorso anno: “In seguito alla riuscita elezione dell’attuale presidente della Polonia, Karol Nawrocki, che ho avuto l’onore di appoggiare- scrive Trump su Truth- e in virtù del nostro rapporto con lui, sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti invieranno altri 5mila soldati in Polonia”.
Trump, l’ennesimo dietrofront

Si tratta dell’ennesima mossa che va in direzione opposta ad azioni già annunciate, a partire dalla reiterata politica di disimpegno dell’amministrazione americana rispetto alla Nato. In settimana, il Pentagono aveva infatti annunciato il ritiro di una delle quattro brigate delle forze statunitensi di stanza nel Vecchio continente, mentre il vicepresidente Jd Vance aveva chiarito che il dispiegamento di ulteriori truppe in Polonia era stato posticipato.
L’ultimo annuncio di Trump arriva inoltre mentre a Helsingborg, in Svezia, prosegue la seconda e ultima giornata del vertice Nato, in cui il segretario di Stato Marco Rubio è tornato a ribadire il disappunto dell’inquilino della Casa bianca per il mancato sostegno dei Paesi a Washington nell’ambito della guerra all’Iran, dichiarando: “Come ogni alleanza, deve essere vantaggiosa per tutti quelli che ne fanno parte. Ci deve essere una chiara comprensione di quali siano le aspettative”.
Trump e le accuse agli alleati Nato
In seguito alla crisi di Hormuz, generata dall’offensiva israelo-statunitense contro l’Iran, Trump ha infatti accusato più volte gli alleati Nato di averlo “deluso“, non avendo voluto partecipare a una missione militare navale congiunta per prendere il controllo del canale.
Il segretario dell’Alleanza atlantica Mark Rutte ai giornalisti si è limitato però a dichiarare il suo favore per l’annuncio dell’invio delle truppe in Polonia. Poi in un post su X ha ricordato che nell’incontro di oggi “i ministri degli Esteri discuteranno delle massime priorità” in vista del “summit ad Ankara tra poche settimane”.
In agenda, “aumento degli investimenti nella difesa, trasformando i fondi in capacità; incremento della produzione industriale della difesa – con cooperazione in tutta l’Alleanza; prosecuzione dell’incrollabile sostegno all’Ucraina”.
Trump fa un favore alla Cina: la vendita di armi a Taiwan è sospesa
Hung Cao, segretario ad interim della Marina americana, ha infine ufficializzato ciò che molti avevano subodorato, davanti al Congresso: la vendita di armi a Taiwan è sospesa. Per motivi di opportunità, ha spiegato: gli Stati Uniti hanno bisogno di munizioni per l’Iran.
Il pacchetto da 14 miliardi di dollari destinato a Taipei giace fermo sulla scrivania di Trump da mesi. Prima ancora di volare a Pechino per la sua visita di Stato, il presidente americano aveva anticipato che avrebbe discusso la questione con Xi Jinping – una novità non da poco, considerando che Washington aveva sempre sostenuto di non dover consultare la Cina su ciò che vende a Taiwan. A bordo dell’Air Force One, rientrando da Pechino, Trump ha confermato che Xi aveva sollevato il tema. Nessun impegno preso, ha detto. In nessun senso.
Trump e il Congresso “in agitazione”
Nel frattempo, il Congresso si agita. Michael McCaul, repubblicano del Texas ed ex presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, ha invocato la necessità di armare Taiwan “affinché possa difendersi e fungere da deterrente contro Xi”. Deputati di entrambi i partiti hanno fatto coro. La legge americana, del resto, obbliga Washington a fornire armi a Taipei per scopi difensivi, indipendentemente da chi siede nello Studio Ovale.
Gli Stati Uniti riconoscono solo Pechino. Non Taipei. Ma vendono armi a Taipei. È una di quelle contraddizioni che Washington gestisce da decenni con equilibrismo. Xi aveva avvertito: “Rischiamo un conflitto pericoloso se non gestiamo bene Taiwan. Trump aveva preso nota.
Fonte Agenzia Dire



