Nelle ultime ore il presidente Usa ha fatto che sapere che l’accordo con l’Iran per la fine della guerra sarebbe quasi pronto
È davvero il giorno dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per la fine della guerra? Il condizionale è d’obbligo, ma Trump nelle ultime ore ha annunciato che l’accoro era quasi pronto e che restavano da definire solo “gli aspetti finali” dell’accordo. “I dettagli sono attualmente in fase di discussione e verranno annunciati a breve”, aveva annunciato su Truth il presidente degli Stati Uniti un’ora prima che scattasse l’allarme per la sparatoria alla Casa Bianca, con un attentatore 21enne con problemi mentali che ha aperto il fuoco ad un check out.
Iran, i colloqui tra Trump e Netanyahu
Secondo quanto riferito da Axios, il presidente americano avrebbe avuto nelle ultime ore colloqui separati con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e con diversi leader arabi e musulmani, ricevendo da tutti la richiesta di fermare il conflitto “per il bene dell’intera regione”.
Un funzionario americano citato dal sito statunitense sostiene che l’accordo sarebbe ormai “quasi concluso”, anche se restano divergenze sulla formulazione di alcuni punti. La bozza di memorandum d’intesa dovrebbe prevedere la fine delle ostilità, la graduale riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di almeno 30 giorni di negoziati più dettagliati, in particolare sul programma nucleare iraniano.
Iran, l’annuncio di Trump
L’annuncio di Trump è arrivato dopo un confronto “molto proficuo” con i leader dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar, Turchia, dell’Egitto, della Giordania e del Bahrein. Secondo un funzionario statunitense, citato da Axios, l’accordo che Stati Uniti e Iran potrebbero firmare prevede una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco, durante la quale lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto, l’Iran potrebbe vendere liberamente il petrolio e si terrebbero negoziati per limitare il programma nucleare iraniano. L’accordo porrebbe fine anche alla guerra di Israele nel Libano.
Trump, che nelle scorse ore aveva parlato di possibilità “50 e 50” tra un’intesa e una nuova escalation militare contro Teheran, avrebbe mostrato ora maggiore ottimismo. “La telefonata con Netanyahu è andata molto bene”, ha dichiarato il presidente Usa, nonostante – secondo Axios – il premier israeliano continui a guardare con forte scetticismo all’accordo e abbia sollecitato Washington a valutare nuovi attacchi contro l’Iran.
L’Iran e Trump, la questione dell’uranio arricchito
Tra i punti più delicati in ballo c’è la questione delle scorte di uranio altamente arricchito di cui è in possesso l’Iran. Secondo il New York Times, che cita due fonti americane, l’Iran si impegna a rinunciare alle proprie scorte di uranio altamente arricchito, anche se non si sa ancora bene a quali condizioni. Al Arabiya ha riferito che “l’Iran si è offerto di sospendere l’arricchimento dell’uranio oltre il 3,6% per 10 anni (contro i 15 previsti dall’accordo negoziato da Obama) e di diluire l’uranio arricchito oltre il 20% all’interno del Paese”. L’agenzia di stampa iraniana Fars, citando le Guardie Rivoluzionarie, ha accusato Trump di fare solo propaganda perché non sarebbe stato preso alcun impegno in merito al programma nucleare di Teheran.
L’Iran e Trump, il ruolo chiave del Pakistan
Un ruolo chiave nella mediazione sarebbe stato svolto dal Pakistan. Il feldmaresciallo pakistano Asim Munir ha lasciato Teheran dopo incontri con i vertici iraniani, parlando di “progressi incoraggianti verso una comprensione finale”. Secondo fonti regionali, Qatar, Arabia Saudita, Egitto e Turchia avrebbero contribuito nelle ultime settimane a ridurre le distanze tra le parti.
Anche il ministero degli Esteri iraniano ha confermato che Iran e Stati Uniti sarebbero nella fase finale delle discussioni su un memorandum per la fine della guerra. Teheran ha precisato che il testo dovrebbe includere anche la progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz, la revoca del blocco statunitense e lo sblocco dei fondi iraniani congelati, seguiti da una nuova fase negoziale di 30-60 giorni su un accordo più ampio.



