Il sindaco Rapetti presenta Eva Statiella, figura virtuale con delega alla Transizione digitale. E annuncia il “Comune agentico”: l’AI gestirà le pratiche burocratiche, gli umani si occuperanno delle persone
Un assessore creato con l’intelligenza artificiale. Potrebbe sembrare la trama di una serie televisiva ambientata in un futuro prossimo. Invece succede adesso, in una città di sessantamila abitanti nel cuore del Piemonte, tra le terme e i vigneti del Monferrato. Ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria, il sindaco Danilo Rapetti si appresta a nominare un assessore che non esiste — almeno non nel senso che siamo abituati a dare alla parola.
Si chiama Eva Statiella. Ha un nome, avrà una delega ufficiale, parteciperà alle riunioni di giunta, esprimerà pareri. L’unica cosa che non ha è un corpo: è generata da un computer. E la sua nomina, attesa entro la fine di giugno, farà di Acqui Terme il primo Comune italiano — e tra i primissimi al mondo — ad affidare una poltrona di governo a un’intelligenza artificiale.
Chi è (o cosa è) Eva Statiella
Il nome non è stato scelto a caso. Eva richiama la prima donna; Statiella è un omaggio ad Aquae Statiellae, il nome latino della città, derivato a sua volta dagli Statielli, popolo ligure che abitò queste terre prima della conquista romana. «Un omaggio alla storia», spiega Rapetti, «con questo futuro che nasce dal passato».
Esteticamente — perché anche questo, nell’era dell’AI generativa, è diventato un parametro — Eva Statiella avrebbe una vaga somiglianza con Amal Clooney. Non sarà un costo per il Comune, precisa il sindaco, che oltre a guidare la città ha la qualifica di sviluppatore di intelligenza artificiale. Le sue deleghe saranno Intelligenza artificiale, Transizione digitale e Umanizzazione — quest’ultima formulata con esplicito riferimento all’enciclica di papa Leone Magnifica Humanitas, in un accostamento che dice già molto sull’ambizione culturale, oltre che tecnica, dell’esperimento.
Il suo ruolo sarà consultivo: portare dati, analisi e simulazioni a supporto delle decisioni della giunta, senza sostituire il voto degli amministratori eletti. «L’obiettivo non è rimpiazzare la politica umana», chiarisce Rapetti, «ma affiancarla».
Un esperimento per capire il futuro
Rapetti è diretto sulle ragioni più profonde dell’iniziativa: si tratta di un esperimento deliberato, pensato per «comprendere meglio cosa potrà succedere quando queste entità avranno concretamente una parte attiva e decisionale» nella vita pubblica. Acqui Terme come laboratorio reale, non come metafora.
Sul piano dei precedenti internazionali, il sindaco cita il caso albanese — dove un ministro generato dall’AI sarebbe già stato nominato — ma rivendica la specificità italiana dell’iniziativa. «In Italia dovremmo essere i primi. Ormai viviamo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è presente nella nostra vita in maniera massiccia: non vedo perché ci debbano essere problemi a utilizzarla per amministrare una città».
Il sindaco avatar e il Comune agentico
Ma Eva Statiella è solo il tassello più visibile di un disegno più ampio. Il piano di Rapetti prevede altri due strumenti che, insieme, ridisegnano il rapporto tra amministrazione pubblica e tecnologia.
Il primo è il cosiddetto sindaco avatar: un assistente virtuale che il primo cittadino attiverà sui propri canali social personali — non su quelli istituzionali, scelta consapevole a un anno dalle elezioni — per rispondere in tempo reale a cittadini e turisti su qualsiasi necessità: dagli uffici comunali alle pratiche amministrative, dalle segnalazioni stradali alle informazioni sui servizi. «Voglio rendere ancora più diretto il contatto con i cittadini», spiega.
Il secondo è il Comune agentico: una riorganizzazione del back office municipale in cui l’AI si farà carico dei compiti ripetitivi — pratiche anagrafiche, stato civile, verbali della polizia locale, iter urbanistici standardizzati — liberando il personale per le attività che richiedono giudizio umano, ascolto, discrezionalità. «Non licenziamo nessuno», garantisce Rapetti. «Rendiamo più creativo il lavoro delle persone. I dipendenti avranno più tempo per formarsi, incontrare i cittadini, studiare le pratiche più complesse. Le altre le gestirà l’AI».
L’obiettivo finale, nelle parole del sindaco, è «un’amministrazione capace di usare i sistemi intelligenti per prevenire errori, riconoscere i bisogni e guidare le persone senza rinunciare alla decisione umana e alla responsabilità pubblica».
Le opposizioni: trasparenza e responsabilità
Non tutti, nel consiglio comunale, accolgono l’iniziativa con entusiasmo. Le opposizioni hanno già sollevato interrogativi che, al di là della politica locale, toccano questioni strutturali del rapporto tra AI e democrazia: chi risponde quando un algoritmo sbaglia? Come si garantisce la trasparenza di un processo decisionale in cui interviene un sistema che non può essere chiamato a rispondere davanti agli elettori? Quale peso reale avrà il parere di Eva Statiella sulle delibere di giunta?
Sono domande legittime, e non solo acquesi. Il caso di Acqui Terme arriva in un momento in cui il dibattito sull’uso dell’AI nella pubblica amministrazione è ancora in larga parte teorico, e le normative — a partire dall’AI Act europeo — stanno ancora trovando la loro forma definitiva. Un piccolo Comune piemontese si ritrova, quasi suo malgrado, all’avanguardia di una conversazione che riguarda tutti.
Le nomine sono attese entro fine giugno. Palazzo Levi si prepara ad accogliere un nuovo membro di giunta che non ha mai visto Acqui Terme, non ha mai stretto la mano a un cittadino, non ha mai camminato sotto i portici della città termale. E che, forse proprio per questo, non ha pregiudizi. Né voti da raccogliere



