Un anno dopo l’altro

8 episodi, I stagione, 2026, Usa
di Amy Harris e Leila Gerstein, con Sadie Soverall, Matt Cornett, Aurora Perrineau, Abigail Cowen, Elisha Cuthbert

Prime

Barry’s Bay esiste da qualche parte tra il romance da spiaggia e il lutto vero, e Un anno dopo l’altro non sa mai bene da che parte stare. E forse questa è la cosa più interessante della serie.

Tratta dal bestseller di Carley Fortune (pubblicato in Italia come Un’estate dopo l’altra, fenomeno BookTok con tutti i crismi del caso), la serie segue Percy Fraser che torna nella cittadina di lago dove è cresciuta dopo dieci anni, per la morte di Sue Florek, la donna che è stata per lei più madre della madre vera. E lì ritrova Sam: l’amico d’infanzia diventato primo amore, diventato errore, diventato fantasma che non se n’è mai andato del tutto.

La struttura è quella che il genere richiede: presente e passato che si intrecciano, sei estati raccontate a salti, ogni episodio che apre una ferita diversa per richiuderla (quasi) prima dei titoli di coda. Funziona, nel senso che funziona da sempre: lo schema è lo stesso di L’estate nei tuoi occhi, di One Day, di mezzo catalogo Prime Video degli ultimi anni. Non c’è nulla che non si sia già visto, e la serie non fa nulla per nasconderlo.

Eppure. Eppure Sadie Soverall ha un viso che regge il peso di un lutto vero, non solo quello sentimentale da romance. Percy non piange solo per Sam: piange per Sue, per la casa che non è più sua, per la ragazza che era prima di scappare. Matt Cornett, dal canto suo, fa il suo mestiere senza inciampare: bello, ferito, presente quanto basta a non rubare la scena a lei, che è, giustamente, il centro di tutto.

Il problema, se vogliamo chiamarlo così, è che la serie non rischia mai davvero. Ogni conflitto si scioglie troppo in fretta, ogni segreto pesa meno di quanto promette, e quella morte che apre la stagione, l’unica cosa che avrebbe potuto dare spessore reale al ritorno di Percy, finisce per diventare l’ennesimo pretesto narrativo per far incontrare i due protagonisti, più che un tema affrontato sul serio.

Da guardare?

Se cercate otto episodi di nostalgia confezionata bene, con un lago fotografato che fa venire voglia di vacanza e una coppia che funziona quanto basta, sì. Se cercate qualcosa che lasci il segno oltre la sera in cui la guardate, probabilmente no. È intrattenimento onesto, ben fatto nei suoi limiti, che sa esattamente cosa promette e lo mantiene. Senza mai provare a dare di più.

Raffaella Monte
Raffaella Monte
MISURATRICE DI NUVOLE

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