Secondo quanto ricostruito da La Stampa, la sparizione della serie non sarebbe un problema tecnico come si era ipotizzato nei giorni scorsi: alla base ci sarebbe un contenzioso legale con il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso
Da giorni si sapeva che World Wide Mafia — la docuserie in quattro episodi prodotta da Ibc Movie e dedicata all’operazione Rinascita Scott di Nicola Gratteri, la più grande inchiesta antimafia mai condotta contro la ‘ndrangheta — era sparita da Disney+ il 29 maggio, pochi giorni dopo il debutto in prima visione del 20 maggio. L’ipotesi che circolava era quella di un problema tecnico legato agli audio, diversi a seconda della piattaforma di trasmissione — la serie era disponibile anche su Hulu per il pubblico statunitense.
La pista tecnica si sgonfia: entra in scena un pentito
È La Stampa, con un’inchiesta a firma di Giuseppe Legato, a fornire una chiave di lettura del tutto diversa: nei documenti in possesso del quotidiano torinese emerge un carteggio di diffide legali e repliche tra la produzione e il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, voce narrante della docuserie.
Chi è Mancuso e cosa contesta
Mancuso — figlio del boss Pantaleone Mancuso, noto come l’Ingegnere — aveva in un primo momento firmato un’ampia liberatoria, con cui prestava il consenso affinché Ibc Movie potesse riprenderlo, fotografarlo e diffondere con qualsiasi mezzo i suoi dati personali, inclusi immagine e voce. In seguito, attraverso la sua legale Antonia Nicolini, avrebbe chiesto la rimozione immediata adducendo ragioni di sicurezza: la produzione avrebbe oscurato solo il suo volto senza modificare la voce, rendendolo riconoscibile e associabile alla sua nuova identità. Contattato dalla Stampa, ha dichiarato di aver scelto le vie legali come «unica via per salvaguardare la mia vita», aggiungendo di aver firmato la liberatoria «in buona fede».
Tuttavia, sempre secondo quanto riportato da La Stampa, la posizione di Mancuso presenta più di un punto debole: le sue foto abbondano sul web, e sulla piattaforma Radio Radicale esistono già 55 registrazioni audio con la sua voce originale, una per ciascun processo in cui è comparso. La sua legale ha precisato che non è una questione economica — nessun compenso era stato richiesto per le interviste — e che al momento nessuna azione risarcitoria è stata formalizzata, nonostante fosse stata anticipata per iscritto.
Cosa c’è dietro la docuserie
World Wide Mafia è scritta e diretta dal giornalista e regista francese Jacques Charmelot, già corrispondente di guerra dell’Agence France-Presse in Africa, Medio Oriente ed Europa. Frutto di due anni di lavoro, la serie racconta attraverso documenti esclusivi e interviste dirette la rete di connessioni tra cosche della ‘ndrangheta, settori della politica, dell’imprenditoria e della massoneria emerse nell’operazione Rinascita Scott. Il protagonista principale è il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che all’epoca guidava la procura di Catanzaro ed è considerato a ragione veduta la mente e l’anima dell’inchiesta. Dopo il debutto, la serie era rapidamente balzata in cima alle classifiche di Disney+, spingendo molti utenti a sottoscrivere nuovi abbonamenti.
Gratteri e Charmelot: «Nessuno ci ha detto nulla»
La rimozione ha lasciato all’oscuro anche i principali protagonisti. Gratteri ha dichiarato pubblicamente di aver saputo della sparizione dai messaggi di spettatori sul suo telefono, di non avere rapporti con Disney né con la produzione, e che centinaia di famiglie avevano sottoscritto abbonamenti appositamente per vedere le quattro puntate. «A un certo punto – si legge su La Stampa – sul mio telefonino arrivano decine di messaggi, tutti vogliono sapere perché non c’è più, perché è sparita. Non lo so, nessuno me l’ha detto. Io non ho mai avuto rapporti con né con la Disney né con l’altra casa cinematografica e io ho rapporti di stima e di affetto solo con Jacques, altri non conosco». Aggiungendo: «È bene che lo spieghino all’opinione pubblica, visto che so che centinaia di persone di famiglie hanno fatto l’abbonamento per vedere queste quattro puntate».
Il regista Charmelot è stato ancora più diretto: ha appreso della scomparsa come qualsiasi altro abbonato, da un giorno all’altro, senza essere stato contattato dalla piattaforma né ricevere alcuna spiegazione ragionevole. Ero al corrente che la Ibc stava discutendo con Disney alla ricerca di una soluzione del problema. Al netto di questo – aggiunge – Disney non mi ha chiamato e non ha fatto sapere nulla di concreto e ragionevole sul perché la serie non più sulla piattaforma».
Disney non risponde. Le domande restano aperte
A fronte delle richieste di chiarimento formulate per iscritto dalla Stampa, Disney non ha fornito alcuna risposta ufficiale. L’unica indicazione raccolta è stata generica: «Si sta lavorando ad alcuni aspetti di post produzione». Il servizio centrale di protezione avrebbe già informato le autorità giudiziarie. La domanda di fondo, però, rimane senza risposta: la diffida di Mancuso è davvero sufficiente a spiegare un blocco di tale portata? O qualcun altro aveva interesse a far sparire la serie?



