Mondiali 2026: il Belpaese orfano degli Azzurri adotta Messi

Per la terza volta consecutiva la Nazionale non c’è. Eppure Rai 1 macinava quasi cinque milioni di spettatori già alla prima partita, Messi ha appena fatto la storia a Kansas City con una tripletta leggendaria e gli italiani si scoprono pure a tifare Brasile per amore di Ancelotti.
Guida sentimentale e televisiva a un torneo che l’Italia guarda da fuori

Immagino una scena che si ripete nelle case italiane in questi giorni di giugno. Un signore sulla sessantina accende la televisione alle ventuno e passa, rimane sul canale dei Mondiali, poi cambia, poi torna. A un certo punto sua figlia gli chiede per chi sta facendo il tifo. Lui ci pensa, indica lo schermo e dice: “Per quello lì”. Quello lì è Lionel Messi. Non è italiano, non è spagnolo, non appartiene a nessuna delle categorie tradizionali che il tifoso italiano usa per scegliersi una nazionale di scorta. È semplicemente Messi. E questa è già una risposta sufficiente.

L’Italia guarda da fuori, per la terza volta di fila

I Mondiali 2026 si giocano in Messico, Stati Uniti e Canada dall’11 giugno al 19 luglio. Il Mondiale 2026 si è aperto senza l’Italia, assente per la terza volta consecutiva in un’edizione che per la prima volta nella storia porta 48 nazionali in campo. La matematica è impietosa: tre esclusioni consecutive significa che un ragazzo di sedici anni non ha mai visto la sua nazionale giocare una Coppa del Mondo. Significa che l’Italia calcistica è entrata in una zona grigia in cui le sconfitte nei playoff non sono più incidenti di percorso ma struttura.

Eppure il Paese ha acceso la televisione lo stesso.
La partita d’apertura della Coppa del Mondo 2026 tra Messico e Sud Africa ha radunato 4 milioni e 758mila spettatori, registrando il 27,1% di share su Rai 1. Il giorno dopo, il match tra Belgio ed Egitto è stato seguito da 4.604.891 telespettatori con il 26,1% di share. Numeri che fanno capire che il calcio, da noi, non dipende dalla presenza degli Azzurri quanto si credeva. O forse che Messi fa miracoli anche nei dati Auditel.

Come vederlo: Rai e DAZN si dividono il torneo

I diritti di streaming della Coppa del Mondo FIFA 2026 sono stati acquisiti da DAZN, che trasmetterà tutte le 104 partite del Mondiale in streaming, mentre una selezione di partite è disponibile anche gratuitamente sulla Rai. La Rai, da giovedì 11 giugno a domenica 19 luglio, trasmetterà 35 partite su Rai 1 nella fascia oraria dalle 18.40 alle 02.00 con programmazione pre e post partita, oltre agli highlights delle restanti 69 partite. Il che significa, in soldoni, che per vedere tutto serve un abbonamento a DAZN, mentre per il meglio del torneo la televisione pubblica è sufficiente, con il vantaggio di Alessandro Antinelli in campo aperto e lo svantaggio degli orari nordamericani che fanno rimpiangere le edizioni europee.

La Rai ha costruito un palinsesto attorno alle 35 partite trasmesse in chiaro, con un dispiegamento di voci, studi e programmi che comprende anche Rai Radio 1, con quartier generale a Dallas, incaricata di raccontare 56 partite in diretta dalla fase a gironi alla finale. Notti Mondiali con Alessandro Antinelli ha debuttato all’11,6% di share in seconda serata. Il servizio pubblico, insomma, ha fatto il lavoro che gli spettava: presidiare il territorio, anche quello degli orari impossibili.

Messi fa la storia a Kansas City, e l’Italia smette di dormire

Nella notte tra il 16 e il 17 giugno 2026, chi era sveglio ha assistito a qualcosa che non si dimentica. L’Argentina campione del mondo in carica ha debuttato nel Mondiale 2026 con una convincente vittoria per 3-0 contro l’Algeria, ma la vera notizia è arrivata ancora una volta dal numero 10 albiceleste, autore di una straordinaria tripletta. Al 17′ Lionel Messi ha sbloccato il risultato portando avanti l’Albiceleste, poi è tornato a segnare al 60′ e al 76′, chiudendo la partita con un diagonale preciso che ha fermato il tempo per un momento.

Il perché quella tripletta sia entrata immediatamente nei libri di storia lo spiega un numero: Messi è diventato il miglior marcatore di sempre della Coppa del Mondo, raggiungendo a quota 16 gol il record detenuto dal tedesco Miroslav Klose. Il tutto alla sua sesta partecipazione a un Mondiale, nella sua 200ma presenza con la nazionale argentina. La coincidenza con la storia personale aggiunge un dettaglio che il cinema non avrebbe osato inventare: esattamente il 16 giugno 2006, in Germania, Messi aveva fatto il suo debutto in un Mondiale entrando dalla panchina contro la Serbia e lasciando subito il segno con un gol e un assist in appena sedici minuti. Vent’anni esatti dopo, stesso mese, stessa scena, numeri diversi.

Per chi tifano gli italiani: Ancelotti, Messi e la sindrome del tifoso orfano

La domanda che circola nei bar da due settimane ha una risposta che il sondaggio SWG ha provato a formalizzare: il Brasile guida con il 17% delle preferenze degli italiani, seguito dalla Spagna al 16%. Ma il dato più eloquente è un altro: il 35% degli intervistati non ha risposto, il che significa che un italiano su tre non ha ancora trovato una nazionale da adottare e probabilmente non la troverà mai fino in fondo.

L’effetto Ancelotti conquista gli scommettitori: il 25% delle giocate italiane premia il possibile sesto titolo del Brasile, seguito dal 20% della Francia e dal 17% della Spagna. Carlo Ancelotti alla guida del Brasile è diventata la storia preferita dagli italiani in questo torneo: un commissario tecnico di Reggiolo che potrebbe diventare, se tutto va bene, il primo allenatore straniero nella storia a vincere un Mondiale. È il tipo di narrativa che il tifoso italiano sa riconoscere e abbracciare anche senza avere la maglia della propria nazionale in campo.

La Francia è la squadra che l’italiano medio tifa di meno quando non tifa la propria. Ma sulla quale punta con generosità al momento delle quote antepost sul vincente: non per simpatia, ma per una semplice questione di qualità. Mbappé, Camavinga, Tchouaméni, Dembélé: una generazione di talenti che non ha equivalenti in nessun’altra nazionale del mondo. La Spagna, ha Lamine Yamal, che festeggerà i suoi 19 anni proprio durante il Mondiale, oltre a Pedri, Gavi e una scuola di calcio che continua a sfornare talenti con un’efficienza industriale. Nell’Argentina, accanto a Messi, ci sono anche due “italiani” convocati da Scaloni: Lautaro Martinez e Nico Paz, il che offre un ulteriore gancio sentimentale a chi avesse bisogno di una scusa razionale per tifare Albiceleste.

Il torneo degli altri, visto dal divano

C’è una liturgia che gli italiani stanno reinventando in queste settimane. Si guarda la partita delle ventuno, quella comoda, quella che la Rai trasmette in chiaro, si commenta la giocata di Messi come se fosse un’amichevole delle stelle. E si segue il Brasile con la stessa distanza affettuosa con cui si legge un romanzo sudamericano: avvincente, esotico, un po’ nostro per via di Ancelotti. Si soffre per l’Inghilterra come si soffrirebbe per un personaggio tragicomico che non riesce a vincere dal 1966 e ci si aspetta riesca finalmente a farlo proprio l’anno in cui non importa più a nessuno.

Il Mondiale 2026 è, per l’Italia, il torneo di chi guarda. Non è una condanna, anche se brucia come tale. È, semmai, un appuntamento con il calcio altrui che costringe a ricordare perché questo sport piaceva prima che la Nazionale diventasse un’identità obbligatoria. Piace per Messi a Kansas City alle tre di notte, per Yamal che dribbla con diciotto anni come se il pallone gli appartenesse, per Ancelotti sulla panchina verdeoro che gesticola come se fosse ancora a Milanello.

L’Italia guarda. E, ogni tanto, esulta.

Claudio Dell'Arti
Claudio Dell'Arti
ESPLORATORE DEL MONDO, TRA OLD E NEW MEDIA

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