Disclosure Day

film 145′, 2026, Usa
di Steven Spielberg, con Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo

Spielberg torna alla fantascienza aliena dopo vent’anni, e lo fa nel modo più Spielberg possibile. Non un’invasione, non un attacco, ma una domanda morale travestita da blockbuster estivo: se scoprissi che non siamo soli, e qualcuno te lo dimostrasse, ne avresti paura?

La trama segue un esperto di cybersicurezza, interpretato da Josh O’Connor, che diventa whistleblower per rivelare prove dell’esistenza aliena. La sua fuga lo mette contro una corporazione potente. Ad affiancarlo c’è una meteorologa, Emily Blunt, che sperimenta fenomeni inspiegabili in diretta televisiva e finisce per unire le forze con lui.

Il film recupera temi cari al regista, già affrontati in Incontri ravvicinati del terzo tipo e in A.I..
In questo film appena uscito (nelle sale dal 10 giugno 2026) il punto di partenza non è l’incontro in sé, ma il bisogno umano di connessione autentica in un’epoca satura di cospirazioni e disinformazione.
La sceneggiatura, scritta da David Koepp su un soggetto dello stesso Spielberg, prova ad abbracciare troppi temi insieme. Alcuni critici hanno notato che lo script a tratti inciampa nel tentativo di spiegare tutto. Eppure Spielberg, il cast e la squadra tecnica riescono sempre a rimettere il film in carreggiata.

La fotografia porta la firma di Janusz Kamiński, storico collaboratore del regista, mentre le musiche sono di John Williams, ancora una volta capace di costruire atmosfera senza appesantire. Il budget dichiarato è di 115 milioni di dollari, una cifra alta ma non spropositata per un blockbuster con queste ambizioni visive.

La risposta della critica è stata solida. Su Rotten Tomatoes il film ha raggiunto un indice di gradimento dell’81%, con un voto medio di 7,2 su 10. Il consenso descrive Disclosure Day come una variazione umanistica su uno dei temi preferiti di Spielberg, capace di trovare slancio soprattutto grazie alle interpretazioni del cast.

E quindi lo consiglio?

Sì, soprattutto per chi ha amato il primo Spielberg fantascientifico, quello capace di unire spettacolo e domande scomode senza sacrificare l’uno per le altre. Non è un capolavoro assoluto, e qualche ingranaggio narrativo cigola. Ma resta un blockbuster raro: ambizioso, curato, e disposto a fidarsi ancora dell’intelligenza dello spettatore.

Anna De Angelis
Anna De Angelis
Inseguo l'arte in tutte le sue espressioni. Anche quella di critica e di giornalista.

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