Sei volumi, mezzo milione di copie, una famiglia di studenti di Yale con nomi di divinità greche. L’ultimo capitolo chiude i conti con tutti. Ma cosa rimane, alla fine dei giochi?
Sperling & Kupfer, 2026
Hazel Riley è lo pseudonimo di un’autrice italiana nata nel 1997, di origini sarde. Scrive da quando era bambina. A quindici anni pubblica le sue prime storie su Wattpad, dove costruisce nel tempo un pubblico enorme. Laureata in Comunicazione, affianca alla scrittura lo studio del marketing. Nel 2023 Sperling & Kupfer porta in libreria Game of Gods. Discesa agli inferi, primo volume della saga. Seguono Game of Titans. Ascesa al paradiso (2024), poi quattro spin-off: Game of Chaos. Redenzione, Game of Desire. Devozione, Game of Lust. Tentazione e infine Game of Olympus. Catarsi. La serie ha venduto oltre mezzo milione di copie in Italia.

Partiamo dall’inizio, perché Catarsi senza contesto non esiste.
Anzi, partiamo dal perché mi sono messa a leggere, visto che divoro serialità che penso essere la nuova frontiera della letteratura. Be’. Intanto perché di fatto Game of Olympus è una serialità. E poi perché lei ha iniziato a scrivere a 15 anni, sotto pseudonimo, dalla Sardegna. E vi pare poco?
Tutto comincia con i fratelli Lively. Sono cinque. Si chiamano Hades, Apollo, Hermes, Aphrodite e Athena. Sono ricchi, bellissimi, temuti da tutto il campus di Yale. Ogni venerdì sera organizzano i Giochi degli Dèi: competizioni in cui non si fanno prigionieri. Figli adottivi di Crono e Rea, nascondono qualcosa di molto più grande delle loro rivalità universitarie.
Nel primo volume arriva Haven. Viene da una famiglia povera, è lì grazie a una borsa di studio. Si scontra subito con Hades. Naturalmente se ne innamora. La storia tra i due è il cuore della dilogia iniziale: Discesa agli inferi e Ascesa al paradiso sono inseparabili, e il cliffhanger del primo è brutale quanto basta da rendere il secondo acquisto quasi obbligato. La mitologia greca è più un vestito che una struttura narrativa vera, ma il travestimento funziona. I nomi dei personaggi non sono solo etichette: Hades è davvero freddo e oscuro, Haven è davvero una luce. Semplice, sì. Efficace, anche.
Dal terzo volume in poi la saga si trasforma in una serie di spin-off. Ogni libro è dedicato a uno dei fratelli. Ares ottiene la sua redenzione, Aphrodite una storia d’amore che la riguarda solo, Hermes trova qualcuno che lo veda oltre la maschera del buontempone. Sono romanzi autonomi ma abitano lo stesso universo. Chi segue la serie dall’inizio li legge come capitoli di una storia corale. Chi si avvicina adesso può teoricamente partire da uno qualsiasi, ma perde molto del peso emotivo.
Catarsi è il punto di arrivo di tutto. Hades e Haven si sposano. Gli altri fratelli chiudono i loro archi narrativi, ognuno nel proprio modo. Dionysus cerca la luce in fondo a una bottiglia. Poseidon insegue qualcosa che sa di addio. Hermes impara a stare nel silenzio. È un libro corale nel senso più pieno del termine: nessun personaggio ha tutto lo spazio, e questo è insieme il suo pregio e il suo limite.
Pregio perché dà a chi ha letto tutto dall’inizio la soddisfazione di ritrovare ognuno. Limite perché 544 pagine non bastano per fare giustizia a tutti, e alcune storie sembrano risolte troppo in fretta, quasi per contratto.
Devo essere onesta su cosa è questa saga. Non è letteratura da scaffale alto. La scrittura è veloce, diretta, costruita per scorrere. Le emozioni sono amplificate. I traumi abbondano. I personaggi maschili hanno tutti qualcosa di rotto da riparare. È il codice del dark romance da campus, e Riley lo conosce benissimo. Sa quando accelerare e quando lasciare respirare una scena. Sa costruire una found family che funziona, e quello è probabilmente il vero segreto del successo di questa serie: non è una storia d’amore, è una storia di famiglia.
Posso capire benissimo perché mezzo milione di persone abbiano comprato questi libri. Non posso fingere che siano qualcosa di diverso da quello che sono. Catarsi è una finale di stagione. Soddisfa chi è arrivato fino in fondo. Non convince chi non ha ancora iniziato a guardare.
Hazel Riley sa fare il suo mestiere. Per il pubblico che ha scelto, lo fa benissimo.



