Una truffatrice ricercata vince 390 milioni di dollari alla lotteria. Non può incassarli. Il biglietto vincente in mano, la polizia alle calcagna, il fidanzato sparito con i soldi. Stapley ci costruisce un thriller sopra. Quasi ce la fa
TRE60, 2026
[Lucky, Simon & Schuster, 2021]
Marissa Stapley è nata in Canada e vive a Toronto. Lavora come giornalista e scrive di libri e spettacoli per The Globe and Mail e il Toronto Star. Ha esordito con Mating for Life (2016) e ha pubblicato poi Things to Do When It’s Raining (2018), uscito in Italia come La locanda dei ricordi d’estate per Sperling & Kupfer. Lucky è del 2021 ed è stato scelto da Reese Witherspoon per il suo Book Club. Il romanzo è un bestseller del New York Times ed è stato tradotto in numerose lingue. Molti suoi libri sono stati opzionati per adattamenti televisivi.
Lucky Armstrong non è il suo vero nome. È uno dei tanti che ha usato negli anni. Figlia di un padre truffatore che l’ha cresciuta insegnandole a non fidarsi di nessuno e a svuotare i portafogli prima che qualcuno le svuotasse il suo. Adulta, ha costruito insieme al fidanzato Cary una truffa piramidale bella grossa. Poi Cary è sparito con tutto. E lei è rimasta sola, ricercata, senza un soldo.
In una stazione di servizio, quasi per distrazione, compra un biglietto della lotteria. Vince 390 milioni di dollari.
Il problema è evidente: per incassare bisogna presentarsi. E presentarsi significa essere arrestata.
Da qui il libro prende velocità e non la molla più. Lucky deve trovare un modo per riscuotere la vincita senza farsi prendere. Nel frattempo la storia alterna presente e passato, costruendo a pezzi il ritratto di una donna che ha imparato a sopravvivere in un modo solo e non sa ancora se vuole davvero cambiare.
Il meccanismo funziona, Stapley sa costruire tensione. Sa anche quando inserire un colpo di scena e quando lasciare che le cose si sedimentino. La struttura a doppio binario temporale è usata senza eccessi. Il passato serve a capire il presente, non è solo filler tra un inseguimento e l’altro.
A non convincermi è Lucky come personaggio. L’autrice la descrive intelligente, scaltra, capace. Poi per trecento pagine si fa fregare da quasi tutti gli uomini che incontra, compreso suo padre. C’è una dissonanza tra quello che il romanzo dice di lei e quello che la vediamo fare. Non è necessariamente un difetto: anche le persone scaltre fanno scelte stupide. Ma a lei succede così spesso da sembrare una forzatura narrativa più che una caratteristica del personaggio.
Il finale è costruito. Lo si vede arrivare un po’ prima che arrivi, e quando arriva è più ordinato di quanto la storia avrebbe potuto permettersi. Stapley risolve tutto in modo un po’ troppo pulito per un romanzo che fino a quel punto aveva giocato sull’imprevedibilità.
Detto questo, si legge in fretta, si legge volentieri, e il concept di partenza è abbastanza originale da giustificare la lettura. Non è il tipo di libro che si citerà tra dieci anni, ma sa fare bene quello che promette. Reese Witherspoon, produttrice esecutiva della serie televisiva che uscirà tra poco, ne ha scelti di peggiori.




