I funerali di Khamenei a Teheran tra la folla in lacrime. Medvedev: “Blocco dei mari come un’arma nucleare”

Foto X Khamenei

ROMA – È entrata nel suo secondo giorno questa mattina a Teheran, davanti a una folla immensa e in lacrime, la solenne preghiera funebre per l’Ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema iraniana uccisa in un raid aereo lo scorso 28 febbraio, nelle prime fasi del conflitto lanciato da Israele e Stati Uniti. Il feretro è stato trasportato su un palco all’esterno della Grande moschea di Mosalla, accompagnati da canti religiosi diffusi dagli altoparlanti e dal profondo cordoglio di centinaia di migliaia di fedeli che da ieri affollano il sito.

Accanto alla bara di Khamenei è stata posta una bara più piccola, contenente le spoglie della nipote Zahra Mohammadi Golpayegani, di soli 14 mesi, rimasta uccisa nel medesimo attacco aereo. A guidare la funzione religiosa è l’ayatollah Jafar Sobhani, una delle massime autorità teologiche del Paese.

IL REBUS DELLA SUCCESSIONE: ASSENTE IL NUOVO LEADER MOJTABA

La cerimonia ha visto la partecipazione in blocco dei vertici della Repubblica Islamica, a partire dal presidente Masoud Pezeshkian, dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei. Presenti anche i vertici militari, tra cui il comandante della Forza Quds dei Pasdaran, Esmail Qaani, e il comandante in capo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, Ahmad Vahidi.

Sul piano politico, l’attenzione degli osservatori si è concentrata sulla famiglia della Guida Suprema. Tra la folla erano presenti tre dei figli di Khamenei (Masoud, Meysam e Mostafa), ma è stata registrata la pesante assenza di Mojtaba Khamenei. Il figlio designato come nuova Guida Suprema dell’Iran non ha potuto prendere parte alle esequie poiché si trova ancora sotto cure mediche, essendo rimasto ferito proprio nel raid dello scorso 28 febbraio.

IL MONITO DI MEDVEDEV: “BLOCCO DEL MAR ROSSO COME UN’ARMA NUCLEARE”

Ai funerali di Stato ha partecipato anche una delegazione internazionale, all’interno della quale spicca la figura del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev. Giunto a Teheran per porgere gli omaggi di Mosca, l’esponente del Cremlino ha rilasciato dichiarazioni destinate a sollevare forti tensioni geopolitiche, evocando la capacità di reazione strategica dell’Iran e dei suoi alleati regionali nell’area mediorientale.

“L’Iran possiede un’arma di riserva nello stretto di Bab al-Mandeb, il canale che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e al Canale di Suez”, ha scandito Medvedev, paragonando il controllo delle rotte marittime globali — incluso lo Stretto di Hormuz — a una risorsa strategica “paragonabile a un’arma nucleare”. Secondo il rappresentante russo, il traffico commerciale marittimo potrebbe essere totalmente interrotto in caso di un ulteriore allargamento del conflitto: “Spero non si arrivi a questo, ma tutti i Paesi che cercano uno scontro nella regione dovrebbero tenerlo bene a mente”, ha concluso Medvedev, richiamando implicitamente le passate minacce dei ribelli Houthi sul blocco del transito navale nel Mar Rosso.

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Fonte: Agenzia DIRE – www.dire.it | Autore: Piero Bonito Oliva | Articolo originale

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