A Francavilla Fontana, tra Rubens e Mitoraj, il Barocco torna vivo

Sessantaquattro capolavori originali in un castello del Seicento, nel cuore del Salento. La mostra era già bella a marzo. Prorogata fino al 18 ottobre, diventa un motivo in più per andare in Puglia prima che l’estate finisca

Quando il curatore Pierluigi Carofano dice che alcune di queste opere non venivano esposte al pubblico da oltre quarant’anni, non sta usando la formula retorica che si usa per promuovere le mostre. Lo sta dicendo sul serio. E basta entrare nelle sale di recente restaurate del Castello Imperiali di Francavilla Fontana per capire che questa non è una di quelle esposizioni costruite intorno a un nome famoso con qualche prestito di contorno. È una mostra, Barocco e Neobarocco, con una tesi precisa, curata con rigore, allestita in un luogo che era già di per sé un capolavoro prima che arrivassero i quadri.

La tesi, mutuata dal saggio L’età neobarocca del semiologo Omar Calabrese, è che il Barocco non sia finito nel Seicento. Che la sua estetica, fatta di eccesso, di tensione emotiva, di horror vacui e di teatralità spinta, abbia attraversato i secoli e sia arrivata intatta fino a noi, riemergendo nel Novecento e nel contemporaneo in forme che riconosciamo senza sempre sapere nominarle. La mostra dimostra questa tesi mettendo in dialogo diretto i grandi del Seicento con artisti del ventesimo e ventunesimo secolo, e il dialogo funziona perché le opere sono state scelte bene.

Gli artisti da non perdere

Peter Paul Rubens apre il percorso ed è, insieme a Igor Mitoraj, il nome che ne definisce i confini temporali. Rubens è il Barocco nella sua forma più piena: colore, carne, movimento, dramma. Accanto a lui, Anthony van Dyck, che di Rubens era stato allievo e aveva poi sviluppato una propria sensibilità più intimista e psicologica, soprattutto nei ritratti. Gian Lorenzo Bernini, che nel Seicento romano aveva fatto con la scultura quello che Rubens faceva con la pittura: portare il corpo umano al limite della sua capacità espressiva. Pietro da Cortona, maestro della decorazione illusionistica, e Guido Reni, che aveva dato al Barocco una vena più classica e malinconica.

Il salto al Novecento passa per Giorgio De Chirico, la cui pittura metafisica ha radici barocche più profonde di quanto la critica abbia spesso riconosciuto: la teatralità dello spazio, la luce artificiale, la solitudine monumentale delle figure. E poi Enrico Baj, con le sue contaminazioni tra pop e grottesco, e infine Mitoraj, lo scultore polacco naturalizzato italiano che aveva trasformato i frammenti della scultura classica, teste mozze, torsi mutilati, corpi incompleti, in un linguaggio contemporaneo di grande potenza. Il suo Ikaro cielo bianco, encausto e acrilico su tela del 2014, è uno dei pezzi più discussi della mostra: l’icaro che cade non come mito ma come condizione permanente dell’uomo moderno.

C’è anche un Rembrandt, tra le opere presenti, che da solo giustificherebbe il viaggio.

Il castello, Francavilla, come arrivare

Il Castello Imperiali di Francavilla Fontana è un edificio del Seicento che ha attraversato secoli di storia pugliese senza perdere la sua struttura. I restauri recenti hanno restituito alle sale una luce che esalta le opere senza sovrastarle. Francavilla Fontana è in provincia di Brindisi, a circa trenta chilometri dall’aeroporto del capoluogo, raggiungibile in treno da Bari, Taranto e Lecce.

La mostra è visitabile il lunedì dalle 17 alle 21, dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 13 e dalle 17 alle 21.
La proroga al 18 ottobre è arrivata, dice l’organizzazione, a grande richiesta del pubblico. Visto quello che c’è dentro il castello, non stupisce.

Anna De Angelis
Anna De Angelis
Inseguo l'arte in tutte le sue espressioni. Anche quella di critica e di giornalista.

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