A Ragusa Ibla la fotografia racconta gli archetipi del Mediterraneo

Dal 27 agosto al 27 settembre torna il Ragusa Foto Festival, undici mostre e la nuova direzione artistica di Alessandra Mauro

Un festival che nasce lontano dai centri

Dal 2012 Ragusa Ibla ospita un festival che vuole restare periferico per scelta, non per limite. Il Ragusa Foto Festival, ideato da Stefania Paxhia e promosso dall’associazione Antiruggine, quest’anno arriva alla quattordicesima edizione. Il tema è “Archetipi Mediterranei”. Le mostre aprono il 27 agosto e restano visibili fino al 27 settembre, diffuse tra palazzi barocchi, chiese sconsacrate e i giardini del borgo, patrimonio Unesco.

La novità di rilievo è la direzione artistica di Alessandra Mauro, direttrice editoriale di Contrasto. Con lei il festival cambia passo. Non più solo vetrina di lavori già visti altrove, ma laboratorio che produce sei progetti inediti, commissionati e sviluppati direttamente per Ragusa.

Il Sud come osservatorio, non come periferia

Il tema di quest’anno parte da una posizione precisa. Il Mezzogiorno non è uno scarto rispetto al resto del Paese, è il luogo dove le tensioni europee si vedono meglio che altrove. Gli archetipi, spiegano gli organizzatori, sono i gesti e i riti che sopravvivono ai secoli. La fotografia diventa lo strumento per leggerli.

Alessandra Mauro lo dice citando Fernand Braudel: “Bisogna vedere il mare e rivederlo”. Da lì parte l’indagine sulle trasformazioni sociali, la crisi demografica, i cambiamenti climatici, le migrazioni.

Undici mostre, sei produzioni originali

Il progetto più atteso è “Niscemi. Un racconto”, firmato da Alessio Mamo, fotoreporter siciliano del Guardian e due volte vincitore del World Press Photo. Il lavoro non insegue la spettacolarizzazione della frana del gennaio 2026. Documenta invece una comunità che si riorganizza.

“Piazza Bella Piazza” affronta le piazze italiane come luoghi di memoria condivisa. Il progetto apre con un prologo storico firmato da Enzo Sellerio, Gianni Berengo Gardin, Roberto Koch e Lorenzo Cicconi Massi, e prosegue con quattro autori contemporanei che hanno attraversato il Paese fotografando le piazze di oggi.

Anna Di Prospero firma la terza residenza d’artista del festival, dedicata alla pietra pece iblea e alla figura dell’ingegnere Cesare Zipelli. Massimo Vitali porta le sue “Spiagge d’Italia” nella chiesa sconsacrata di San Vincenzo Ferreri, immagini che hanno già attraversato i principali musei internazionali.

La sezione “Dall’altra parte del Mediterraneo” guarda oltre il mare. Mous Lamrabat, fotografo marocchino cresciuto in Belgio, mescola estetica fashion e identità nordafricana. Zied Ben Romdhane, dell’agenzia Magnum, racconta la desertificazione della Tunisia meridionale. Evangelia Kranioti indaga la figura del migrante come “messaggero del presente”. Therese Debono documenta la trasformazione urbana di Malta.

Chiudono il programma i vincitori del Premio Portfolio 2025: “Taranto non vuole morire” di Maria Pansini e “Tuffi” di Angelo Antonuccio.

Quattro giorni per entrare nel festival

Le giornate inaugurali, dal 27 al 30 agosto, si aprono giovedì alle 18.30 nel Giardino Ibleo, con l’incontro con Massimo Vitali. Venerdì tocca alle letture portfolio e agli incontri con Mous Lamrabat e Therese Debono. Sabato porta il seminario gratuito sui fototesti curato dalle Università di Palermo e Catania, e un talk accreditato per giornalisti sulla fragilità dei territori del Sud. Domenica chiude con la presentazione della rivista IRAE e l’omaggio al fotografo ragusano Giuseppe Leone.

Tra un appuntamento e l’altro, workshop condotti da Alessio Mamo e Guja Besana, visite guidate e il concerto del trio Improgressive.

Perché contano gli archetipi

Un festival fotografico che si tiene lontano da Milano e da Roma non è una curiosità di provincia. È una scommessa precisa: dimostrare che la cultura non ha bisogno di nascere nelle capitali per parlare al mondo intero. Undici mostre in un mese, sei delle quali inedite, sono la prova che la scommessa, quest’anno, si gioca sul serio.

Anna De Angelis
Anna De Angelis
Inseguo l'arte in tutte le sue espressioni. Anche quella di critica e di giornalista.

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