Taranto apre i Giochi del Mediterraneo tra spettacolo, fischi a Meloni e la ferita mai chiusa dell’ex Ilva

Ventimila spettatori, 26 Paesi, quattro capi di Stato: la XX edizione parte allo stadio Iacovone. Ma la festa non cancella la tensione sociale che accompagna la città da decenni

Una serata a due velocità

Taranto ha aperto ufficialmente ieri sera, venerdì 21 agosto, la ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo, in programma fino al 3 settembre. Circa 4.000 atleti provenienti da 26 Paesi affacciati sul Mediterraneo animeranno le prossime due settimane, con l’Italia protagonista non solo come Paese ospitante ma anche come delegazione più numerosa, con 497 atleti guidati dai portabandiera Irma Testa e Filippo Tortu.

Lo stadio Erasmo Iacovone, completamente rinnovato per l’occasione, ha ospitato una cerimonia intitolata “Il mito diventa futuro”. Lo spettacolo, con settanta performer e nessuna star internazionale ma volti del territorio, ha ripercorso la storia di Taranto dall’antica Grecia a oggi, in una coreografia costruita attorno alla figura mitologica dell’atleta di Taranto. Ad accompagnare la serata sono saliti sul palco Al Bano, Serena Brancale e Mietta, in uno show pensato per raccontare l’anima mediterranea della città.

Applausi per Mattarella, fischi per Meloni

La cerimonia ha avuto due momenti clou. Quando il presidente del comitato organizzatore Massimo Ferrarese ha pronunciato il nome della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, seduta in tribuna accanto a Mattarella, dagli spalti è partito un lungo boato di contestazione, tanto che lo stesso Ferrarese è stato costretto ad alzare il tono della voce per proseguire con le presentazioni istituzionali. Pochi minuti prima, l’ingresso del presidente della Repubblica aveva ricevuto un trattamento opposto: tutto lo stadio si è alzato in piedi, e quando Mattarella è stato inquadrato sul maxischermo è scattata un’ovazione generale.

Meloni non ha ignorato il segnale. Poche ore dopo ha dichiarato di comprendere “perfettamente le ragioni di chi, qui a Taranto, esprime il proprio dissenso”, garantendo che sull’ex Ilva “il governo sta facendo e continuerà a fare tutto quello che è in suo potere”. Ha aggiunto di non voler rinunciare “a credere in un futuro di sviluppo, lavoro e sostenibilità per questa città”, ricordando che “Taranto non è solo Ilva”.

La questione irrisolta dell’ex Ilva

I fischi non sono piovuti dal nulla. Arrivano al culmine di settimane di tensione sul destino dell’ex Ilva, la vicenda industriale che da decenni pesa sulla città più di ogni altra questione. Le associazioni dell’indotto avevano chiesto, tramite una lettera indirizzata sia a Mattarella sia a Meloni, un incontro diretto alla vigilia della cerimonia, invocando “soluzioni straordinarie per una situazione straordinaria”. L’incontro diretto non c’è stato, ma le due massime cariche dello Stato hanno comunque scelto di intervenire pubblicamente sul tema, quasi in parallelo, il giorno prima dei Giochi.

In un messaggio inviato al Quotidiano di Puglia, Mattarella ha dedicato “un pensiero particolarmente intenso di attenzione e di vicinanza” agli abitanti di Taranto, “custode di un patrimonio storico, culturale, artistico di inestimabile valore”, che negli ultimi tempi hanno dovuto affrontare “drammatici aspetti di occupazione e di salute, di sviluppo economico e di qualità della vita”. Il presidente ha definito questi aspetti “un problema e, insieme, un impegno nazionale”, aggiungendo che la scelta di Taranto come sede dei Giochi testimonia “il ruolo che la città riveste nella Repubblica”, con l’augurio che “a partire da questi giochi, Taranto torni ad abbracciare il futuro”.

Sul fronte più operativo si è mossa invece Meloni, che ha annunciato per l’inizio di settembre una nuova riunione del tavolo sull’ex Ilva e la convocazione di un confronto specifico sul futuro economico del territorio, specificando in una lettera al prefetto di Taranto che “il mantenimento di un’importante capacità produttiva di acciaio è ritenuto dal governo obiettivo di rilievo nazionale”.

Un messaggio più largo, tra guerra e Mediterraneo

Nel suo intervento, Mattarella non si è fermato alla questione locale. Citando le parole di Papa Leone XIV, ha auspicato che i Giochi portino nel mondo “profezia di pace e fratellanza”, e che il Mediterraneo, oggi attraversato da guerre, violenze e crisi migratorie, torni a essere “fonte di civiltà, luogo del dialogo e del confronto, ambito di cooperazione internazionale e di solidarietà tra i popoli”. Un richiamo che colloca l’evento sportivo dentro una cornice più ampia, quella di un’area geografica che negli ultimi anni ha accumulato tensioni ben oltre i confini della vicenda industriale tarantina.

Alla cerimonia, oltre a Mattarella e Meloni, erano presenti il presidente del Senato Ignazio La Russa, quello della Camera Lorenzo Fontana e quattro ministri del governo italiano. Nel pomeriggio, al Castello Aragonese, Mattarella e Meloni avevano accolto le delegazioni straniere, incontrando quattro capi di Stato, di Albania, Kosovo, Macedonia e Libano, e due capi di governo, di Algeria e Serbia.

Trent’anni di preparativi in trenta mesi

Al netto della polemica politica, l’organizzazione rivendica un risultato logistico importante. Il presidente del comitato organizzatore Massimo Ferrarese ha ricordato di aver avuto trenta mesi per organizzare i Giochi e riqualificare 41 impianti sportivi in Puglia, definendo l’appuntamento “il più grande evento mai realizzato nella storia del Sud Italia”. La copertura televisiva sarà ampia: oltre cento ore di contenuti distribuite tra Rai 2, Rai Sport e Rai Play, con circa 55 ore di gare in diretta.

Resta il fatto che la cerimonia di apertura, pensata per raccontare al mondo il riscatto di una città, ha finito per mostrare anche le sue crepe più profonde. Taranto ha aperto le porte al Mediterraneo intero, ma non ha nascosto la ferita che continua a portare addosso.

Valeria Bocci
Valeria Bocci
ricercatrice giuridica, giornalista

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