Un’Opera che diventa Selva: Tresoldi e le sue colonne, dalla Sicilia di Reggio al rosso Valentino di Roma

A piazza Mignanelli “Selva” porta il linguaggio dell’artista davanti al palazzo che fu il cuore della maison. E dal lungomare di Reggio Calabria arriva una domanda: cosa unisce due luoghi così lontani?

Le colonne che lasciano passare il paesaggio

A Reggio Calabria le colonne guardano la Sicilia. A Roma guarderanno la maison Valentino.
Edoardo Tresoldi percorre così con le sue installazioni una distanza geografica di qualche centinaio di chilometri, una distanza simbolica ancora maggiore. Da una parte Opera sul lungomare Falcomatà, guardando lo Stretto, l’Etna che compare e scompare nella foschia, le navi, le correnti e il vento. Dall’altra Selva in piazza Mignanelli, immaginando quello che compare a pochi passi: Trinità dei Monti, la moda, il palazzo che per decenni è stato il centro della storia di Valentino Garavani.

La rete metallica che compone le colonne di reggio Calabria e di Roma sembra costruire un ponte naturale fra questi due paesaggi.

A Roma la nuova installazione, Selva, è stata commissionata dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, realizzata in collaborazione con Roma Capitale e Municipio Roma I Centro. L’opera nasce per piazza Mignanelli, nello spazio di PM23, il centro culturale della Fondazione. La presentazione è stata oggi, 30 settembre 2026.

Non è Opera, il colonnato permanente inaugurato da Tresoldi a Reggio Calabria nel 2020. Ma il linguaggio è immediatamente riconoscibile. Si tratta di strutture monumentali in rete metallica che non chiudono il paesaggio: lo fanno entrare nell’opera.

Da Reggio alla Sicilia, il paesaggio diventa protagonista

Opera è composta da 46 colonne alte otto metri e occupa un’area di 2.500 metri quadrati sul lungomare Falcomatà. Il Comune di Reggio Calabria la volle come installazione permanente di arte pubblica. Tresoldi la pensò come un modo per celebrare il rapporto intimo fra le persone e lo Stretto. Lo aveva raccontato con parole molto convincenti: il vero monumento, spiegò, era lo Stretto. Le colonne servivano a guardarlo meglio. E dentro quella visione c’era anche la Sicilia, con l’Etna nascosta dalla foschia e il paesaggio che sembrava muoversi attraverso la struttura.

Ed ecco che grazie all’arte Reggio e Roma smettono di essere soltanto due coordinate sulla carta.

Tresoldi usa la colonna, elemento antico e riconoscibile, per costruire qualcosa che non vuole competere con il luogo. La rete metallica rende l’architettura presente e assente nello stesso momento. La si vede, ma attraverso di essa si continuano a vedere il mare, gli alberi, il cielo, le persone.
A Reggio il colonnato diventa una lente sullo Stretto. A Roma può diventare una lente sulla città.

Piazza Mignanelli, dove la moda ha lasciato una traccia molto concreta

Piazza Mignanelli è uno dei luoghi più legati alla storia di Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Al civico 22 si trova lo storico palazzo della maison. Accanto, al 23, PM23 ospita dal 2025 il progetto culturale della Fondazione. L’edificio, legato in passato a Propaganda Fide, è stato trasformato in uno spazio dedicato ad arte, moda e cultura.

È lo stesso luogo nel quale, nel gennaio scorso, Roma ha salutato Valentino Garavani. La camera ardente venne allestita nella sede storica della maison, mentre davanti al palazzo arrivavano amici, collaboratori e persone che avevano attraversato la sua lunga storia professionale e personale: tutti stretti intorno a Giancarlo Giammetti nel luogo dove lui e Valentino erano cresciuti e al quale erano sempre tornati.

Adesso, pochi mesi dopo, davanti a quel palazzo compare una foresta di metallo.
Il contrasto ha qualcosa di cinematografico. Il rosso Valentino, che per decenni ha rappresentato una precisa idea di lusso, incontra il grigio quasi immateriale della rete di Tresoldi. La moda lascia spazio all’arte contemporanea senza uscire di scena.

Il nuovo gioco della Fondazione: mettere Roma dentro l’opera

Selva arriva dopo una serie di interventi che hanno progressivamente trasformato piazza Mignanelli in uno spazio espositivo a cielo aperto. Prima Anish Kapoor, con Sky Mirror. Poi Joana Vasconcelos, con Venus e con opere portate anche al Pincio e all’Ara Pacis. Ora Tresoldi.

La strategia della Fondazione è evidente: usare un luogo fortemente identitario per la storia di Valentino come punto di partenza per una nuova geografia culturale romana. È anche un passaggio significativo per una fondazione nata dalla storia privata di due protagonisti della moda italiana. Valentino e Giammetti hanno costruito il loro immaginario sulla bellezza, sulla forma e sulla capacità di trasformare un oggetto in un segno. Oggi quella stessa grammatica viene affidata ad artisti contemporanei.

Le colonne di Tresoldi non aggiungono qualcosa a piazza Mignanelli: la fanno vedere diversamente.

Due luoghi lontani che si sono trovati

Perché Reggio Calabria e Roma, allora?

Non c’è bisogno di immaginare un collegamento segreto. Il collegamento è nella natura stessa del lavoro di Tresoldi. L’artista utilizza l’architettura per parlare dei luoghi, la trasparenza per evitare che l’architettura li cancelli.

A Reggio il luogo è lo Stretto. A Roma è una piazza carica di storia, con il palazzo della maison Valentino, la Colonna dell’Immacolata, la Scalinata di Trinità dei Monti e il flusso continuo di romani, turisti, fotografi e curiosi. La stessa grammatica cambia significato perché cambia il paesaggio.

Le colonne di Reggio hanno avuto a che fare con la forza fisica del luogo: a febbraio di quest’anno alcune sono state inclinate e deformate dalle raffiche di vento sul lungomare, costringendo il Comune a disporre la chiusura temporanea dell’area per ragioni di sicurezza. A Roma il vento potrebbe essere quello ben più leggero del fashion system: fotografi, celebrità, turisti, inaugurazioni, Instagram, memoria.

La rete resta la stessa. Cambia ciò che ci passa attraverso.

Da una parte lo Stretto, dall’altra Valentino

Forse è proprio questa la ragione per cui due luoghi così lontani oggi sembrano improvvisamente vicini.

Reggio Calabria ha trasformato una struttura di rete metallica in un modo nuovo di guardare la Sicilia, un’opera nell'”opera”. Roma può fare la stessa cosa con una piazza che per decenni è stata guardata attraverso il nome di Valentino. E allora la “selva” di Tresoldi diventa qualcosa di più di un’installazione temporanea. È un piccolo cortocircuito geografico e culturale.

Due paesaggi diversi. La stessa idea: costruire qualcosa di nuovo e straordinario senza togliere nulla a ciò che già c’era.

Anna De Angelis
Anna De Angelis
Inseguo l'arte in tutte le sue espressioni. Anche quella di critica e di giornalista.

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