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gli spunti finali di #UNLOCK_IT

gli spunti finali di #UNLOCK_IT

Dopo dieci sessioni tematiche, interviste esclusive, contributi dall’Italia e dall’estero, arriva alla conclusione SUDeFUTURI #UNLOCK_IT. Il II Annual meeting della Fondazione Magna Grecia, dal 9 all’11 dicembre in diretta streaming dal Palazzo dell’Informazione di AdnKronos, in piazza Mastai a Roma.

Mieli: un Parlamento legittimato è meglio di un’eterna emergenza

La discussione è stata moderata dal giornalista Alessandro Russo. Il direttore del magazine SUDeFUTURI entra subito nel vivo con l’intervento di Paolo Mieli, che non sembra preoccupato da un eventuale ritorno alle urne.

“Noi paghiamo un prezzo altissimo per avere un governo d’emergenza, fatto da gente raccattata all’improvviso, con un presidente del Consiglio ottimo, ma non indicato neanche indirettamente dal corpo elettorale. Il rischio che vinca la destra c’è, ma pur essendo un elettore di centrosinistra mi piace vivere in un Paese in cui la mia parte politica non requisisce con dei mezzi impropri il diritto a governare. Avere un Parlamento legittimato è meglio che vivere in continua emergenza e lo si sta vedendo”. Anche se, sottolinea, “non è il momento di aprire processi, aspettiamo la fine della guerra”. Di certo, “una nota positiva è venuta da questa tre giorni, in cui sono venute fuori cose concrete e uno spirito diverso”.

Spunti da cui partire, sottolinea, perché “fare sistema non è uno slogan, bisogna togliere il freno a mano e innovare il Paese. Sicuramente il tema è quello proposto dal presidente Nino Foti (Fondazione Magna Grecia ndr) di liberarci dal ‘freno a mano’ e avere uno sguardo più lontano, verso l’innovazione, togliere alla digitalizzazione o green economy il sapore di slogan che ‘coprono niente’. Se potessi dare un suggerimento tratto da quello che ho ascoltato in questi giorni, direi di adottare come primo principio quello di fare sistema, e farlo davvero. Ma non può essere che la maggioranza chieda all’opposizione o a tutti i critici del governo ‘fate sistema’, cioè ‘smettetela di criticare le cose che stiamo facendo’. ‘Fare sistema’ è anzitutto un atteggiamento di chi ha le leve del comando in mano. Chi comanda deve acconciarsi ad ascoltare le critiche e a coglierle in qualche punto, cambiare”.

Romano: siamo tornati senza dircelo alla Prima Repubblica

Per Saverio Romano, ex ministro e vicepresidente della Fondazione “Siamo tornati senza dircelo alla cosiddetta Prima Repubblica, durante la quale i governi si facevano in Parlamento ed è legittimo e normale perché non è mai stata cambiata la Costituzione. Mi preoccupa di più che si mandi un messaggio, che è di polarizzazione del Paese, e poi si faccia il contrario in Parlamento. Anche per questo, nonostante la pandemia sarei favorevole ad un voto, perché gli italiani non hanno messo in pausa cervello e potestà. Credo però che siamo molto lontani dal voto, non solo per dinamiche interne alle istituzioni, ma anche perché ci sono molti parlamentari – che sono quelli che dovrebbero votare la sfiducia – che sanno già che non torneranno alla Camera o al Senato”.

Gullo: trovare un equilibrio tra diritti e restrizioni

Per Antonino Gullo, docente di diritto penale e direttore del corso di Giurisprudenza dell’Università Luiss, in un momento così delicato “è necessario trovare un corretto punto di equilibrio fra delle restrizioni ai diritti fondamentali di ciascuno di noi e la protezione di diritti altrettanto fondamentali. Questo è un caso in cui la salute pubblica non appare come qualcosa di evanescente ma tocca beni centrali per i singoli”.

Passi avanti ne sono stati fatti, secondo Gullo. Ma altro rimane da fare su “accesso alla giurisdizione, efficienza che vuol dire tempi della giustizia e qualità che evoca la stabilità delle decisioni. In prospettiva le parole chiave sono tre: organizzazione, professionalizzazione e  digitalizzazione. Organizzazione vuol dire proseguire e diffondere best practice, fare in modo che vi sia uniformità rispetto ai tempi della giustizia nelle diverse parti del Paese. Professionalizzazione vuol dire giudici o pubblici ministeri specializzati. Si potrebbe pensare anche ad incidere sul percorso di formazione: dobbiamo aprire a itinerari fortemente professionalizzati, i nostri studenti devono essere formati per essere operativi da subito nel mondo del lavoro”. Quanto alla digitalizzazione, “può rappresentare uno strumento prezioso per l’utilizzo in ambito giurisdizionale. Si tratta di sfide che dovrebbero essere colte proprio in questo momento”.

Foti: le ricette per sbloccare il paese

Nino Foti

La chiusura è affidata al presidente della Fondazione Magna Grecia, Nino Foti, che lancia due proposte concrete.

“Primo, per sbloccare il Paese, più che una riforma della Pa, che è qualcosa di complicato nel complesso sistema in cui ci troviamo, serve una commissione speciale che possa consentire la sburocratizzazione del Paese. La nostra proposta è che non sia una commissione di legislatori, ma di competenti del diritto. Che possano togliere quello che è di impaccio al sistema, insieme ad un investimento importante sul capitale umano in tutti i segmenti della nostra società, investimenti nella ricerca scientifica, energia e infrastrutture, nella cultura, che devono precedere anche i progetti materiali. In Italia, prima si crea la struttura poi si cercano le persone. Ma prima vanno scelte le persone che poi a loro volta gestiscono gli investimenti”.

Seconda proposta, “un ‘ministero del futuro’, che attualmente esiste solo in Svezia: con le persone adatte potrà dare una mano al nostro Paese”. Un’idea che accoglie subito l’approvazione di Mieli, che rilancia “per avere senso deve avere sede in un piccolo centro del Sud del Paese”.

#SUDeFUTURI

è molto più di un progetto: è la voglia di cambiare veramente le cose, partendo da chi lo ha già fatto e sta continuando a farlo