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la trappola demografica che svuota il Sud

Due milioni di persone hanno lasciato il Sud dal 2000 ad oggi: questo il dato più forte del rapporto Svimez 2019 presentato a inizio novembre. E poi tanti altri “nuovi temi dell’antica questione meridionale”, che “impongono un cambio di prospettiva nell’analisi della stagnazione italiana“.

Nell’ultimo ventennio la politica economica nazionale ha svilito anziché valorizzare le interdipendenze del Mezzogiorno con il Centro-Nord, con conseguenze negative per l’intero Paese.
Per effetto della rottura dell’equilibrio demografico (bassa natalità, emigrazione di giovani, invecchiamento della popolazione), il Sud perderà 5 milioni di persone, quasi il 40% del Pil. Solo un incremento del tasso d’occupazione, soprattutto femminile, può spezzare questo circolo vizioso. Per la Svimez bisogna tornare a una visione unitaria della stagnazione italiana, smarcandosi dalla lettura dell’aumento delle disuguaglianze esclusivamente legata al confine immutabile tra Nord e Sud: vanno valorizzate le complementarietà che legano il sistema produttivo e sociale delle due parti del Paese.

il divario Centro-Nord Mezzogiorno
riguarda i consumi, soprattutto della PA

Il Pil del 2018 al Sud è cresciuto di +0,6% rispetto a +1% del 2017.
Ristagnano soprattutto i consumi (+0,2%), ancora al di sotto di -9 punti percentuali nei confronti del 2018, rispetto al Centro-Nord, dove crescono del +0.7%, recuperando e superando i livelli pre-crisi.
Alla ripresa degli investimenti privati fa da contraltare il crollo degli investimenti pubblici: nel 2018, stima la Svimez, la spesa in conto capitale è scesa al Sud da 10,4 a 10,3 miliardi, nello stesso periodo al Centro-Nord è salita da 22,2 a 24,3 miliardi.

Le previsioni macroeconomiche della Svimez stimano il Pil italiano a +0,9% nel 2018, + 0,2% nel 2019 e +0,6% nel 2020. In particolare, il Centro-Nord sarebbe al +0,9% nel 2018, al +0,3% nel 2019, al +0,7% nel 2020. Una crescita molto modesta anche nelle aree più sviluppate del Paese.
Al Sud nel 2018 l’aumento sarebbe del +0,6%, calerebbe a -0,2% nel 2019 e risalirebbe leggermente a +0,2% nel 2020. L’occupazione italiana, a sua volta, segnerebbe +0,9% quest’anno, +0,07% il prossimo e +0,30 nel 2020.

male l’agricoltura al Sud, bene il terziario, l’industria stenta

Il valore aggiunto dell’agricoltura è calato nel 2018 al Sud di -2,7%, nel Centro-Nord è aumentato di +3,3%. Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è aumentato di +1,4% nel 2018 al Sud, in calo rispetto al 2017 (+2,7%). Nel Centro Nord è cresciuto di +1,9%.
Il valore aggiunto del terziario al Sud nel 2018 è aumentato di +0,5%, meno che al Centro-Nord (+0,7%).

le diverse velocità delle Regioni

Nel 2018 Abruzzo, Puglia e Sardegna sono state le regioni che hanno registrato il più alto tasso di crescita, rispettivamente +1,7%, +1,3% e +1,2%. Nel Molise e in Basilicata il Pil è cresciuto del +1%. In Sicilia ha segnato +0,5%. Campania a crescita zero nel 2018. Calabria unica regione meridionale che ha visto una flessione del Pil di -0,3%.

crisi demografica e popolazione in calo

La popolazione dell’Italia ha smesso di crescere dal 2015, da quando continua a calare a ritmi crescenti, soprattutto nel Mezzogiorno. La crisi demografica e le emigrazioni accentuano i divari tra Sud e Centro-Nord. Dall’inizio del secolo a oggi la popolazione meridionale è cresciuta di soli 81mila abitanti, a fronte di circa 3.300.000 al Centro-Nord. Nello stesso periodo la popolazione autoctona del Sud è diminuita di 642.000 unità, mentre al Nord è cresciuta di 85.000.
Nel corso dei prossimi 50 anni il Sud perderà 5 milioni di residenti: -1,2 milioni sono giovani e -5,3 milioni persone in età da lavoro. A fronte di un Centro-Nord che conterrà le perdite a 1,5 milioni. Secondo la Svimez le immigrazioni contribuiscono ad accentuare gli squilibri tra le due aree del Paese. Nel 2018 gli stranieri con 4,4 milioni, sono quasi l’11% della popolazione del Centro-Nord e solo il 4,4% di quella meridionale.
Nel 2018 si è raggiunto un nuovo minimo storico delle nascite, poco più di 439 mila nati vivi, oltre 18 mila in meno rispetto al 2017. Nel Sud sono nati l’anno scorso quasi 157 mila bambini, circa 6 mila in meno del 2017. La novità è che il contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli: il peso demografico del Sud continua a diminuire e ora è pari al 34,1%.

In tutti gli scenari previsti, il Pil italiano, ipotizzando una invarianza del tasso di produttività, diminuirebbe nei prossimi 47 anni a livello nazionale da un minimo del 13% ad un massimo del 44,8%, cali di intensità differenti interesserebbero il Nord e il Sud del Paese: si ridurrebbero così le risorse per finanziare una spesa pubblica in aumento per il maggior numero di pensioni e per l’assistenza sociale e sanitaria.

i giovani continuano a fuggire

Il Mezzogiorno continua a perdere giovani fino a 14 anni (-1.046 mila) e popolazione attiva in età da lavoro da 15 a 64 anni (-5.095 mila) per il calo delle nascite e la continua perdita migratoria. Il saldo migratorio verso l’estero ha raggiunto i -50mila nel Centro-Nord e i -22 mila nel Sud. La nuova migrazione riguarda molti laureati, e più in generale giovani con elevati livelli di istruzione, molti dei quali non tornano più.
Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2.015 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati. Un’alternativa all’emigrazione è il pendolarismo di lungo periodo, che nel 2018 dal Mezzogiorno ha interessato circa 236 mila persone (10,3% del totale). Di questi 57 mila si muovono sempre all’interno del Sud, mentre 179 mila vanno verso il Centro-Nord e l’estero.

donne senza occupazione

Le regioni meridionali sono agli ultimi posti in Europa per tasso di attività e occupazione femminile: nel 2018 il Sud ha perduto ulteriore terreno, superata perfino dalla Guyane francese e dalla Macedonia. La bassa occupazione delle donne meridionali riflette anche la carenza di domanda di lavoro e ciò spiega perché il tasso di disoccupazione femminile al Sud sia intorno al 20% su valori più che doppi rispetto al Centro-Nord.
La gravissima emergenza riguarda soprattutto le giovani tra 15 e 34 anni, che si sono ridotte di oltre 769 mila unità. Aumenta significativamente per le donne il part time(+22,8%) mentre cala il lavoro a tempo pieno (-1,3%). In particolare quelle occupate con part time involontario aumentano nel decennio di quasi 1 milioni pari a +97,2%.

il mistero batte la razionalità

«La natura della consapevolezza è qualcosa di assolutamente straordinario. Ne hanno capito di più i mistici degli scienziati, ma solo perché questi ultimi hanno cominciato a pensare come macchine, e il mondo interiore controlla il comportamento esteriore. Ecco il dramma del nostro tempo: se ci convinciamo di essere macchine finiremo per diventare macchine, riducendo l’universo a formule matematiche senza senso. L’altro grande problema è quell’idea che ci ha inculcato Darwin: il più forte vince sempre e si prende tutto. Ha contribuito a svilire ogni valore di umanità».

Così la pensa Federico Faggin, che Mondadori definisce “lo Steve Jobs italiano, un idolo, un eroe, per tutti gli scienziati e appassionati di tecnologia”. Nato a Vicenza, dopo gli srtudi in fisica si è trasferitosi nella Silicon Valley, inventando “cosette” come il microprocessore e il touchscreen, contribuendo “a plasmare il presente che tutti conosciamo”.
Racconta nella sua autobiografia Silicio (Mondadori, 2019): «Ho passato la mia vita lavorando dieci ore al giorno, spesso anche il sabato e la domenica, cercando soluzioni a problemi tecnici e scientifici che mi appassionavano. Mio padre raccontava che, a cinque anni, corsi da lui sconsolato: “Papà, voglio inventare delle cose ma sono già state inventate tutte!”. Ho cominciato prestissimo a smontare oggetti per capire com’erano fatti e a costruirne di nuovi con materiali di risulta. Poi, un giorno, vidi un modellino d’aereo che volava e venni folgorato».

Dall’invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza, sottotitolo dell’autobiografia, racconta le sue quattro vite: dall’infanzia ai primi lavori, dalla controversia con Intel per l’attribuzione della paternità del microprocessore al suo appassionato impegno nello studio scientifico della consapevolezza.

«Sono nato a una nuova vita ogni volta che, osservando il mondo da insospettati punti di vista, la mia mente si è allargata a nuove comprensioni. Sono nato a nuove vite quando ho smesso di razionalizzare, ho ascoltato la mia intuizione e mi sono aperto al mistero». Parola di chi ha costruito le basi di questo nostro nuovo mondo globale.

filare una nuova storia

“Abbiamo deciso di ritornare e restare in Calabria, partendo dalla nostra terra”. Domenico Vivino è un giovane ragazzo del sud Italia, più specificatamente di San Floro, piccolo paese catanzarese che sta facendo accendere su di sé i riflettori per le scelte di alcuni suoi abitanti.
Domenico, come tanti, ha studiato all’estero. Poi è tornato per fondare, con altre due giovani, una realtà importante: Nido di seta.

Raccontano i giovani a Gambero Rosso: “Catanzaro fino alla fine dell’800 è stata la capitale della seta, e attorno ad essa si era formato un circuito produttivo che tracciava una “via della seta calabrese”, un corridoio che congiungeva la costa tirrenica a quella ionica. E nei paesi circostanti si producevano i gelsi e la seta greggia: da alcune fonti, consultabili presso l’Archivio di Stato di Catanzaro, le famiglie contadine di San Floro, allevavano milioni di bachi da seta, di razza indigena, producendo circa 1.400 chili di bozzoli!”.

ai: la scommessa per il Sud

Come può la tecnologia migliorare la nostra vita? DeepBlue, azienda appena “sbarcata” in Italia per lanciare, in intesa con FMG, la sfida dell’innovazione digitale, ha sviluppato tecnologie a 360 gradi: dalla guida autonoma (come veicoli per uso commerciale, robot che pianificano il percorso in base alla tecnologia di ricostruzione dello spazio visivo, etc) alla biometria (sensori per entrare in auto, per imbarcarsi in aereo col palmo della mano o per acquistare snack alle macchine automatiche, i TakeGo).

Il gruppo cinese, rappresentato in Europa da David Duan, progetta e sviluppa su misura microchip dedicati ai diversi settori industriali, ha inventato un sistema di riconoscimento della grafia che trasferisce gli appunti dell’insegnante in documenti digitali direttamente sui dispositivi degli studenti, una piattaforma che gestisce i big data per coordinare i semafori e i parcheggi cittadini nelle grandi città.
Spiega Duan: “Ci interessa anche valorizzare le startup locali, lanciandole sui mercati europeo, cinese e statunitense. E niente paura del futuro: i lavori creativi saranno ancora fatti dalle persone, l’intelligenza artificiale eliminerà la parte noiosa della faccenda. Fra l’altro, il sud Europa correrà di più in termini di intelligenza artificiale rispetto al resto del continente”. L’importante è non perdere il treno tecnlogico.

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