Il Mezzogiorno d’Italia e la lettura: un rapporto schizofrenico

Protagonisti coccolati nelle piazze ma grandi assenti nelle case. Il rapporto tra le regioni del Sud e i libri risulta schizofrenico. Negli ultimi dieci anni festival, rassegne e premi (spesso in concomitanza con le vacanze estive e con formule che mescolano arte e spettacolo) hanno puntato sul libro per potenziare l’offerta del territorio e per provare, in alcuni casi, a riscriverne l’immagine. Con la spinta della piccola e grande editoria, e il sostegno di fondi pubblici e privati, gli organizzatori sono riusciti ad imporre nel panorama nazionale realtà come il Salerno Letteratura (Salerno), il Taobuk (Taormina) il Libro possibile (Polignano a Mare), Trame Festival (Lamezia Terme), il festival Leggere&Scrivere (a Vibo Valentia, nominata capitale italiana del libro 2021). A riprova dell’esistenza di competenze e passioni. Un attivismo, però, al quale fanno da (amaro) controcanto le statistiche: la vitalità “festivaliera” non ha inciso infatti neppure di un solo punto percentuale sul drammatico rapporto tra il Sud e la lettura. In Campania come in Calabria, in Sicilia come in Puglia, i libri che vengono presentati nelle piazze affollate raramente finiscono nelle librerie delle case. Perché nelle case una libreria, spesso, non c’è. 

Una terra senza libri

La circostanza non dovrebbe sorprendere nessuno. I rapporti dell’Istat sulla lettura in Italia raccontano da un ventennio la stessa cosa. Segno che il problema è strutturale e che le politiche per invertire la tendenza (se e quando ci sono state) sono state fallimentari. Partiamo dai dati più recenti: nel 2019 al Sud solo il 27% (persone con più di 6 anni) ha letto almeno un libro; nel Nord-est il 48%. E l’anno prima? Il 26,7% contro il 48,4%. Inutile cercare a ritroso segnali di un trend diverso: la disuguaglianza territoriale nella fruizione culturale è una delle costanti delle rilevazioni Istat. Una prova? Vent’anni fa (dati relativi all’anno 2000) il Sud era al 26%, il Nord-est al 45,2%. Praticamente quasi doppiati. Un gap che sarebbe semplicistico (come dimostrano i dati in controtendenza della Sardegna) ridurre solo a questioni di reddito. Livello di istruzione dei genitori, familiarità e accesso ai libri. Sembrano questi i tre pilastri che reggono la relazione con la lettura. Traduciamoli nella vita quotidiana: se i tuoi genitori sono laureati, hai libri in casa, hai visto tua madre leggere, vivi in una città con biblioteche e librerie, hai il destino del lettore in tasca. Ma se i tuoi genitori sono arrivati alla terza media o al diploma, e l’unica cosa che leggono sono le bollette da pagare e le chat di facebook, difficilmente (se non subentreranno efficaci sollecitazioni esterne) lascerai Tik Tok per aprire volontariamente un libro. La lettura (e quindi l’accesso alla cultura) si eredita come la miseria o la ricchezza? In Italia sì. Ed è solo una delle facce di quell’ascensore sociale che nel Paese ha cominciato, addirittura, a scendere: “Per l’ultima generazione (1972-1986), la probabilità di accedere a posizioni più vantaggiose (dei genitori, ndr) invece che salire è scesa. Il 26,6% dei figli rischia un ‘downgrading’ rispetto ai genitori. Una percentuale, praticamente più di 1 su 4, superiore rispetto alle generazioni precedenti” (Istat, 2020).

A scuola non si legge?

Su cosa fare, le ricette convergono: se la famiglia non ti avvicina alla lettura, ci dovrebbero pensare le infrastrutture culturali cui spetta il compito, costituzionale, di abbattere le disuguaglianze. Quindi scuola e biblioteche. Solo che, forse,  anche scuole e biblioteche fanno parte del problema. Nelle aule, intanto, la lettura entra poco e male (al netto dei tanti professori che provano a trasmettere l’amore per i libri e di singoli progetti o buone pratiche). Ma come, vi chiederete, a scuola non si legge? E’ più complesso di così. Il lavoro generalmente straordinario fatto dai maestri alle elementari (con drammatizzazioni ed esercizi ad alta voce) tende a disperdersi alle medie, dove l’atto della lettura si incatena tristemente ai libri scolastici (e all’idea di compiti e interrogazioni) per non liberarsi più. A 13 anni, quando si sbarca alle superiori, il rapporto con i libri è già formato e difficilmente lo migliorerà (anche se di certo lo peggiorerà) la lettura monocorde e distratta, magari all’ultima ora, del proemio dell’Iliade o di un capitolo dei Promessi sposi. Quindi se non hai libri a casa, e i tuoi genitori non leggono, non è detto che la scuola riesca a farti desiderare di invertire la tendenza.

Le tristi biblioteche del Sud

Ma ammettiamo che ci riesca, o che dopo aver visto il film, tu muoia dalla curiosità di leggere  “It” di Stephen King. Aggiungiamo che sei residente in un piccolo comune di provincia senza librerie e che l’ebook non sai cos’è. Qualcuno, forse, ti suggerirà di provare in biblioteca. Se ti va bene nel tuo comune ce n’è una, la troverai aperta ed accogliente, e incontrerai impiegati interessati che ti illustreranno i servizi (postazione internet, prestito on line, etc) e le iniziative (reading, premi, rassegne cinematografiche) che la biblioteca organizza per i ragazzi. Ne uscirai con la tessera in tasca e, chi può dirlo?, un biglietto per un destino diverso. I numeri, però, dicono che un quadretto così al Sud è abbastanza raro: nel 2019, delle 7.425 biblioteche pubbliche (statali e non statali) aperte al pubblico più della metà è al Nord (58,3%) mentre il Sud si attesta, invece, al 24,2%. Poche, dunque, ma non è questo il dato più grave. I dati su tessere e prestiti dicono, soprattutto, che le biblioteche del Sud hanno un “indice d’impatto” bassissimo (Istat, 2020). Tradotto: anche se ci sono, la gente non ci entra perché non sono seducenti spazi di comunità e luoghi di cultura, ma grigi uffici pubblici, e degli uffici pubblici hanno orari assurdi, carenza di servizi e personale inadeguato.

Si può fare… purché si voglia

Colpa del destino cinico e baro del Sud, passato da Pitagora all’analfabetismo? No, precise responsabilità di gestioni politiche e amministrative indifferenti al settore che, per sua disgrazia, si presta poco ad affollati tagli di nastri e richiede visione a medio e lungo termine (una dote non troppo frequente tra gli amministratori). La controprova? La Sardegna. L’isola è attraversata da una rete capillare ed efficiente di piccole e grandi biblioteche di prossimità, creata e sostenuta da precise scelte politiche regionali e comunali, e i suoi dati sui lettori, sorpresa!, arrivano quasi a doppiare quelli di Sicilia e Calabria.  

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