L’Europa che non c’è ma ha bisogno di credere nell’impossibile

“Una Piazza per l’Europa” sabato a Roma parte da un’idea semplice e complicata per il permanere di tante contraddizioni: difendere oggi ciò che siamo e i nostri valori liberali

Europa oggi: rare volte le paure e le ansie degli individui coincidono con le ansie e le paure di chi li governa. Quando ciò accade è perché il momento è talmente drammatico, la nebbia all’orizzonte talmente fitta, che l’angoscia personale diventa angoscia di Stato. Un senso d’impotenza che può essere placato solo da una reazione netta, ferma e tempestiva. Lo ha scritto bene Michele Serra, dando vita a quella che sabato 15 marzo alle ore 15 – in Piazza del Popolo a Roma – sarà la manifestazione «con zero bandiere di partiti, solo il blu monocromo europeista» a difesa del Vecchio Continente. «Da cittadino ho percepito, come tanti altri, il sentimento di solitudine e di spavento di molte persone, atterrite da un quadro mondiale dominato dalla forza bruta, quella che non conosce altra legge al di fuori di sé stessa»

L’EUROPA SI SENTE SOLA E PICCOLA

L’Europa si sente sola, abbandonata dagli americani che dal dopoguerra ne hanno garantito la sicurezza e hanno protetto i suoi Stati con la forza economica e militare. Si sente minacciata da Putin, ha paura che non si voglia fermare all’Ucraina. Si sente piccola di fronte alla forza degli Usa non più (pare) baluardo della libertà e dell’Occidente liberale, della Russia e della Cina di Xi Jinping, in un un mondo in cui populisti, oligarchi e ideologhi antiliberali sembrano destinati a vincere sfruttando i punti deboli della democrazia e di un’opinione pubblica manipolata.

IL PARADOSSO DELL’EUROPA CHE NON ESISTE

Il paradosso dell’Europa che si sente tante cose è che l’Europa non esiste.

L’Europa esiste in quanto golem burocratico, esiste forse per alcune politiche economiche comuni più o meno efficaci, esiste certo per la moneta unica, ma non esiste davvero come entità politica. Non esistono quegli Stati Uniti d’Europa per i quali hanno lottato grandi personalità come Altiero Spinelli o Jean Monnet, non esistono oggi politici in grado di incarnare un’idea così grande. Non esiste lo spirito del Manifesto di Ventotene.

IL TEMPO DI REAGIRE

Eppure, proprio perché i tempi sono difficili e sembrano impossibili, è arrivato il momento di reagire. “Solo un’Europa più unita, più solida, forte dei suoi princìpi fondativi, convinta che il suo processo federativo debba accelerare, può essere capace di fare fronte al presente e preparare un futuro migliore”, scrivono i sindaci in un appello realizzato in vista dell’appuntamento di sabato.

UNA PIAZZA PER L’EUROPA, ADESIONI E DIFFERENZE

“Una piazza per l’Europa” ha ricevuto già tantissime adesioni e tante altre ne riceverà in questi giorni. Un fatto non scontato per una serie di ragioni. Intanto una parte consistente della destra italiana non vuole lanciare segnali (l’aspirazione a un’Europa forte e unita) che potrebbero avere un’interpretazione negativa da parte di Trump e Putin. Poi, anche tra coloro che aderiscono – personalità e gruppi di un ampio spettro di idee e posizioni – c’è una sostanziale differenza tra ciò che si intende come difesa europea in senso militare e tra ciò che viene etichettato come “riarmo”. Allo stesso modo il nodo dei valori: quali sono – o dovrebbero essere – i valori dell’Europa?

UNA RISPOSTA SEMPLICE MA COMPLICATA

La risposta è molto semplice e allo stesso tempo molto complicata. L’Europa deve essere messa in grado di difendersi e reagire in caso di aggressione a qualcuno dei propri Stati membri, deve essere in grado di muoversi con autorevolezza sul piano militare in tutte quelle situazioni in cui è necessaria un’azione internazionale di pace. Sì, ma come? In che modo devono essere utilizzati gli ottocento miliardi promessi da von der Leyen? Serviranno a un rafforzamento dei singoli eserciti o si andrà nella direzione di un esercito comune europeo? Le diversità di vedute tra chi dice sì alla Piazza di sabato rimangono.

L’EUROPA E IL NODO DEI VALORI LIBERALI

Sulla difesa dei valori liberali la situazione sembra più chiara, visto che bisogna difendere ciò che viene messo in discussione proprio da chi sostiene di agire in nome di questo valore. Va difesa la democrazia, innanzitutto. Vanno difese la tolleranza, l’idea stessa di solidarietà come collante della comunità di persone. E poi, come scrive Serra, «difendiamo i diritti, il multilinguismo, la libertà religiosa, l’inclusione, la separazione dei poteri». Tutte cose che nei nuovi equilibri mondiali sono messe in discussione dall’odio, dal fanatismo, dalla radicalità dell’ignoranza che, oggi, sembra essere diventata un punto di vista con cui si è obbligati a confrontarsi.

EUROPA UNITA COME ANTIDOTO ALLA MALATTIA DELLA DEMOCRAZIA

“La malattia che porta al totalitarismo non è mai di quelle malattie che si chiamano incurabili, contro le quali l’organismo colpito non può nulla. È una malattia di cui muore l’organismo che vuole veramente morire, e che rinunzia perciò a difendersi”, scriveva Altiero Spinelli. E aveva ragione.

Per questo dobbiamo difendere ciò che siamo con l’Europa unita o meglio, con gli Stati Uniti d’Europa. Vedremo se la Piazza di sabato riuscirà a dare delle risposte o se le contraddizioni rimarranno. Il passo tra il sogno concreto e l’utopia irrealizzabile è sempre troppo breve.

Il link per aderire alla manifestazione

Alessandro Russo
Alessandro Russohttps://www.sudefuturi.it/
Giornalista, editorialista, Direttore di SUD e FUTURI. ha firmato importanti inchieste e approfondimenti, ricoperto incarichi di direttore responsabile ed editoriale in quotidiani, televisioni e radio, dove ha ideato e condotto programmi di forte impatto emotivo e civile oltre che di grande successo di pubblico. È stato docente di giornalismo e comunicazione per corsi universitari, scolastici e di formazione professionale. Ha scritto libri inchiesta sull’impatto della criminalità organizzata al Sud, sui pregiudizi e sulla deriva sensazionalistica dei media.

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