L’esito disastroso per i repubblicani delle urne nelle elezioni di metà mandato ha scosso gli equilibri di potere a Washington
“Penso che stia facendo un ottimo lavoro”. Così il presidente americano Donald Trump ai giornalisti durante una visita al cantiere della futura sala da ballo della Casa Bianca, liquidando le indiscrezioni su una rimozione del Segretario alla Difesa Pete Hegseth. Eppure, dietro la difesa pubblica dell’inquilino della Casa Bianca si agita una resa dei conti senza precedenti. L’esito disastroso per i repubblicani delle urne nelle elezioni di metà mandato ha scosso gli equilibri di potere a Washington, trasformando la presidenza in un’effettiva anatra zoppa. “La guerra con l’Iran è la ragione per cui abbiamo perso”, ha dichiarato ieri senza mezzi termini il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, scaricando il peso del conflitto sull’esito elettorale e aprendo ufficialmente un aspro dibattito interno in vista delle presidenziali del 2028.
REPUBBLICANI USA, L’ADDIO ALLA LEADERSHIP DI MIKE JOHNSON
Le ripercussioni istituzionali della sconfitta si sono già palesate ai vertici del gruppo parlamentare: il presidente della Camera Mike Johnson ha comunicato al proprio staff che non si ricandiderà alla guida del Partito Repubblicano al Congresso, aprendo la strada a una dura lotta per la successione. La decisione del deputato suggella il fallimento di una complessa manovra elettorale. A metà del decennio, i Repubblicani avevano intrapreso uno sforzo storico per ridisegnare i distretti congressuali in diversi stati, puntando a mantenere il controllo della Camera dei Rappresentanti.
Tale operazione era scattata quando il tycoon aveva ordinato ai legislatori del Texas di modificare le mappe elettorali per conquistare fino a cinque seggi aggiuntivi per il partito. Tuttavia, i tentativi di manipolazione dei distretti si sono trasformati in un boomerang politico: l’elettorato ha respinto la manovra e il Partito Repubblicano si è avviato a perdere sistematicamente tutti i distretti che aveva cercato di ridisegnare. L’ondata d’opposizione ha così consegnato la Camera ai Democratici, con stime che indicano una conquista tra 251 e 268 seggi.
REPUBBLICANI USA, VANCE PROVA A SMARCARSI
I due delfini della galassia Maga, JD Vance e Marco Rubio, sono anche loroesposti al fuoco incrociato delle correnti repubblicane.
Il vicepresidente, che aveva rimandato qualsiasi decisione sulla corsa alla Casa Bianca a dopo midterm, prova a smarcarsi e riconquistare l’ala più moderata del partito da tempo fredda sull’operazione in Iran voluta dal tycoon. “Il vero motivo per cui abbiamo perso è chiaro a tutti, è la guerra”, ha scritto su X in un lungo, e non senza affondi polemici, post: “Se volete sostenere che ne sia valsa la pena, che perdere il Senato per i prossimi 6 anni sia stato un prezzo accettabile, allora fatelo”.
Mentre il segretario di Stato è rimasto in silenzio per tutta la giornata, le parole di Vance sono state lette da molti come una manovra di sganciamento dall’ombra ingombrante del ‘capo’. Un tentativo di riposizionamento che risponde a una duplice urgenza strategica: sopravvivere politicamente alla disfatta e avviare la faticosa riconquista dell’ala moderata, rimasta da tempo ai margini e ora pronta a chiedere il conto. Anche su Pete Hegseth. Dopo voci rilanciate dai media Usa che davano Trump impegnato in consultazioni con i consiglieri sull’opportunità o meno di rimuovere il segretario alla Difesa dall’incarico, lo stesso presidente ha smentito i rumors: “Non sto valutando di rimuoverlo, sta facendo un ottimo lavoro”, si è affrettato a sottolineare. Ma il nodo non sembra destinato a essere archiviato.
REPUBBLICANI USA, L’APPROCCIO DI VERSO TRA VANCE E RUBIO
Vance, per altro verso, si è esposto molto durante la campagna elettorale negli sforzi per sostenere la volata dei candidati repubblicani, annunciano la decisione sul 2028 al dopo voto. Al contrario, Rubio ha avuto un approccio molto più defilato su midterm: dalla sua parte, potrebbe poi lavorare la conferma della Florida, il suo Stato, rimasto saldamente in mani repubblicane. Le sue posizioni sono più vicine a quelle repubblicane tradizionali, inclusa l’ostilità verso la Russia e la Cina, che lo mettono nelle condizioni migliori per diventare un riferimento in un Gop alla ricerca di nuovi assetti. Nikki Haley, l’ex ambasciatrice all’Onu nel primo mandato del tycoon, ha non a caso detto che la sconfitta delle midterm è maturata “perché Trump ha snaturato i repubblicani’.
La perdita storica in Texas, tra la vittoria di James Talarico al Senato (primo dem a farcela dal 1988) e di quella della governatrice Gina Hinojosa (prima dem dagli anni ’90), ha poi dato un brutto colpo alle ambizioni presidenziali di Ted Cruz, l’influente senatore repubblicano dello stato.
Trump, in altri termini, ha abbandonato la sua base: il grande successo del tycoon del 2016, oltre alla sconfitta di Hillary Clinton, fu quello di convincere milioni di americani di rappresentare un cambiamento rispetto alla palude politica verso cui avevano maturato una profonda sfiducia. Aveva criticato la guerra in Iraq, rimproverato i repubblicani per gli errori in politica estera e promesso di porre fine al ciclo di infiniti interventi militari che avevano reso l’America più povera. La guerra contro l’Iran, al contrario, ha fatto poi saltare tutto.
IL REDDE RATIONEM TRA I REPUBBLICANI E LE PRESSIONI SU HEGSETH
Mentre l’inquilino della Casa Bianca sta disperatamente cercando di serrare i ranghi, all’interno del partito è esploso un vero e proprio redde rationem. Nelle analisi diffuse dai principali media americani emerge come la base e i vertici stiano cercando i “colpevoli della disfatta”: da un lato, l’amministrazione punta il dito contro i flussi economici sfavorevoli e la copertura mediatica; dall’altro, le fazioni più critiche accusano la linea oltranzista sulla politica estera di aver alienato l’elettorato moderato. In questo clima rovente, la posizione del Segretario alla Difesa Pete Hegseth è diventata l’epicentro dello scontro.
Il senatore democratico Mark Kelly ha espresso una posizione perentoria affermando che Hegseth “deve andarsene”, mentre nei corridoi di Capitol Hill si profilano richieste d’inchiesta e persino l’iniziativa di deputati repubblicani dissidenti pronti a promuovere mozioni di sfiducia formale. Diverse fonti vicine all’amministrazione indicano che l’inquilino della Casa Bianca ha privatamente interrogato i suoi consiglieri sulla permanenza in carica del Segretario, salvo poi frenare pubblicamente.
Nelle ultime ore è emersa anche l’ipotesi che Pete Hegseth possa correre per il seggio al Senato lasciato libero dalla senatrice repubblicana Marsha Blackburn, eletta governatrice del Tennessee. Sollecitato sui rumor, il presidente americano ha sostenuto che il suo collaboratore “sarebbe molto popolare” al Senato, pur precisando di non essere formalmente a conoscenza di trattative in corso, mentre Blackburn non ha ancora sciolto le riserve sulle proprie intenzioni ufficiali.



