Tutto a una fondazione in Liechtenstein: il testamento segreto di Valentino

Il Corriere della Sera ricostruisce oggi il rebus dell’eredità dell’ultimo imperatore della moda: yacht, castelli, ville e opere d’arte affidati a una fondazione straniera, gestiti da un ingegnere e un avvocato olandese. Giammetti, Bruce e gli altri restano a guardare

Valentino Garavani è morto il 19 gennaio 2026, a 93 anni, senza figli né eredi legittimi. Poteva quindi disporre liberamente dell’intero patrimonio, yacht, ville, opere d’arte, un castello cinquecentesco in Francia e conti esteri, decidendo senza vincoli a chi lasciarlo. La risposta, ricostruita oggi dal Corriere della Sera attraverso documenti societari, perizie e atti notarili, è arrivata con una sorpresa che nessuno (forse) dei candidati all’eredità si aspettava: tutto va a una fondazione con sede a Vaduz, nel Liechtenstein.

Il testamento di Gstaad e la scelta svizzera

Il 29 marzo 2023, tre anni prima di morire, Valentino aveva consegnato il proprio testamento al notaio svizzero Rolf Schneider, a Gstaad, una delle stazioni sciistiche più esclusive delle Alpi. La scelta della giurisdizione non era sentimentale: rendere la successione soggetta alla legge elvetica significa garantire stabilità, riservatezza e protezione patrimoniale di livello superiore rispetto al diritto italiano. Il testamento è stato depositato in Italia il 21 gennaio, appena due giorni dopo la scomparsa dello stilista.

Le chiavi del patrimonio, ricostruisce il Corriere, non sono finite in una cassaforte di famiglia ma nelle mani di due figure che da decenni presidiano il suo mondo economico e societario: l’ingegnere Piero Villani, 77 anni, nipote dello stilista e figlio della sorella Wanda, e l’avvocato olandese Ronald Feijen, 70. Un patrimonio complesso, fatto di grandi proprietà immobiliari, yacht, società finanziarie domiciliate all’estero e opere d’arte, ma senza un grande cuore industriale paragonabile a quello di altri imperi della moda italiana: la maison Valentino era stata venduta nel 1998 per circa 260 milioni di euro attuali, e da allora i proventi personali dello stilista erano rimasti separati dal brand.

Il castello, lo yacht, le ville

Il gioiello della corona è il castello cinquecentesco di Wideville, vicino a Parigi, acquistato da Valentino nel gennaio 1995 e oggi messo in vendita. Passato nei secoli da marchesi a conti e da duchi a baroni, era diventato il palcoscenico preferito delle feste leggendarie dello stilista. Oggi il suo valore è considerato molto superiore a quello di acquisto, ma i costi di mantenimento sono proibitivi.

C’è poi lo yacht TM Blue One, un 46 metri costruito nel 1988 che pesa oltre un milione di euro l’anno sui conti della società Seaboats. E le ville: una dimora da 74 vani a Cetona, nel Senese, rifugio amatissimo dallo stilista, finanziata attraverso la V.G. Image con sede a Guernsey. E la villa romana di via Erode Attico, all’incrocio con via Appia Pignatelli, dove Valentino aveva celebrato i suoi 90 anni, iscritta a bilancio per 1,6 milioni, una frazione del suo valore reale. Una struttura finanziaria che passa per Londra, Guernsey, Milano e Lussemburgo, con la holding Liter di Corso Venezia come centro di gravità italiano.

Chi sperava nell’eredità e chi è rimasto fuori

Erano almeno cinque i nomi che circolavano come possibili beneficiari: Vernon Bruce Hoeksema, 68 anni, ultimo compagno dello stilista e suo collaboratore nel lavoro; Giancarlo Giammetti, 83 anni, il socio e compagno storico che aveva trasformato un giovane Valentino in un mito globale; Carlos Souza, 77 anni, il brasiliano che aveva aiutato lo stilista a farsi conoscere dalle gran dame dell’alta società mondiale; i figli di Souza, Sean e Anthony, entrambi quarantenni; e il pronipote Oscar Garavani, ex modello e oggi designer, la cui parentela era stata peraltro contestata dalla famiglia.

La fondazione del Liechtenstein, erede unico, taglia fuori tutti o quasi. È una scelta che dice qualcosa di preciso sulla visione che Valentino aveva di sé stesso e del proprio lascito: non una successione familiare ma un’istituzione, un progetto culturale destinato a sopravvivere alle persone. La Fondazione Valentino-Giammetti, che esiste già come ente culturale con lo scopo di gestire archivi di moda e la villa romana come sede di una accademia, sembra essere il contenitore naturale di quella visione. Ma i dettagli esatti di cosa riceverà e in quale forma restano, per ora, avvolti nella stessa riservatezza elvetica che Valentino aveva scelto per proteggere i suoi segreti fino all’ultimo.

L’ultimo imperatore della moda ha disegnato la propria successione con la stessa cura con cui disegnava un abito da sera: nessun dettaglio lasciato al caso, nessuna piega fuori posto, e la certezza che il nome restasse al centro della scena anche dopo.

Anna De Angelis
Anna De Angelis
Inseguo l'arte in tutte le sue espressioni. Anche quella di critica e di giornalista.

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