In questo momento in cui in Italia la politica si spacca sul suicidio assistito non si può non pensare a ciò che succede negli altri Paesi europei. Alcuni hanno già legiferato rendendo legge l’eutanasia. La Germania vive nel paradosso, in modo diverso ma contiguo a quello che stiamo vivendo qui.
Il diritto esiste, riconosciuto dalla Corte costituzionale federale, ma il Parlamento non è mai riuscito a scriverne le regole applicative, lasciando un vuoto normativo che dura ormai da sei anni.
La sentenza che ha aperto la strada
Tutto nasce il 26 febbraio 2020, quando il Bundesverfassungsgericht di Karlsruhe ha dichiarato incostituzionale il paragrafo 217 del codice penale, introdotto nel 2015, che vietava l’assistenza al suicidio fornita in forma commerciale od organizzata. La Corte ha stabilito che il diritto generale della personalità, sancito dalla Legge fondamentale tedesca, comprende anche il diritto a una morte autodeterminata, e che questo include la libertà di rivolgersi a terzi per ottenere assistenza.
A differenza dell’impostazione italiana, i giudici tedeschi non hanno limitato l’accesso ai soli malati terminali o a chi soffre in modo intollerabile: la decisione deve solo essere libera, consapevole e autonoma, indipendentemente dallo stato di salute.
Cosa resta vietato
L’eutanasia attiva, cioè la somministrazione diretta di un farmaco letale da parte di un medico, resta un reato perseguibile come omicidio su richiesta. È ammessa invece l’eutanasia passiva, la rinuncia a trattamenti che prolungano la vita, se esiste una dichiarazione di volontà del paziente.
Il suicidio assistito vero e proprio, in cui è la persona stessa ad assumere la sostanza letale con l’aiuto di terzi, resta nella zona grigia aperta dalla sentenza del 2020.
Il Parlamento che non riesce a legiferare
Nel luglio 2023 il Bundestag ha votato due proposte di legge per regolamentare la materia. Sono state entrambe respinte.
L’unico provvedimento approvato, quasi all’unanimità, riguardava non il suicidio assistito ma un piano nazionale di prevenzione del suicidio, segno di quanto il tema resti politicamente delicato anche in un Paese che lo ha depenalizzato prima dell’Italia. Da allora nessun nuovo tentativo legislativo è arrivato in porto, e la Germania resta ufficialmente senza una legge organica.
Come funziona nella pratica
In assenza di una normativa specifica, il settore è regolato da alcuni paletti fissati direttamente dalla Corte costituzionale: nessun medico può essere obbligato a fornire assistenza, la persona deve essere maggiorenne e pienamente capace di autodeterminarsi, e la volontà deve essersi formata liberamente.
Restano invece vietati i farmaci letali su acquisto privato: nel 2023 il Tribunale amministrativo federale ha respinto i ricorsi di alcuni malati gravi che chiedevano di poter acquistare pentobarbital, ribadendo che la legge sugli stupefacenti non ammette usi non terapeutici. Nella pratica, quindi, ad occuparsi delle richieste sono soprattutto associazioni private come la Deutsche Gesellschaft für Humanes Sterben, i cui numeri sono in crescita costante: dai 229 casi del 2022 ai 623 del 2024.
Il caso Kessler ha riacceso il dibattito
A novembre 2025 la morte delle gemelle Kessler, storiche showgirl tedesche di 89 anni, ha riportato il tema al centro della discussione pubblica, con la Süddeutsche Zeitung che ha parlato apertamente di un vuoto normativo da colmare con urgenza.
Ma, a differenza della Francia che ha appena approvato la propria legge, la Germania resta ferma: un diritto riconosciuto dai giudici, ma ancora privo delle regole che il Parlamento avrebbe dovuto scrivere.



