Colpo da 9 milioni in Costa Azzurra, rubati 4 quadri di Renoir. Ma uno lo hanno perso per strada

Quattro capolavori del pittore impressionista Renoir sono stati rubati dal museo della cittadina francese Cagnes-sur-Mer: l’allarme è scattato alle 5.48

Quattro preziosissimi quadri rubati da un museo, un ‘colpo’ da 9 milioni di euro: è avvenuto questa mattina all’alba nel museo di Renoir a Cagnes-sur-Mer, in Costa Azzurra, dove due ladri sono riusciti a entrare e hanno portato via quattro quadri del pittore impressionista francese Auguste Renoir. Uno, però, lo hanno perso per strada durante la fuga. A raccontare l’accaduto è il quotidiano locale Nice-Matin.

L’allarme del museo è suonato alle 5.48: dentro, come si è poi visto dalle telecamere, c’erano due persone. Il quotidiano francese scrive che la Polizia municipale è arrivata in appena cinque minuti al museo, che si trova in Chemin des Collettes a Cagnes-sur-Mer, ma i ladri si erano già dileguati. Portandosi via i quadri che, secondo il sindaco della cittadina, Bryan Masson, hanno un valore approssimativo di 9 milioni di euro.

“Attaccare il museo Renoir significa attaccare una parte della storia e del patrimonio di Cagnes-sur-Mer”, ha detto il sindaco. Il museo, realizzato in quella che fu la villa del pittore, raccoglie 14 dipinti originali di Renoir, le sue 40 sculture, i suoi mobili originali e il suo studio: sul sito si legge che “è un’emozionante testimonianza dell’universo creativo e familiare del Maestro impressionista che trascorse gli ultimi 12 anni della sua vita a Cagnes-sur-Mer”.

Per entrare nel museo i ladri avrebbero tagliato una recinzione, approfittando del cambio di ronda degli addetti alla sicurezza. Durante la fuga, forse per la fretta o per sbaglio, una delle quattro opere rubate è caduta: non è ancora chiaro se il quadro sia stato danneggiato. L’indagine è affidata alla polizia di Cagnes-sur-Mer: sono già stati acquisiti i filmati delle telecamere che hanno ripreso la fuga dei ladri dal museo.

Fonte: Agenzia DIRE – www.dire.it | Autore: Marcella Piretti | Articolo originale

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