Terme di Traiano, il Colle Oppio ritrova la sua Città Dipinta

Restaurati la grande esedra e il criptoportico sotterraneo. Il PNRR porta alla luce nuovi mosaici e restituisce alla visita uno dei luoghi meno conosciuti delle Terme

Una nuova parte di Roma antica

Roma riapre una parte delle Terme di Traiano che per anni è rimasta lontana dallo sguardo dei visitatori. Al Colle Oppio sono conclusi i lavori di restauro e valorizzazione della grande esedra sud occidentale e della galleria sotterranea che la sostiene.

L’intervento è stato realizzato dalla Sovrintendenza Capitolina con i fondi del PNRR Caput Mundi. È durato dal 24 aprile 2025 al 15 giugno 2026, con un investimento di 2.701.760 euro. L’impresa esecutrice è stata Alchimia. La progettazione è di Gnosis, con la direzione scientifica della dottoressa Carla Termini e la direzione dei lavori dell’architetto Gianluca Donadeo.

Il risultato riguarda due livelli diversi e strettamente collegati. Sopra c’è l’esedra, con il giardino e i nuovi percorsi. Sotto c’è il criptoportico, lungo circa settanta metri, dove sono conservate alcune delle testimonianze più sorprendenti della stratificazione archeologica del Colle Oppio.

La biblioteca che guardava il giardino

L’esedra sud occidentale ha un diametro di circa trenta metri. È una delle strutture ancora conservate in elevato del recinto monumentale delle Terme.
Le due file sovrapposte di nicchie rettangolari raccontano una funzione che va oltre l’architettura. Per dimensioni e caratteristiche, le nicchie sono state interpretate come contenitori per armadi lignei destinati a libri e documenti. Tre gradoni concentrici, in parte ancora rivestiti di marmo, dovevano invece accogliere il pubblico delle letture e delle riunioni.

Era dunque uno spazio culturale. Una delle cosiddette biblioteche delle Terme, inserita in un complesso nel quale il bagno conviveva con lo sport, lo svago e le attività intellettuali. Attorno all’esedra correva un portico. Sotto quel portico si trovava la galleria sotterranea. Al di là del portico si apriva una grande area probabilmente sistemata a giardino.

Oggi quell’area torna a essere parte della visita. Sono stati realizzati nuovi percorsi pedonali, aree di sosta panoramiche, sistemati gli spazi verdi e installato un nuovo impianto di illuminazione. Una cavea permette inoltre di utilizzare lo spazio per piccoli concerti, conferenze ed eventi. Un collegamento verticale meccanizzato mette in comunicazione il livello superiore con quello inferiore.

La città vista dall’alto

È però sotto terra che il progetto riserva le sorprese più importanti.
Nel criptoportico si conserva la cosiddetta Città Dipinta. È un affresco di circa dieci metri quadrati che raffigura una città portuale vista dall’alto. Mura e torri, una porta monumentale, il porto, le strade, un teatro, un tempio, un quadriportico e quartieri abitativi compongono una veduta sorprendentemente dettagliata.
L’affresco appartiene a un edificio precedente alla costruzione delle Terme di Traiano. La sua datazione risale alla seconda metà del I secolo d.C.

La storia di questo ambiente è ancora più complessa. Gli scavi condotti tra il 1990 e il 1992 avevano individuato anche strutture attribuibili alla Polveriera Camerale, insediata nell’area alla fine del Settecento e destinata alla produzione del salnitro per la polvere da sparo.

Gli interventi successivi hanno permesso di leggere meglio l’edificio antico. Al termine della galleria sono emerse le arcate monumentali della facciata. Quella principale misura circa dieci metri di larghezza e quasi quindici di altezza. All’interno doveva esserci una navata centrale affiancata da due laterali. Su una delle pareti rimane anche una decorazione musiva con una scena di vendemmia e pigiatura dell’uva, oggi non visitabile.

Il Grande Mosaico e una nuova scoperta

A circa metà della galleria si trova un’altra decorazione, inizialmente chiamata mosaico della Musa e del Filosofo. Gli scavi e gli interventi condotti negli anni hanno permesso di ricondurla alla decorazione di una grande sala.
La parete orientale misura circa quindici metri. Quella meridionale circa dieci. Su quest’ultima si affaccia un grande ninfeo.

Il mosaico riproduce una struttura architettonica articolata in due registri, ispirata al fondale di una scena teatrale. Colonne, capitelli, architravi, ghirlande, girali vegetali e simboli dionisiaci costruiscono una sorta di architettura dipinta.
Compaiono statue, tra cui un centauro, e figure umane. Una figura maschile seduta al centro sembra avere caratteristiche somatiche così precise da far pensare a un possibile ritratto. La lettura complessiva della scena non è ancora univoca. Le lacune della superficie mosaicata rendono infatti difficile ricostruirne interamente il significato.

Il nuovo progetto ha consentito di scavare più in profondità. È stata individuata un’ulteriore fascia musiva con una serie di edifici affacciati probabilmente sul mare. Il motivo decorativo è quello delle cosiddette ville marittime. Sotto il mosaico sono comparsi anche resti di una decorazione a grandi lastre marmoree. Al centro della parete è stata scoperta una nicchia alta circa 2,20 metri, anch’essa rivestita di marmo e forse destinata a ospitare una statua.
Il pavimento della sala non è ancora stato raggiunto. Le dimensioni ricostruibili permettono però di ipotizzare pareti alte circa dodici metri. Anche questo complesso appartiene alla seconda metà del I secolo d.C.

Restaurare senza cancellare il tempo

Il restauro ha riguardato sia la Città Dipinta sia il Grande Mosaico. L’obiettivo non era riportare le superfici a un’impossibile condizione originaria, ma conservarle e renderle più leggibili.
Gli interventi hanno compreso un trattamento biocida preventivo, la rimozione dei depositi superficiali, il consolidamento delle superfici e le stuccature necessarie alla loro conservazione.

Anche la struttura è stata sottoposta a verifiche. Nell’area dell’esedra sono state eseguite indagini sulla vulnerabilità sismica e strutturale, comprese prove di carico sulla volta del criptoportico sottostante. Nel piano inferiore è stata inoltre realizzata una passerella che collega le due parti della galleria, sospesa sopra il vuoto del Grande Mosaico. Un ambiente triangolare è stato sistemato per accogliere le fistulae, le tubature in piombo che appartenevano alla rete di approvvigionamento idrico delle Terme.

Le Terme di Traiano, una città dentro la città

Le Terme furono inaugurate il 22 giugno del 109 d.C. per volontà dell’imperatore Traiano. Il progetto fu affidato ad Apollodoro di Damasco, uno degli architetti più importanti dell’età imperiale.
Il complesso occupava circa sei ettari e si estendeva per circa 60.000 metri quadrati. Per realizzarlo fu costruito un grande terrazzamento artificiale che inglobò strutture precedenti, tra cui ambienti della Domus Aurea.

L’impianto termale aveva una caratteristica innovativa. Attorno al corpo centrale dei bagni si apriva una vasta area verde racchiusa da un recinto porticato. Le Terme erano dunque un luogo per la cura del corpo, ma anche per lo sport, lo svago e la cultura. La galleria racconta proprio questa complessità. Sotto la monumentale architettura traianea sopravvivono edifici e decorazioni più antichi. La Città Dipinta e il Grande Mosaico appartengono infatti a una fase precedente alle Terme.

La riapertura, per ora con piccoli gruppi

L’apertura al pubblico sarà inizialmente sperimentale. La delicatezza delle superfici decorate richiede infatti un monitoraggio dell’impatto della presenza dei visitatori.

Per settembre sono previste aperture sabato 12 e domenica 13 con visite guidate gratuite, in italiano e su prenotazione. Dal 2 ottobre le visite si svolgeranno dal venerdì alla domenica. Sono previsti sei turni giornalieri, alle 10, 11, 12, 13, 14 e 15, con un massimo di quindici partecipanti per turno. La prenotazione è consigliata attraverso lo 060608.

È una riapertura prudente. Ma in archeologia la prudenza non è un limite. È spesso il modo più serio per restituire alla città ciò che il tempo ha conservato.

Anna De Angelis
Anna De Angelis
Inseguo l'arte in tutte le sue espressioni. Anche quella di critica e di giornalista.

leggi anche

PRIMO PIANO

gli ultimi articoli