Più il tempo passa, più negli Stati Uniti si diffonde l’idea che gli attentati dell’11 settembre abbiano cambiato per sempre il modo di vivere delle persone: è quanto emerge da un sondaggio dell’Istituto di ricerca Gallup, portato a termine ad agosto, e diffuso in occasione dal venticinquesimo anniversario degli attacchi terroristici che si conclusero con la morte di quasi 3mila persone. Una ferita che evidentemente continua a pesare: poche ore dopo i fatti dell’11 settembre, Gallup condusse un sondaggio da cui emergeva che il 49% degli intervistati si diceva convinto che la vita negli Stati Uniti non sarebbe più stata la stessa. Da allora l’istituto di ricerca ha continuato a porre la domanda, osservando un aumento costante della percentuale fino al 64% di oggi.
Le cose cambiano se la domanda riguarda il proprio personale stile di vita: in media, solo il 28% degli intervistati ammette di averlo modificato. Il Gallup evidenzia che, osservando più da vicino, sono la fascia più giovane e anziana degli intervistati a dare maggiori speranze che la società possa superare quel trauma: solo il 16% della generazione Z – ossia i nati tra il 1997 e il 2012 – sostiene di vivere in maniera diversa dopo i fatti del 2001, una percentuale che scende al 15 tra chi è nato prima del 1946 e ha assistito in età adulta a quegli eventi. Tornando a quel 28%, a determinare questa visione negativa non influirebbero in maniera sostanziale né l’orientamento politico, né il genere, né tanto meno la geografia – chi vive città non la pensa molto diversamente da chi risiede in aree suburbane o rurali, né tra stati e stati – mentre dati interessanti emergono dall’appartenenza etnica: il 51% degli adulti ispanici ha ammesso di aver modificato il proprio stile di vita, contro il 35% degli afroamericani e il 22% dei caucasici. Altra forbice si osserva tra le persone religiose e quelle non religiose: 44% contro il 22%.
L’Istituto Gallup rileva inoltre che rispetto al 2001 è scesa la percentuale di chi teme di restare vittima di un attentato terroristico: dal 58% al 37%. In questo caso il 41% di chi vive in città è più preoccupato rispetto al 34% di chi risiede in aree suburbane e del 33% di chi vive in zone rurali. Interessante l’effetto che tale domanda fa sulle persone anche in base all’età: tra i 18 e i 29 anni solo il 28% afferma di sentirsi potenzialmente in pericolo, mentre lo è il 36% tra le persone tra i 30 e 64 e ben il 44% degli over 65. La fiducia nelle capacità del governo di difendere i cittadini da nuovi potenziali minacce è legata al partito a cui appartiene il presidente in carica. Oggi, il 78% dei repubblicani ha fiducia nell’amministrazione Trump, contro il 59% degli indipendenti e il 29% dei democratici.
Nel 2021, in occasione del ventesimo anniversario – quando alla Casa Bianca sedeva il democratico Joe Biden – l’80% dei democratici si dichiarava fiducioso, rispetto al 53% degli indipendenti e al 41% dei repubblicani. A prescindere dall’orientamento, secondo Gallup la media di coloro che si fida del governo si attesta al 55%, in leggera diminuzione rispetto al 59% del 2021. Ad evidenziare quanto gli attentati dell’11 settembre ancora pesino sull’opinione pubblica americana interviene anche il sondaggio condotto da YouGov, secondo cui tre quarti degli intervistati ricorda esattamente dov’era e cosa stava facendo nel momento in cui è stato informato degli aerei che si schiantavano sul World Trade Center di New York o sul Pentagono. Una percentuale che però potrebbe arrivare intorno al 90%, se si considera che nel sondaggio sono stati coinvolti anche adulti di età compresa tra i 18 e i 29 anni, la maggior parte dei quali non era ancora nata nel 2001.Per il 45% degli intervistati, inoltre, il Paese è in grado di difendersi meglio oggi dagli attacchi terroristici e quindi gli investimenti militari e in sicurezza sono “valsi la pena”.
Il 20% invece pensa il contrario – ossia che il Paese non sia affatto al riparo da simili minacce. La prima tendenza si rileva in maggioranza tra i repubblicani, la seconda tra i democratici (60% contro 37%). YouGov ha esplorato anche gli effetti di quegli avvenimenti sulla comunità di musulmani residenti negli States: per il 52% degli intervistati, dal 2001 le persone di fede islamica verrebbero trattate in modo peggiore rispetto a chi segue altre fedi, mentre per il 25% l’approccio non è cambiato e per l’8% è addirittura migliorato. YouGov si interroga anche sul tema dell’estremismo violento: i casi di violenza registrati sulla scia degli attacchi del 2001 sarebbero da attribuire per il 26% dei repubblicani agli estremisti di sinistra e per il 29% agli estremisti islamici (contro il 2% e il 14% degli intervistati democratici). Fotografia che si ribalta nel caso degli estremisti di destra, indicati come responsabili dal 45% dei dem e solo dal 6% dei sostenitori del Gop.



