30 episodi, IV stagioni, 2023-in corso, Usa
di Debora Cahn, con Keri Russell, Rufus Sewell, Allison Janney, Bradley Whitford, Ato Essandoh, Ali Ahn, Nana Mensah, Jodie Whittaker
Netflix
La buona notizia è arrivata subito, ma di fatto era scontata: The Diplomat avrà una quinta stagione. Netflix lo ha annunciato il 29 ottobre, appena due settimane dopo il debutto della quarta. Una conferma che non sorprende chi ha seguito la serie fin dall’inizio. E che rassicura chi, come me, continua a considerarla una delle migliori produzioni televisive degli ultimi anni. Una conferma, soprattutto, che era già una certezza per chi si è sparato subito la quarta, appena uscita: l’ultima puntata non finisce, ma rimanda, appunto, alla prossima stagione.
Certo è snervante iniziare una stagione già sapendo che non terminerà, che si dovrà aspettare un altro anno per sapere come andrà finire. Ma deve essere il mantra di Kate ed Hal per me, da quando mi sono innamorata di loro più di quanto loro non siano innamorati l’una/o dell’altro/a.
E così cambio locandina, cerco di non spoilerare, cancello le emozioni scritte a caldo dopo le prime 3 stagioni e cerco di aggiornarle con quelle attuali.
La quarta stagione riparte dalle conseguenze del terremoto politico e personale che ha chiuso la precedente. Kate Wyler (una straordinaria Keri Russell) si trova davanti a un equilibrio sempre più fragile, tra la Casa Bianca, il governo britannico e un matrimonio che sembra aver perso ogni possibilità di stabilità. Hal (un sempre ottimo Rufus Sewell) è ormai vicepresidente. La presidente Grace Penn (Allison Janney) e il marito Todd (Bradley Whitford) allargano il campo di gioco, rendendo ancora più complicato distinguere le alleanze dalle convenienze.
È proprio questo il merito di The Diplomat: riuscire a raccontare la politica internazionale senza trasformarla in una lezione di geopolitica. Le crisi, le strategie, i rapporti tra Stati e le manovre di palazzo sono materia narrativa avvincente. Ma il vero motore resta il rapporto tra le persone. Il potere modifica i sentimenti, mette alla prova le relazioni, cambia le gerarchie anche dentro una coppia. E spesso le dinamiche di un matrimonio raccontano quelle di un governo meglio di qualsiasi discorso ufficiale.
The Diplomat continua a migliorare. Non ha bisogno di effetti speciali per tenere alta la tensione: bastano una stanza, una telefonata, una frase detta al momento sbagliato. E la consapevolezza che, nel mondo del potere, nessuna conversazione è davvero privata.
riassunto delle stagioni precedenti
Londra, giorni nostri. Non esiste serie migliore per vedere dal di dentro quello che succede tra ambasciate, capi di governo, ministri, Cia, rappresentanze diplomatiche. La protagonista è Kate Wyler (una fantastica Keri Russell), nuova ambasciatrice degli Stati Uniti nel Regno Unito. Brava quanto poco ligia al protocollo (spettinata, abituata allo sproloquio, impulsiva), ci accompagna in un mondo che esiste e che probabilmente è molto vicino a quello che ci viene raccontato.
Crisi internazionali, alleanze strategiche, politica, moda, finzioni e anticipazioni: The Diplomat ha tutto per rendere subito addicted. Sarà perché la protagonista si adatta al suo nuovo incarico puntata dopo puntata, e noi con lei. Sarà perché quel mestiere ci piace e ci intriga. Sarà, soprattutto, perché è molto ben scritto – e ancora meglio recitato – il gioco maschio/femmina moglie/marito che raccontando il matrimonio deteriorato con il collega diplomatico Hal Wyler (un antipatico quanto ottimo Rufus Sewell) racconta anche la storia di prevaricazione tra generi e la difficoltà nel liberarsi da un retaggio maschilista e misogeno che in quel mondo fatica a dissolversi ancora più che in altri mondi.
Sarà per queste e altre ragioni, ma The Diplomat è una serie da non perdere. Assolutamente.




