La pandemia e l’inadeguatezza dei governi a livello internazionale

Pochi eventi come questa pandemia hanno fatto capire al mondo il significato di “globalizzazione”. Fino allo scorso anno era dai più considerato un termine tecnico per descrivere la capacità di guardare in Europa gli stessi programmi televisivi made in USA, oppure di standardizzare la promozione della vendita di saponette a livello mondiale.

Da un anno a questa parte si è invece capito che globalizzazione significa anche che se uno fa uno starnuto in Cina, c’è la possibilità che possa prendere il raffreddore anche uno che abita a Canicattì. Viviamo in un “mondo senza confini” dove non esistono più oasi felici.

Purtroppo, proprio nel momento in cui la globalizzazione ha fatto vedere la sua faccia più brutta, le organizzazioni mondiali hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza.

l’inadeguatezza dei governi di fronte alla pandemia

Questa pandemia ha sancito ciò che si era intuito nel passato, cioè che i governi nazionali, come disse qualcuno, sono diventati troppo grandi per le cose piccole e troppo piccoli per le cose grandi. E la pandemia, essendo ovviamente una cosa “grande”, anzi grandissima, richiedeva, e richiede, un coordinamento a livello internazionale che, purtroppo, non c’è stato. Se la pandemia ha raggiunto livelli di pericolosità come quelli attuali è perché le organizzazioni internazionali hanno fallito proprio nel momento in cui c’era più bisogno del loro coordinamento. Non dimentichiamo che in Italia tutto è cominciato da un individuo che si è recato in Cina e tornato in Italia dopo una sosta in Germania.

il fallimento delle organizzazioni internazionali

Fallimento, dunque, delle organizzazioni internazionali esistenti solo sulla carta.

In primis, ha fallito l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dimostratosi una tigre di carta più interessata a gestire gli interessi economici dei governi ‘amici’ invece di preoccuparsi della salute dei cittadini.

Ha fallito l’Europa i cui Paesi membri hanno cercato protezione attraverso i loro governi nazionali abbandonando alla deriva gli interessi collettivi dell’Europa (e l’Italia ne sa qualcosa), infine la pandemia ha confermato la completa inutilità delle Nazioni Unite (ma questo si sapeva) la cui leadership è rimasta sempre ai margini di questa terza guerra mondiale.

Non so se le organizzazioni mondiali hanno fallito in quanto i governi nazionali si sono chiusi a riccio cercando soluzioni interne, oppure ogni Paese ha cercato soluzioni interne constatando l’inutilità delle organizzazioni mondiali. La realtà è che si è proceduto in ordine sparso e ognuno ha cercato soluzioni all’interno del proprio territorio trascurando la necessità di coordinare gli sforzi a livello globale. E così si è verificato che la globalizzazione, che doveva favorire un livello di cooperazione internazionale facendo cadere le frontiere in ogni settore, a causa della pandemia ha innescato l’effetto contrario, rimettendo al centro dell’attività i governi nazionali, quindi i loro egoismi e campanilismi.

Lo hanno fatto gli Stati Uniti, con Donald Trump prima e con Joe Biden ora, lo ha fatto l’Inghilterra, lo ha fatto Israele, quindi la Francia e la Germania, oltre che la Russia e, ovviamente, la Cina. Le nazioni che hanno raggiunto risultati più consistenti nella lotta contro la pandemia, come la Nuova Zelanda, sono tutte quelle che hanno contato più sulle loro forze e la loro leadership nazionale che sugli organismi internazionali.

Canada e Italia vasi di coccio in mezzo a vasi di ferro

In questo contesto, l’Italia guidata da Giuseppe Conte e il Canada guidato da Justin Trudeau hanno fatto la fine dei vasi di coccio in un negozio di vasi di ferro.

Entrambi con una leadership debole all’inizio della pandemia, hanno stentato ad ingranare nella lotta contro il morbo ma, mentre l’Italia ha alcune attenuanti essendo stata la prima a subire l’impatto di questo tsunami sanitario, sociale ed economico, il Canada un po’ meno avendo Ottawa avuto a disposizione almeno un mese di vantaggio per organizzarsi e che invece è stato sprecato.

Qual è la situazione al momento attuale?

Mentre l’Italia ha avuto uno scossone con l’arrivo di Mario Draghi e la partenza di Giuseppe Conte, in Nord America le cose sono cambiate ma con una dinamica diversa.

Mentre molte delle lacune del governo di Ottawa potevano, forse, essere giustificate dalla presenza di Trump alla Casa Bianca, con l’arrivo di Biden le cose non sono cambiate molto; la Casa Bianca ha continuato, senza però dirlo, con la stessa politica di “America first” aiutando gli altri Paesi, incluso il Canada, solo dopo avere soddisfatto tutte le esigenze interne. Non c’è quindi alcun coordinamento con Washington, con Ottawa incapace di presentare una programmazione anti-Covid a lungo termine.

per i canadesi situazione migliore degli altri, ma solo in superficie

Ciononostante, mentre a livello organizzativo le cose sono lasciate nelle mani delle Province e con Ottawa dedicatasi quasi esclusivamente ad elargire sussidi a tutti i cittadini, in superfice la situazione appare, anzi, è migliore che negli altri Paesi, ma c’è in tutti la muta consapevolezza che prima o poi qualcuno dovrà pagare il conto. Giusto o sbagliato che sia, la realtà è che il debito pubblico nazionale ha raggiunto quasi il miliardo di dollari, circa il doppio di quattro anni fa.

Per questo motivo il Partito Liberale di Trudeau, vuole andare alle urne al più presto possibile per sfruttare la sua popolarità, mentre gli altri partiti vorrebbero rimandarle al momento in cui i canadesi si vedranno presentare il conto delle spese fatte dall’amministrazione spendereccia liberale.

se Trudeau rimpiange Trump

Insomma Trudeau rimpiange Trump che gli consentiva di usarlo come copertura per i suoi errori, più o meno come in Italia alcuni partiti sfruttano Matteo Salvini buttandolo nella mischia ogni volta che devono giustificare il loro vuoto programmatico. Con la differenza che Trump era il presidente degli Stati Uniti, mentre Salvini è il capo di un partito mantenuto in vita solo dalla pochezza degli altri.

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