Al Sud la speranza di vita è fino a dieci anni più bassa che al Nord

La sanità in Italia non è ancora uguale per tutti, e la situazione è solo peggiorata con il Covid 19.

Tra i risultati più gravi della pandemia c’è l’accentuazione del divario Nord-Sud nella speranza di vita che, sebbene a livello nazionale continui ad essere la seconda più alta d’Europa, presenta differenze significative tra Nord e Sud, soprattutto se si considerano le fasce sociali più povere dell’Italia meridionale e quelle più ricche delle regioni settentrionali.

La pandemia ha anche accelerato il gap della spesa sanitaria pubblica pro capite: la media nazionale è di 1.838 euro annui, ma è molto più elevata al Nord, con una media di 2.255 euro a Bolzano, rispetto al Sud, con 1.725 euro in Calabria.

Gli italiani più ricchi delle regioni del Nord, infatti, possono sperare di vivere ben dieci anni in più degli italiani più poveri delle regioni del Sud. A dirlo è il CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – nella Relazione sulla qualità dei servizi pubblici 2020, presentata annualmente al Governo e al Parlamento.

Il rapporto parla di «disparità che si registrano nell’offerta di servizi e nei risultati di salute raggiunti a livello territoriale e sociale». In particolare, «secondo le statistiche dell’Istat si registra ad esempio che tra Milano e Napoli sussiste una differenza di quasi tre anni in termini di speranza di vita, mentre se consideriamo le fasce sociali più povere del Sud e quelle più ricche del nord la differenza arriva a dieci anni». La stessa offerta di servizi e l’ammontare delle risorse destinate alla salute differiscono in maniera notevole tra aree diverse.

Ma la sanità al Sud era una compromessa già prima dell’arrivo della pandemia.

Nel suo Rapporto 2021, Svimez mette in luce che, guardando ai punteggi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) del 2019, che misurano la relazione tra spesa sanitaria e livello dei servizi erogati, la distanza tra le Regioni del Sud e del Centro-Nord è marcata e oscilla tra valori massimi di 222 punti di Veneto e Toscana e minimi di 150 del Molise e di appena 125 della Calabria. La sufficienza è a 160 punti.

Questa differenza non è imputabile solo alla mancanza di fondi: dal 1999 al 2006 sono stati stanziati circa 1 miliardo e 200 milioni di euro. Ma, secondo la Corte dei Conti, dei 258 interventi in ambito sanitario come ospedali e apparecchiature tecnologiche sanitarie previsti al Sud solo 20 sono stati conclusi, 23 sono ancora in esecuzione, 10 sono in sospeso e 19 non sono ancora iniziati.

Di contro l’Italia ha mostrato nel tempo un evidente progresso della speranza di vita alla nascita, che raggiunge nell’era pre-Covid-19 livelli non lontani dal record mondiale, superando gli 83 anni nel 2018. Anche in questo quadro essenzialmente roseo, si documentano importanti differenze sociali nella mortalità.

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