20 episodi, II stagione, 2024 – 2026, usa
di Erin Foster, con Kristen Bell, Adam Brody
NETFLIX
Tre stagioni e una certezza: Joanne e Noah continuano a funzionare. La terza stagione di Nobody Wants This è arrivata su Netflix il 22 ottobre e ha già riacceso la curiosità sul futuro della serie. La quarta non è ancora stata confermata, ma Erin Foster, ideatrice e showrunner, ha dichiarato di avere ancora storie da raccontare. E noi siamo pronti ad ascoltarle.

La prima stagione ci ha fatto conoscere due sorelle una all’antitesi dell’altra, sia fisicamente che emotivamente. Condividono la leggerezza nel parlare di sesso (il loro, con tanto di dettagli sulle relazioni appena “consumate”, soprattutto quelle andate male) per il loro popolarissimo podcast che dà il nome alla serie. Si ride dall’inizio, cercando di capire chi tra Joanne (la Kristen Bell protagonista, tra l’altro, del divertente The Good Place) e Morgan (Justine Lupe) diventerà la protagonista della prima stagione.
La seconda ha approfondito l’intreccio su una coppia improbabile. Joanne non è più single a singhiozzo perché si innamora di Noah (un ottimo Adam Brody), rabbino e uomo di fede, che si scelgono nonostante le differenze. Con tutte le complicazioni del caso, famiglie comprese.
La terza stagione cambia passo. Joanne e Noah convivono, affrontano le prime tappe di una vita insieme e arrivano a una scelta importante. Il racconto abbandona il gioco del «si metteranno insieme?» per concentrarsi su una domanda più interessante: come si costruisce una relazione quando l’innamoramento lascia spazio alla quotidianità? La conversione di Joanne all’ebraismo diventa uno dei passaggi centrali, mentre le storie di Morgan, Sasha ed Esther continuano a regalare situazioni, equivoci e personaggi riusciti.
La serie conserva la sua qualità migliore: dialoghi brillanti, ritmo, leggerezza e una rappresentazione dell’amore che non ha bisogno di grandi drammi per essere credibile. La terza stagione porta la coppia a un nuovo traguardo, lasciando però aperte diverse questioni intorno a loro. La quarta stagione? Per ora è un desiderio, non un annuncio ufficiale di Netflix. Ma le parole di Foster fanno ben sperare. E, dopo tre stagioni che scorrono via con una facilità rara, noi vorremmo proprio continuare a seguire questa famiglia complicata.
È da vedere? Sì. Sempre gustosa, romantica, divertente. Una com-rom che sa accarezzare i sentimenti senza diventare stucchevole.
Non sarà un caso che Erin Foster, ideatrice e showrunner, si è ispirata alla propria storia d’amore con il marito Simon Tikhman. Ebreo come il coprotagonista, il rabbino Noah (Adam Brody) entra in scena alla fine della prima puntata e non ne esce più.



