Pnrr: i fondi al Sud sono a rischio?

Alle regioni del Mezzogiorno spetta il 40,8% delle risorse del Pnrr, ma è fortissimo il pericolo che le amministrazioni del Sud non siano in grado di presentare progetti in tempo utile. Qualche giorno fa il Dipartimento delle politiche di coesione ha pubblicato la prima relazione sul rispetto del vincolo di destinazione alle regioni del Mezzogiorno di almeno il 40% delle risorse allocabili territorialmente. Con riferimento al solo PNRR, le cifra destinata al Sud è pari a 74,7 miliardi, ma il numero arriva ad 86 se si considera il totale dei 211,1 miliardi, comprensivi di Pnrr e del Fondo complementare (FoC). Come ha messo in luce il Sole24ore, la quota del 40% sembra rispettata, ma un terzo è solo sulla carta: “si arriva a questi livelli solo aggiungendo 28,2 miliardi di interventi che sono esclusivamente stimati, misure cioè non ancora attivate formalmente o attivate con procedure prive di specifici vincoli di destinazione territoriale”.

Senza un meccanismo di salvaguardia della quota Sud, l’obiettivo di ridurre il divario con il Nord e di promuovere la coesione territoriali rischiano di non essere realizzati. Negli ultimi mesi i ministeri competenti hanno deciso di prorogare i termini di alcuni bandi: molte amministrazioni non hanno risorse umane con competenze adeguate e manca organizzazione e capacità di pianificazione, oltre risorse finanziarie. Il risultato è che i progetti non arrivano e ne vengono prorogate le scadenze.

I bandi prorogati

È il caso del bando sugli asili nido – la cui mancanza di posti è uno dei problemi maggiori del Sud, con ripercussioni su tutto il sistema soprattutto sulle donne, che spesso devono rinunciare alla carriera per prendersi cura dei figli. Le richieste pervenute non sono sufficienti a utilizzare i complessivi 2,4 miliardi, con 1.327 milioni destinati al Mezzogiorno e il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha deciso, d’intesa con il ministro per il Sud Mara Carfagna , di riaprire i termini del bando, consentendo l’invio delle domande fino al 31 marzo 2022.

Stessa storia per il bando da 300 milioni sui beni confiscati alle mafie, la cui scadenza è slittata al 31 marzo. L’avviso è destinato a recupero, ri-funzionalizzazione e valorizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata nelle regioni del Sud ma ha riscontrato una scarsa adesione da parte delle amministrazioni meridionali. Il ministro Carfagna che ha deciso di prorogarne i termini ha affermato che “Un bando di questa importanza, anche simbolica, non deve escludere nessuno: ogni Comune che ha un progetto per restituire ai cittadini un bene sottratto alle mafie deve avere la possibilità di presentare la sua idea e farla valutare”.

Ancora, il Ministero della transizione ecologica ha prorogato al 23 marzo i termini per le domande dei fondi PNRR per l’economia circolare per favorire una maggiore partecipazione delle aziende e delle PA del Sud. All’11 febbraio – primo termine di scadenzato fissato – sono giunte 1.400 domande, per 1.600 milioni di euro sui 2.100 disponibili. La stragrande maggioranza delle istanze proveniva da aziende del del Centro-Nord, pochissime le richieste di finanziamenti dalla parte bassa dello stivale, dove invece le strutture per il trattamento e il riciclo dei rifiuti sono piuttosto carenti. 

efficienza ed equità: difficile raggiunge equilibrio tra le due componenti

La relazione del dipartimento delle politiche di coesione ammette l’esistenza di un trade off tra tra efficienza allocativa ed equità perequativa (in questo caso territoriale): significa che è difficile raggiungere l’equilibrio tra le due componenti, con la possibile conseguenza che la necessità di raggiungimento dei target nel PNRR possa rendere più complessa l’effettiva applicazione della clausola territoriale.

Per assicurare – o almeno tentare di – il pieno utilizzo delle risorse, sono stati previsti alcuni strumenti di assistenza tecnica alle amministrazioni del Meridione, come il supporto dell’Agenzia per la Coesione territoriale – che può stipulare contratti di collaborazione a personale specializzato e professionisti per enti locali del Mezzogiorno, e il concorso Sud per l’assunzione di 2.800 tecnici – dopo il flop della prima procedura di assunzione, è in corso la seconda.

clausole di salvaguardia se i progetti presentati sono insufficienti

Non per tutte le misure è prevista la clausola di salvaguardia della quota Mezzogiorno. Dalla relazione si legge che su 7,1 miliardi di risorse riservate al Sud dai bandi aperti al 31 gennaio, solo per 2,5 miliardi – corrispondente a 7 procedure – è stata prevista una salvaguardia della quota Mezzogiorno sulle risorse non assegnate per carenza di domande ammissibili in due modalità: o spostando le risorse alle singole regioni del Mezzogiorno con maggiori progetti o avviando una nuova procedura alimentata dalle risorse avanzate a con vincolo di destinazione al Mezzogiorno. Per 1,4 miliardi – 6 procedure – si procederà per scorrimento delle graduatorie a prescindere dalla localizzazione territoriale. Infine per 3,2 miliardi – 15 procedure – non si è disposta alcuna modalità di salvaguardia delle risorse non assegnate.

Tenuto conto delle debolezze dell’area, la relazione evidenza che sarebbero opportune tempistiche più favorevoli, l’urgente implementazione di misure di accompagnamento dei potenziali beneficiari pubblici e privati e, per le procedure che non contemplano la salvaguardia delle risorse assegnabili al Mezzogiorno, far sì che le risorse vengano rimesse a disposizione dei medesimo territorio tramite successive ed efficaci procedure.

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