L’eredità del Covid nel settore sanità: il rapporto Cittadinanzattiva

Rinuncia alle cure, tempi di attesa esorbitanti, ritardo negli screening oncologici, minore copertura vaccinale, carenze nell’assistenza territoriale: è questa l’eredità dei due anni di pandemia nel settore sanitario, come evidenza Cittadinanzattiva nel “Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità“. L’organizzazione ha fotografato la sanità agli occhi dei cittadini sulla base di oltre 13mila segnalazioni giunte nel 2021 al Servizi PiT Salute e alle 330 sezioni territoriali del Tribunale per i diritti del malato. Inoltre è stato esaminato il federalismo sanitario per descrivere i servizi regionali dal punto di vista organizzativo e della capacità di amministrare e di fornire risposte ai cittadini in termini di servizi e assistenza sanitaria.

Dal dossier emerge un quadro sconfortante e diseguale sulla penisola. Andiamo con ordine.

tempi di attesa di quasi due anni per mammografia, circa un anno per ecografia e tac

Le liste d’attesa, punto debole del Sistema Sanitario Nazionale anche nel periodo pre-pandemico, sono la criticità più sentita dai cittadini durante l’emergenza sanitaria. Il problema è presente su tutto il territorio italiano, ma poco incoraggianti sono i risultati delle verifiche circa i percorsi di tutela attivati dalla Regione/ Asl per contrastare il fenomeno delle liste bloccate. Non tutte le regioni hanno attivato tali percorsi, attivi sono Basilicata, Marche, Trentino Alto Adige ed Umbria. Nessuna misura sembra attivata in Liguria, Lombardia, Molise, Paglia, Sardegna e Toscana e per le altre regioni non sono disponibili dati a riguardo.

Il dossier riporta anche i dati delle analisi della Corte dei Conti e dell’Agenas-Sant’Anna di Pisa relativi alla specialistica ambulatoriale: tra il 2019 e il 2020 oltre 144,5 milioni di prestazioni sono state ridotte, per un valore di oltre 2 miliardi. Diminuito anche il volume dei ricoveri totali erogati, sia nelle strutture pubbliche sia in quelle private, ridotto di di circa 1.775.000 prestazioni. I cali maggiori si sono registrati nelle regioni del Mezzogiorno:– 30,6% in Calabria, – 28,1% in Puglia, – 27,1% in Basilicata e meno 25% in Campania.

drastica riduzione di interventi chirurgici

Sconfortante anche il quadro per gli interventi nell’area oncologica. Tra il 2019 e 2020 csi sono registrati 5100 interventi chirurgici in meno per tumore alla mammella (-10% a livello nazionale, con un picco del 30% in Calabria); circa 3000 interventi in meno per tumore al colon retto (-17,7% a livello nazionale, il calo maggiore e nella P.A. di Trento con un -39,6%); circa 1700 interventi chirurgici in meno per tumore alla prostata (in particolare in Basilicata -41,7%, in Sardegna -39,6% e in Lombardia -31,1%).

più di 1 persona su 10 rinuncia a cure ed esami

L’11% delle persone nel 2021 ha rinunciato a visite ed esami per problemi di natura economica o per difficoltà di accesso ai servizi. Le situazioni più critiche in Sardegna, dove la percentuale raggiunge il 18,3% (6,6 punti percentuali in più rispetto al 2019), in Abruzzo la quota si stima pari al 13,8%; in Molise e nel Lazio la quota è pari al 13,2% con un aumento del 5% rispetto a due anni prima.

Il 19,7% delle segnalazioni ricevute concerne le difficoltà d’accesso alla prevenzione in particolare alle vaccinazioni covid (75,7%), a quelle ordinarie (15,6%) e agli screening oncologici (8,7%). Nel 23% delle regioni il rapporto evidenzia chiusure o rallentamenti delle sedute vaccinali. In Basilicata, Lombardia, Molise, Piemonte e Sardegna ci sono state criticità nell’avvio della campagna vaccinale antinfluenzale. Nel 2019 le Regioni che non raggiungono lo score ritenuto sufficiente secondo la Griglia LEA nell’organizzazione di screening oncologici sono Calabria (2), Molise (3), Campania (3) Puglia (4), Sicilia (5), Basilicata (6), Lombardia (7). Solo l’Umbria mostra un miglioramento.

poca attenzione alla salute mentale

Altra piaga che emerge dal dossier è il sottofinanziamento della salute mentale, che durante l’emergenza sanitaria è stata trascurata ancora di più, nonostante l’aumento del disagio mentale proprio nel periodo del Covid. Cittadinanzattiva sottolinea che anche il Pnrr non destina particolare attenzione al settore. Il Pnrr destina all’Italia 15,63 miliardi di euro per la mission salute, di cui il 41% al Sud, pari a 3,3 miliardi. Al Nord spettano 2,8 miliardi (34,6%), mentre alle regioni del Centro arriveranno 2 miliardi (24,3%). Tuttavia la “salute mentale” compare una volta sola in tutto il documento.

l’assistenza territoriale premierebbe il Sud Italia

Dalle segnalazioni emerge che gli intervistati sono pco informati, ma aperti alla novità delle Case della Comunità (CdC), purché non si intacchi la consolidata relazione medico-paziente. Il Pnrr mira a crearne 1.350 e punta moltissimo sull’assistenza territoriale, prevedendo anche la costruzione di 400 Ospedali di comunità, in pratica una struttura ogni 64.115 persone con patologia cronica. In entrambi i casi sarebbero tantissime le disparità territoriali, a vantaggio – sorprendentemente- del Sud. Il rapporto tra numeri di pazienti cronici e strutture previste dal PNRR (Case e Ospedali di Comunità) premia Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, oltre ad Abruzzo e Sardegna.

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