Una bambina nata in Calabria vive 13 anni in meno di una nata in Trentino

Un bambino che nasce a Caltanissetta ha 3,7 anni in meno di aspettativa di vita rispetto a chi è nato a Firenze. La speranza di vita in buona salute segna un di vario di oltre 12 anni tra la Calabria e la provincia di Bolzano. Tra le bambine la differenza è ancora più ampia: 15 anni in meno in Calabria rispetto al Trentino-Alto Adige. I dati emergono dalla XIII edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio “Come stai?”, pubblicato da Save the Children.

Il report è una forte denuncia dell’impatto che le disuguaglianze socioeconomiche, educative e territoriali – amplificate dalla pandemia – hanno su salute e benessere psicofisico di bambini e bambine.

L’associazione lancia l’allarme: in Italia ci sono 1 milione e 400 mila minori in povertà assoluta, “poveri anche di salute”. Una percentuale media del 14,2% che nel Mezzogiorno sale al 16%. Sono l’81,9% i minori che vivono in zone inquinate dalle polveri sottili. Mentre il 33,7% delle bambine e il 35,2% dei bambini risulta soffrire di obesità o essere in sovrappeso.

In Italia un bambino su 4 non pratica sport. Nello specifico, nella fascia di età compresa dai 3 ai 17 anni, in Campania non praticano sport il 45,5% contro il 6,9% della provincia di Bolzano. Inoltre, con la pandemia i casi di obesità e sovrappeso nei bambini tra i 3 e i 10 anni sono passati dal 32,6% (biennio 2018-2019) al 34,5% (2020-2021).

Save the Children ricorda che la rete sanitaria territoriale è insufficiente: mancano 1400 pediatri per assicurare il servizio sanitario a tutti i bambini e garantire in tutte le regioni screening neonatali avanzati, la realizzazione di interventi organici per la prevenzione e la cura del disagio mentale degli adolescenti. Ma anche assicurare la mensa scolastica e le attività sportive gratuite per contrastare la povertà alimentare e promuovere stili di vita sani. Le disuguaglianze socioeconomiche, infatti, incidono direttamente sulla salute dei bambini, penalizzando gli individui più fragili nel proprio territorio.

La speranza di vita alla nascita in Italia nel 2021 si attesta a 82,4 anni. L’ultimo rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile evidenzia una differenza di oltre 12 anni nell’aspettativa di vita in buona salute tra chi nasce in provincia di Bolzano (87, 2 anni) e chi nasce in Calabria (54,4). Prima della pandemia il tasso di mortalità infantile entro il primo anno di vita era di 1,45 decessi on 1000 nati viti in Toscana, raddoppiata in Sicilia (3,34) e triplicava in Calabria (4,42), maglia nera per i decessi relativi a bambini con mamme di origine straniera, circa il 36% dei casi.

Molto dipende dalle difficoltà socio-economiche dei genitori, soprattutto nella fase cruciale dei primi due anni di vita dei figli. Tra il 2020 e il 2021, l’incidenza della povertà assoluta per le famiglie con 3 o più figli minorenni è ancora aumentata, dal 19,8 al 20,4%, raggiungendo un valore triplo rispetto alle famiglie con un solo figlio minorenne, e la povertà relativa colpisce 2 famiglie con figli minori su 5 in Campania a fronte di 1 su 6 al Nord.

Ad incidere è anche il fattore legato alla cittadinanza: il 16,3% delle donne senza cittadinanza italiana effettua meno di cinque visite mediche durante la gravidanza, contro il 3,8% delle donne italiane. Ecco perché il sostengo alla genitorialità e l’accesso alla cura sono determinanti per ridurre i fattori di rischio. Sono solo il 13,7% i bambini e le bambine sotto tre anni che accedono agli asili nido pubblici e convenzionati, con una forbice che va dal 2,8% in Calabria al 28,4% in Emilia-Romagna.

Il dato non sorprende più di tanto se si considera che la spesa pro-capite dei Comuni nei servizi per l’infanzia è in media di 909 euro. Anche qui, però, le differenze territoriali sono evidenti: la spesa raggiunge addirittura 2.617 euro nella Provincia Autonoma di Trento o 1.996 in Emilia Romagna; al Sud non supera i 600 euro e va dai 570 della Sardegna al picco negativo dei 110 euro della Calabria. 

Nel documento di Save the Children si insiste a ragion veduta sul Servizio sanitario nazionale, caratterizzato da elevate professionalità, qualità delle cure e da una forte inclusività. Ma gli effetti della pandemia hanno acuito i divari territoriali e fatto esplodere problemi stratificati negli anni. Al netto dei recenti finanziamenti straordinari per la pandemia, nel decennio pre-Covid-19 l’Italia ha dedicato sempre meno risorse pubbliche all’assistenza sanitaria per la quale nel 2019 ha investito il 6,4% del Pil (la Germania il 9,8% e la Francia il 9,3%).

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