Perché i giovani riempiono gli stadi e non le chiese?

Persone, per lo più giovani, che si sono radunate in uno stadio per il concerto di un cantante, Tiziano Ferro. Ma potrebbe essere chiunque altro.
Sono a migliaia, tutti presenti, tutti desiderosi che inizi il concerto (“non vedono l’ora, si dice”)… per la loro gioia (di alcuni attimi, certo), per la loro “distrazione” (divertissement pascaliano) dal grande problema della vita (=che moriremo). Ciò che li cementa e li trasforma da “massa informe” a “comunità di destino” è l’evento di un cantante che “parla loro cantando”.

I giovani conoscono già quelle parole e le cantano “insieme”, all’unisono (sono immedesimati): qui nessuna distrazione, ma concentrazione, sono psicodinamicamente “una cosa sola”. Ricevono messaggi per la vita e li accolgono perché “amano” chi li offre (ovviamente non gratis, per aver pagato “volentieri” un biglietto): il cantante è il testimone e tutto quello che dice e canta è “oro colato” perché si “inaltra” (Rosmini) per “immedesimazione” (E. Stein) e, attraverso l’emozione si sedimenta nell’anima.

E dopo (prima o poi) si trasforma – come il cibo in sangue – in modi di vedere, di guardare alle cose, di giudicare sull’amore, sull’amicizia, sui rapporti umani. Qui non c’è da “pensare” – qui c’è la “ragione più grande” , che non è del cervello dell’intellettuale, ma del corpo vissuto (Leib). È la grande ragione del corpo che “fa e disfa” l’Io (Nietzsche), generando sempre nuove identità.

Ed io oggi, domenica 2 Luglio, celebrerò una Santa Messa in una parrocchia romana.
Sono stato avvisato dal parroco con queste parole: “Eccellenza, non si aspetti però che ci sia gente. È luglio e sono tutti a mare”. Del resto i giovani non riempiono più le chiese, ma solo gli stadi. Eppure ci sarà una via, un linguaggio, una parola, un gesto, un esempio, un miracolo per ritornare a dare senso alla vita per aver ascoltato e incontrato in modo nuovo il Vangelo di Gesù? O meglio per aver toccato, gustato, veduto, sentito, amato Gesù nel suo Vangelo?

Sperare è doveroso, l’ottimismo è cristiano, ma occorre faticare nella carità perché accada qualcosa di nuovo dalla “carne risorta della Chiesa”.

Buona domenica

Antonio Staglianò
Antonio Staglianò
Nato a Isola di Capo Rizzuto (Kr) ha frequentato le scuole medie al seminario di Crotone e il liceo "Tommaso Campanella" di Reggio Calabria. La sua formazione teologico-spirituale è continuata a Milano. Nel 1984 è iniziato il suo ministero sacerdotale. Oggi è vescovo emerito di Noto e presidente della Pontificia accademia di teologia. Ha inventato e divulga la pop-Theology, "la possibilità di ripensare e riscrivere la teologia a servizio della gioia del Vangelo".

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