domenica, 8 Febbraio 2026

Giubileo 2025, la geopolitica di Papa Francesco

Il Giubileo del 2025 è un evento storico per la Santa Sede che si inserisce in un contesto internazionale frammentato da conflitti e rivalità sistemiche. La missione di Papa Francesco è quella di mantenere la Chiesa credibile a livello internazionale tramite la diplomazia

Il 2025 si preannuncia come un anno importante per la Santa Sede e per Papa Francesco, segnato dalla celebrazione del venticinquesimo Giubileo universale ordinario della Chiesa Cattolica. Questa tradizione, istituita nel 1300 da Papa Bonifacio VIII, rappresenta un’occasione in cui il Pontefice può far sentire la propria voce sulle principali sfide della politica internazionale.

Per Papa Francesco, questo si tratta del secondo Giubileo dopo quello straordinario indetto nel 2016. La scelta del motto del Giubileo 2025, “Pellegrini di Speranza“, si inserisce perfettamente in un contesto segnato da rivalità sistemiche e guerre sottolineando la necessità di ricostruire un clima di fiducia e speranza.

Il Giubileo e Francesco, un pontificato centrale in eventi di portata storica

Questo evento è un nuovo capitolo del pontificato di Papa Francesco, destinato a essere ricordato per la sua centralità in eventi di portata storica: dal terrorismo islamico alla crisi migratoria in Europa, dalla pandemia globale ai conflitti in Ucraina, con la guerra del 2014 e l’invasione russa del 2022, fino alla recente crisi in Medio Oriente scaturita dagli attacchi del 7 ottobre 2023.

La dimensione geopolitica del suo pontificato non si limita alla semplice testimonianza di queste crisi. Sin dal suo discorso di insediamento, Jorge Mario Bergoglio ha mostrato una profonda attenzione alla sfera globale. I suoi viaggi e le presenze ai forum internazionali sono un tratto caratterizzante del suo Pontificato. Senza soffermarsi sui singoli appuntamenti, i temi attualmente più dirimenti del Pontefice sono la guerra e il rapporto con le tre grandi potenze globali: Cina, Russia e Stati Uniti.

Il Giubileo e Francesco, la guerra è sempre una sconfitta

Il tema della pace è un elemento centrale dell’attuale Pontificato. Difatti, Francesco ha lanciato ripetutamente appelli contro la guerra affrontando conflitti di grande portata e questioni più marginali. L’impegno del Papa contro quella che chiama “Terza Guerra mondiale a pezzi” si fonda sui principi dell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”. Tuttavia, all’atto pratico, i conflitti in Ucraina e Medio Oriente rendono la loro messa in pratica complessa.

Il Giubileo e Francesco, la strategia di mantenimento del dialogo

Sulla prima questione, l’atteggiamento di Francesco è stato ondivago. Da un lato, il Papa condanna il conflitto e fornisce sostegno umanitario agli ucraini. Dall’altro uscite come l’invito ai giovani russi ad “essere eredi della Grande Russia”, un ammiccamento, seppur involontario, alla retorica ultranazionalista putiniana e l’invito a Kyiv di avere “il coraggio di alzare la bandiera bianca” ossia arrendersi e trattare con il nemico. Queste uscite, tuttavia, non ci devono far pensare che Bergoglio sia filoputiniano ma rappresenta una strategia di mantenimento del dialogo tra la Chiesa cattolica romana e quella ortodossa russa.

Il Giubileo e Francesco, posizione più chiara sul Medio Oriente

Papa Francesco adotta una posizione più chiara sulla crisi in Medio Oriente in quanto la Terra Santa è culla della fede cristiana e luogo di convivenza tra le tre principali religioni monoteiste. La Santa Sede riconosce sia Israele che la Palestina come Stati sovrani e, per entrambi, si è attivamente mobilitata per promuovere una diplomazia umanitaria e interreligiosa. La “Lettera ai Fratelli e alle Sorelle ebrei di Israele” del 2 febbraio 2024 fornisce un giudizio equilibrato della situazione dicendo che gli attacchi del 7 ottobre 2023 sono frutto dell’odio preesistente nella regione denunciando, al contempo, il crescente dell’antisemitismo nell’opinione pubblica internazionale.

Il Giubileo e Francesco, nel mondo delle rivalità sistemiche

Il Giubileo del 2025 si inserisce in un contesto di rinnovata rivalità sistemica tra le principali potenze globali. La Santa Sede è uno dei pochi attori sullo scacchiere internazionale che gode di rapporti diplomatici non ostili con Stati Uniti, Russia e Cina, una posizione strategica in un mondo in via di frammentazione multipolare.

La “freddezza” nei confronti di Trump

Papa Francesco ha minato la tradizionale direzione eurocentrica e filoccidentale della Santa Sede. In particolare, il Pontefice ha mostrato in più occasioni una certa freddezza nei confronti degli Stati Uniti, tratto assente nei suoi predecessori. Tale distacco non è solo frutto delle dinamiche che il Papa ha vissuto durante la sua giovinezza in Argentina ma anche di tira e molla continui con i vari presidenti statunitensi.

Il punto più basso è rappresentato dai rapporti tra il Papa e l’attuale presidente Donald Trump, a causa delle profonde divergenze su temi cruciali come il cambiamento climatico, la giustizia sociale, le migrazioni e le visioni contrastanti della politica internazionale. Gli ultimi attacchi di Bergoglio alle politiche migratorie del tycoon sono un solo l’ultimo esempio delle divisioni tra Santa Sede e Stati Uniti.

Il Giubileo e Francesco, i rapporti con Mosca

Parallelamente a queste dinamiche, il Pontefice ha compiuto passi significativi nell’instaurare rapporti con Russia e Cina. Per quanto riguarda Mosca, gli sforzi del Papa si sono concentrati in particolare sulla Chiesa Ortodossa russa, un pilastro della legittimazione domestica del regime di Vladimir Putin, oltre a essere uno strumento di soft power religioso. L’incontro del 2016 con Kirill, il Patriarca di Mosca, all’aeroporto “José Martí” di L’Avana è stato il risultato di maggior successo dell’attuale Pontefice su questo fronte.

Il colloquio ha portato alla firma di una “Dichiarazione Congiunta” la quale tratta tematiche legate alla persecuzione dei cristiani nel mondo, l’aumento di secolarismo, consumismo, ineguaglianza, migranti e rifugiati, le preoccupazioni sull’uso della tecnologia riproduttiva biomedica, e il ruolo della cristianità nel processo di integrazione in Europa. Il rapporto, tuttavia, si è raffreddato con il conflitto in Ucraina in cui i tentativi di dialogo con Kirill sono finiti sempre in un nulla di fatto.

Altalenanti i rapporti con la Cina

I rapporti sino-vaticani sono altalenanti e il successo della diplomazia di Francesco è incerto. Il 22 settembre 2018, infatti, Cina e Santa Sede hanno firmato lo storico Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi, mirato a risolvere la contesa sulla nomina dei vescovi in Cina e a favorire una più ampia collaborazione bilaterale. Tale Accordo è stato continuamente rinnovato con successo ogni due anni.

Tuttavia, questo riavvicinamento presenta delle ombre di cui la questione della One China Policy è il capitolo più insidioso. Infatti, Pechino ha sempre posto il disconoscimento di Taipei come condizione imprescindibile per la normalizzazione delle relazioni sino vaticane. Tuttavia, Francesco non ha alcun interesse a rompere totalmente con Taipei sia per non compromettere la sua credibilità come mediatore neutrale che persegue interessi spirituali sia perché l’isola è un avamposto strategico nella regione.

Il Giubileo e Francesco, la Chiesa attore attivo nella politica internazionale

L’attivismo geopolitico dell’attuale Pontefice conferma come la Chiesa Cattolica sia un attore attivo nel panorama internazionale. La sua azione diplomatica ha privilegiato la promozione di un multilateralismo che vede la Chiesa come un attore neutrale, ma allo stesso tempo determinato nel promuovere valori universali e tutelare gli interessi delle comunità cattoliche ovunque sparse nel mondo con occhio particolare alle periferie.

Sebbene Papa Francesco abbia sempre mostrato una grande determinazione nel portare avanti la sua missione, le sue recenti difficoltà di salute sollevano interrogativi cruciali per la Chiesa Cattolica. Se fosse necessario un prossimo conclave, esso si svolgerebbe in un contesto geopolitico particolarmente turbolento che potrebbe influenzare la scelta del nuovo Pontefice, il quale potrebbe decidere di proseguire o di discostarsi dalla linea intrapresa da Bergoglio. In ogni caso, si aprirebbero scenari inediti ad oggi difficilmente immaginabili.

Fonte Geopolitica

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