Eletto il nuovo Papa: è Robert Francis Prevost, Leone XIV

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Prevost, già arcivescovo di Chicago, è il primo pontefice statunitense della storia

Il 267esimo pontefice della storia della Chiesa cattolica è Robert Francis Prevost e si chiamerà Leone XIV. Ad annunciarlo Dominique Mamberti, cardinale protodiacono, che ha pronunciato l’Habemus papam, dal balcone centrale della basilica vaticana di San Pietro.

Prevost, 70 anni il prossimo 14 settembre, è originario di Chicago ed era finora prefetto del Dicastero per i vescovi e presidente della Pontificia commissione per l’America Latina. Proviene dall’Ordine degli agostiniani e ha avuto una lunga esperienza missionaria in Perù, dove è stato anche vescovo di Chiclago. “La pace sia con tutti voi. Fratelli e sorelle carissimi. Vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore e raggiugesse le vostre famiglie, tutte le persone, i popoli e la Terra. La pace sia con voi”. Queste le prime parole del nuovo Papa.

L’identikit del nuovo Papa

È il primo papa proveniente dagli Stati Uniti, nato a Chicago e missionario divenuto vescovo in Perù, abituato dunque a scavalcare confini nazionali: è l’identikit di Robert Francis Prevost, 69 anni, appena eletto 267esimo pontefice della storia della Chiesa cattolica.

Nella sua esperienza, come ha ricordato di recente il quotidiano americano New York Times, c’è una visione che scavalca le frontiere, dunque lontana da certi aspetti dell’attuale politica degli Stati Uniti del presidente Donald Trump. Ha servito per due decenni in Perù, dove è diventato vescovo e cittadino naturalizzato. Fino alla morte di papa Francesco, ha ricoperto uno degli incarichi più influenti in Vaticano, dirigendo l’ufficio che seleziona e gestisce i vescovi a livello globale.

Secondo il New York Times, “il cardinale, membro dell’Ordine di Sant’Agostino, condivide con Francesco l’impegno verso i poveri e i migranti“. Spesso descritto come riservato e discreto, si distingue da Francesco nello stile. I suoi sostenitori sottolineano che con ogni probabilità continuerà la linea della sinodalità, delle consultazioni e dell’apertura voluta da Jorge Mario Bergoglio per coinvolgere i laici negli incontri con i vescovi.

La cronaca: dopo la fumata bianca in migliaia verso Piazza San Pietro

Ore 18.08, fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina. Il Conclave ha eletto il 267esimo Papa della storia della Chiesa cattolica. Suonano le campane a San Pietro. 

Oltre 45mila fedeli in Piazza San Pietro per la fumata bianca: ora attendono di conoscere il nome del nuovo Pontefice e di ricevere la sua prima benedizione Urbi et Orbi. 

Nuovo Papa: la diretta

La cronaca dell’elezione del nuovo Papa: la fumata bianca

Fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina. Il Conclave ha eletto il 267esimo Papa della storia della Chiesa cattolica. Suonano le campane a San Pietro. 

Oltre 45mila fedeli in Piazza San Pietro per la fumata bianca: ora attendono di conoscere il nome del nuovo Pontefice e di ricevere la sua prima benedizione Urbi et Orbi. 

La procedura prima dell’annuncio

Vediamo cosa è avvenuto prima dell’annuncio. L’ultimo dei cardinali diaconi ha chiamato nell’aula dell’elezione il segretario del Collegio dei cardinali, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie e due cerimonieri; quindi il cardinale decano (Re non è in Conclave avendo 91 anni) o il primo dei cardinali per ordine e anzianità, a nome di tutto il Collegio degli elettori ha chiesto il consenso dell’eletto con queste parole: Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem? (Accetti la tua elezione canonica?).

E, appena ricevuto il consenso, gli ha chiesto: Come vuoi essere chiamato? Allora il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, con funzione di notaio e avendo per testimoni due cerimonieri, ha predisposto un documento con l’accettazione del nuovo Pontefice e il nome che ha deciso di assumere. Dopo l’accettazione, l’eletto che abbia già ricevuto l’ordinazione episcopale, è diventato immediatamente Vescovo della Chiesa Romana, Papa e capo del Collegio episcopale.

I cardinali elettori si sono accostati al nuovo eletto per prestare atto di ossequio e di obbedienza. Successivamente si è resa grazie a Dio, e il primo dei cardinali diaconi ha annunciato al popolo in attesa l’avvenuta elezione e il nome del nuovo Papa che, subito dopo, dalla Loggia di San Pietro, ha impartito la sua prima benedizione Urbi et Orbi.

La stanza delle Lacrime primo “rifugio” del Papa appena eletto

Nascosta tra i sacri corridoi della Cappella Sistina, si cela un piccolo ambiente carico di significato e silenzio: la cosiddetta Stanza delle Lacrime. È qui che, subito dopo l’elezione, il nuovo Pontefice si ritira per raccogliersi prima di apparire al mondo con il celebre annuncio “Habemus Papam”.

Ufficialmente conosciuta come la “Sala del Pianto” o Sacrestia Pontificia, questa stanza prende il nome popolare dalle lacrime che molti papi, sopraffatti dall’emozione e dal peso del compito ricevuto dai cardinali, hanno versato varcandone la soglia. Un luogo di passaggio brevissimo, eppure colmo di intensità spirituale.

Al suo interno, la semplicità prevale sull’opulenza: una scrivania, alcune sedie, uno specchio e tre vesti papali di diverse taglie: bianca, semplice, simbolo dell’universalità della missione. Ad attendere il pontefice, anche l’Anello del Pescatore e il camauro bianco, insieme al personale della sacrestia pronto ad assisterlo con discrezione e rispetto.