sabato, 7 Febbraio 2026

Maxime, allevato dagli assassini dei genitori, cerca il suo passato

L’incredibile storia inizia nel 1956 da un villaggio algerino raso al suolo dai francesi e i cui abitanti, compresi donne e bambini, furono massacrati

Ci sono fotografie che sono entrate nella storia, accreditandosi per il loro soggetto, spesso sconosciuti che, per quello scatto rubato, hanno potuto ritagliarsi, talvolta loro malgrado, un posto nella memoria collettiva. 
Come Kim Phúc Phan Thi, la bambina (aveva nove anni) sudvietnamita che nel 1972 fu fotografata mentre correva, nuda dopo che una bomba al napalm le aveva bruciato le vesti e, con esse, le carni. 
Come Nguyễn Ngọc Loan, capo della polizia nazionale del Sud Vietnam, immortalato mentre, il primo febbraio del 1968, stava sparando alla testa di un altro ufficiale, ma vietcong,  Nguyễn Văn Lém, accusato di avere poco prima massacrato, sgozzandoli, un militare di Saigon e la sua famiglia, bambini compresi. 
Come Greta Zimmer Friedmann, l’infermiera, e George Mendonsa, il marinaio, protagonisti di quello che è passato alla storia come ”il bacio di Times Square” (questo vero, reale, non come quello ben più famoso costruito da Robert Doisneau, davanti al municipio di Parigi, nel 1950) , il 14 agosto del 1945, nelle ore successive all’annuncio che la guerra era finita. Un bacio tra due sconosciuti, cristallizzato dal Alfred Eisenstaedt, paradossalmente d’origine tedesca.

tante storie con interrogativi in attesa di risposta

Ma ci sono storie che dalle fotografie trovano uno spunto per interrogativi che sono ancora lì, in attesa di avere le risposte, tutte le risposte.  
Spesso si tratta di scatti poco conosciuti, quasi sempre non professionali e  che non trasmettono alcun messaggio emozionale. Foto di ambientazione neutra, senza drammi o momenti di particolare emozionalità, ma che spingono a formulare delle domande su chi vi è ritratto. 
La storia che cercherò di raccontare nasce da alcune fotografie ”normali”, che, in un album di famiglia, conservato oggi in un cassettone di una casa francese, ritraggono un bambino dallo sguardo sveglio, dalla pelle chiara e dal sorriso bellissimo. Un sorriso come di chi non conosce – o non dovrebbe conoscere – le brutture del mondo, di chi sta vivendo il suo essere bambino secondo i canoni della normalità: una famiglia, gli appuntamenti canonici con tanto di regali, i giochi, il divertirsi. Fotografie che nel tempo sono apparse su qualche giornale, ma non traducono completamente la drammaticità delle vicende che stanno dietro ad esse. 
Vicende di una cultura imposta, di una assimilazione forzata, di una religione che ha sostituito quella della sua gente. Vicende di un bambino che è cresciuto con gli assassini dei suoi genitori (no, forse non assassini, ma con quelli che, in un ”atto di guerra”, li hanno uccisi). Un bambino che ha scoperto una verità che, pur non rispondendo a tutte le sue domande, lo ha fatto inorridire, perché ha capito d’essere stato una pedina, di avere seguito un percorso di vita disegnato da chi aveva le mani ancora sporche del sangue di chi la vita gliela aveva data.
Fotografie, di qualità quasi scadente, in un bianco e nero dai contorni poco definiti e con il soggetto principale, il bambino, quasi sempre attorniato da adulti che lo guardano con simpatia, forse anche affetto, ma che non sono quelli che la sua storia personale gli avrebbe dovuto riservare.  

un bambino con la veste bianca e la tutà mimetica da parà

Un bambino ritratto con addosso la veste bianca di chi s’accosta ad uno dei sacramenti che segnano l’inizio della vita del buon cattolico, ma anche con la tuta mimetica di un parà. Quel bambino si chiama Maxime-Charles Keller de Schleitheim ed ora ha quasi 69 anni. 
Una storia (che non è la sua, ma che gli è stata imposta)  che appare ancora oggi incredibile perché è difficile pensare a quanto gli è accaduto e non inorridire.
Il primo capitolo di questa vicenda può essere fissato al 18 maggio del 1956, quando l’Algeria era dilaniata dalla guerra di indipendenza che i due schieramenti combattevano come sapevano, con le loro armi: sangue, violenza, orrore, massacri. 
Ammal era, in quegli anni, più che una comunità un insieme di piccoli insediamenti. Nel suo territorio se ne contavano parecchi: Ouled Djerrah, Béni Hini, Béni Dahmane, Ouled Bellemou, Tigueur Ouacif, Tigrine, Aït Ouelmène, Ticjedjiga e Aït Amar.
Spesso, fidando sulla complicità degli abitanti, tutti schierati con gli indipendentisti, i soldati dell’Esercito di liberazione nazionale li utilizzavano come basi per le operazioni nelle zone di montagna del Piccolo Atlante (tra Blida, Médéa e Bouira, rispettivamente a nord, sud ed est). 
Il 18 maggio una unità francese, forte di una ventina di uomini (si trattava della seconda sezione del nono reggimento di fanteria coloniale, di base nella città di Palestro, che poi, dopo l’indipendenza, sarà ribattezzata Lakhdaria) , cadde ad Ouled Djerrah, in una sanguinosa imboscata tesa dal commando Ali Khodja.
Non avendo più notizie dell’unità, il giorno seguente lo stato maggiore francese inviò nella zona alcuni reparti, tra i quali i paracadutisti della base 146 di Réghaïa, il primo reggimento di paracadutisti composto interamente dai (temutissimi, per la loro ferocia) militari della Legione straniera e il 20/mo battaglione di fanteria. Nella zona furono fatti arrivare anche quattro elicotteri Sikorski per collaborare alle ricerche. Per cinque giorni la zona fu battuta palmo a palmo,  sino a quando fu individuato il luogo dell’imboscata, dove giacevano i cadaveri mutilati di 18 dei 20 componenti l’unità attaccata (gli altri due probabilmente erano stati rapiti e non sono mai stati trovati).

la durissima vendetta dei francesi

La risposta francese fu durissima. Una ”vendetta” che si tradusse nell’attacco ai piccoli insediamenti, i douars, con il massacro di molti dei loro abitanti.
Uno dei piccoli insediamenti investiti dalla vendetta francese fu il douar di Ouled Djerrah, contro il quale i parà si accanirono. Il villaggio fu letteralmente raso al suolo e i suoi abitanti – compresi donne e bambini – massacrati. Dopo l’attacco, un gruppo di soldati, mentre stava attraversando le viuzze del douar per completare l’operazione di ”pulizia”, vide che tra i cadaveri accatastati c’era anche un bambino in lacrime, di quattro-cinque anni, abbracciato al corpo di un uomo, forse il padre, crivellato di proiettili. Vedendo che i soldati si stavano avvicinando al figlioletto, la madre, sebbene ferita, lanciò al cielo dei ”youyous”, le particolari grida delle donne arabe, quasi a cercare di salvare il bambino, ma fu falciata da una scarica di mitra.

il destino di un bambino segnato dalla scelta di un parà

Il destino del bambino sembrava segnato quando un militare lo prese di mira con il suo mitra, ma fu fermato da un altro parà. Il bilancio della rappresaglia scatenata per vendicare l’imboscata fu pesante per i civili, ma anche per i guerriglieri dell’Esercito di liberazione nazionale che avevano cercato di nascondersi nelle grotte vicine al villaggio, dove furono stanati e uccisi da gas asfissianti.  Si contarono oltre 200 morti, con un solo sopravvissuto al massacro: il bambino di Ouled Djerrah. 
Una volta completata la ”bonifica” del territorio, i soldati francesi fecero rientro nelle loro caserme, e nella base dell’aviazione 146 di Réghaïa fu portato il bambino di Ouled Djerrah, cui – dopo essere stato visitato dall’ufficiale medico più alto in grado, il capitano Roger Joseph – fu dato un nome, Maxime. Francese, ovviamente. Il primo passo di un lungo e doloroso cammino di trasformazione cui fu sottoposto, suo malgrado.

il piccolo adottato in caserma

Ma, dal suo ingresso nella caserma, il bambino non fu solo un piccolo profugo perché, cancellandone le radici, i francesi lo adottarono, facendolo vivere attivamente nella base, persino portandolo con loro nelle operazioni  (spesso erano rastrellamenti) ed anche utilizzandolo per azioni di intelligence, chiedendogli cioè di spiare i movimenti delle unità dei combattenti indipendentisti.
Il coinvolgimento di Maxime fu tale che  il comandante dell’aviazione francese in Algeria, il generale Alain Dumesnil de Maricourt, chiese espressamente al tenente colonnello Coulet, della base di Réghaïa, di fare confezionare per Maxime di una vera e propria tenuta da paracadutista, con tanto di tuta mimetica, berretto, cinturone e, persino, pistola.
Per capire quello che il bambino era diventato si deve citare un altro episodio. All’inizio del 1957 fu ufficialmente costituito il gruppo dei commandos paracadutisti (composto da 102 uomini) denominato con la sigla 40/541. Ma il loro nome in codice fu «Maxime», come venivano chiamati nelle loro comunicazioni radio. 
Nel 1959, il piccolo Maxime viveva ancora nella base di Réghaïa, tanto che la sua presenza fu notata da alcuni giornalisti di Paris Match che stavano facendo dei reportage sulla guerra e che avrebbero voluto scrivere – ma non fu loro permesso – di quel bambino che giocava tra elicotteri, camion e mezzi blindati come se fossero elementi di una giostra.
Il 25 ottobre del 1959 il bambino fu battezzato con il nome di Maxime-Charles. Il cognome, Keller de Schleitheim, era quello dell’assistente sociale della base di Réghaïa, Yvonne, che ne perfezionò l’adozione il 28 dicembre successivo.

una vita non rosea per Maxime

Ma la vita di Maxime non fu quella di un bambino coccolato, circondato da mille attenzioni perché per più di sei anni dentro la base svolgeva compiti che certo non si adattavano ala sua età: lavorava in cucina, faceva le pulizie, spazzava.
Il 5 luglio del 1962 fu il giorno della proclamazione dell’indipendenza dell’Algeria e della fine ufficiale delle ostilità. Le truppe francesi cominciarono a tornare in patria, anche quelle di stanza nella base aerea 146 di Réghaïa. Quindi pure Yvonne Keller, che portò con sè il figlio adottivo.
Con il passare degli anni il bambino, diventato ragazzo e quindi uomo, si pose sempre le stesse domande per capire chi lui fosse veramente, dal momento che la sola cosa che gli fu rivelata era che i genitori erano morti durante la guerra d’Algeria – senza dire su quale schieramento si fossero trovati – e che doveva ai francesi d’essere stato salvato da morte. E per lui, gli fu detto, era stata una fortuna perché aveva ottenuto la cittadinanza francese, ”guadagnandosi” così anche la conversione al cattolicesimo.  Ma quel che per lui era devastante fu di non sapere quali fossero le sue radici e, come disse poi, d’essere stato assimilato agli harkis, come venivano chiamati gli ausiliari algerini che, sotto le bandiere francesi, combattevano i loro fratelli e lo facevano con disumana determinazione. A completare la ”francesizzazione” del sopravvissuto al massacro di  Ouled Djerrah, su un registro di Stato civile francese lui fu iscritto come Maxime-Charles Keller de Schleitheim nato il 18 dicembre del 1951 ad Algeri.

tante domande senza risposta

Con il passare degli anni, i rapporti tra Maxime-Charles e la madre adottiva divennero difficili, dal momento che lui continuava a fare domande che non avevano risposta. Diventato uomo, nel 1972 si sposò, ebbe due figli e ora vive nella regione di Bordeaux, con i familiari. Ma non ha ancora rinunciato a cercare la verità, non quella che per anni gli è stata spacciata. Una battaglia che è andata avanti per 40 anni per vedersi restituito il suo passato, a cominciare dalle ferite morali rimediate nell’attacco a Ouled Djarrà e che tutti hanno voluto negargli. Per questo ha chiesto, sinora invano, che qualcuno dei soldati e degli ufficiali che parteciparono al massacro parli, ma fino ad oggi nessuno ha raccolto il suo appello. Ad aggiungere ombre al mistero la scelta inspiegabile della madre adottiva di distruggere tutte le fotografie in suo possesso che raccontavano la vita di Maxime dentro la base. Qualcuna di quelle fotografie però si è salvata.
Maxime, stanco, ha abbandonato la sua battaglia. Ma a raccogliere il testimone è stata la figlia Karine che, sulla vicenda del padre, ha scritto un libro, ”Il bambino soldato di Palestro” che è anche diventato una piece teatrale.

leggi anche

PRIMO PIANO

Ricordo di Maria Rita Parsi, la psicologa della delicatezza

Una grande donna e professionista che ha vissuto la sua esistenza nel segno di bambini e adolescenti e si è sempre messa in prima linea per i loro diritti

gli ultimi articoli

Panoramica sulla Privacy

Informativa Privacy ai sensi del Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2026

  1. Titolare del trattamentoa) Il titolare del trattamento è la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri, determina le finalità e i mezzi del trattamento di dati personali. Si occupa anche dei profili sulla sicurezza.
    b) Relativamente al presente sito web it il titolare del trattamento è Sabbiarossa Srl, con sede legale in Via Emanuele Filiberto 233 – 00185 Roma, telefono +39 06 22969 981, email direzione@sabbiarossa.it e per ogni chiarimento o esercizio dei diritti dell’utente potrà contattarlo al seguente indirizzo mail:

redazione@sudefuturi.it

  1. Responsabile del trattamento dei dati
  2. a) Il responsabile del trattamento è la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che tratta dati personali per conto del titolare del trattamento.
  3. b) Ai sensi dell’articolo 28 del Regolamento UE n. 2016/679, su nomina del titolare dei dati, il responsabile del trattamento dei dati del sito sudefuturi.it è: Alessandro Russo.
  4. Luogo trattamento dati
  5. a) Il trattamento dei dati generato dall’utilizzo di itavviene presso Via Emanuele Filiberto 233 – 00185 Roma.
  6. b) In caso di necessità, i dati connessi al servizio newsletter possono essere trattati dal responsabile del trattamento o soggetti dati esso incaricati a tal fine presso la relativa sede.
  7. Tipologia di dati trattati

Il sito raccoglie e tratta le seguenti categorie di dati:

  1. a) Dati di navigazione

I sistemi informatici e le procedure software preposte al funzionamento di questo sito acquisiscono, nel corso del loro normale esercizio, alcuni dati personali la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione Internet.

Tra questi rientrano:

  • indirizzi IP
  • tipo di browser
  • sistema operativo
  • nome di dominio e indirizzi dei siti web dai quali è stato effettuato l’accesso
  • orario della richiesta
  • metodo utilizzato nel sottoporre la richiesta al server

Questi dati vengono utilizzati al solo fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull’uso del sito e per controllarne il corretto funzionamento.

  1. b) Cookie e strumenti di tracciamento

Questo sito utilizza esclusivamente:

  • Cookie tecnici necessari
  • Cookie analitici anonimizzati

Non vengono utilizzati cookie di profilazione o marketing.

Per informazioni dettagliate sui cookie utilizzati, si rimanda alla Cookie Policy.

  1. c) Dati forniti volontariamente dall’utente

L’invio facoltativo, esplicito e volontario di messaggi agli indirizzi di contatto indicati su questo sito comporta l’acquisizione dei dati personali necessari a rispondere alle richieste.

  1. Finalità del trattamento

I dati personali sono trattati per le seguenti finalità:

  • consentire la navigazione e la consultazione del sito
  • rispondere a richieste di informazioni
  • migliorare contenuti e funzionalità del sito
  • adempiere a obblighi legali
  1. Base giuridica del trattamento

Il trattamento dei dati personali si fonda sulle seguenti basi giuridiche:

  • consenso dell’utente
  • esecuzione di obblighi contrattuali o precontrattuali
  • adempimento di obblighi di legge
  • legittimo interesse del titolare
  1. Modalità del trattamento

Il trattamento viene effettuato mediante strumenti informatici e telematici, con modalità organizzative e logiche strettamente correlate alle finalità indicate.

Sono adottate misure di sicurezza adeguate per impedire l’accesso non autorizzato, la divulgazione, la modifica o la distruzione non autorizzata dei dati personali.

  1. Conservazione dei dati

I dati personali sono conservati per il tempo strettamente necessario al conseguimento delle finalità per le quali sono stati raccolti, nel rispetto dei termini previsti dalla normativa vigente.

I dati statistici raccolti tramite Google Analytics vengono conservati per un periodo massimo di 14 mesi.

  1. Comunicazione e diffusione dei dati

I dati personali non sono oggetto di diffusione.

Potranno essere comunicati a soggetti esterni che svolgono attività per conto del titolare, quali fornitori di servizi tecnici, hosting provider, società informatiche, nominati Responsabili del trattamento ai sensi dell’art. 28 GDPR.

  1. Trasferimento dei dati extra UE

Alcuni dati potrebbero essere trasferiti verso paesi extra UE (es. Google LLC – Stati Uniti), nel rispetto delle garanzie previste dal GDPR, in particolare tramite:

  • Decisioni di adeguatezza
  • Clausole contrattuali standard
  • Data Privacy Framework UE-USA
  1. Diritti dell’utente

Ai sensi degli articoli 15-22 del GDPR, l’utente ha il diritto di:

  • accedere ai propri dati personali
  • richiedere la rettifica o la cancellazione
  • limitare o opporsi al trattamento
  • richiedere la portabilità dei dati
  • revocare il consenso in qualsiasi momento
  • proporre reclamo all’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali

Le richieste vanno inviate a: redazione@sudefuturi.it

  1. Modifiche alla presente informativa

La presente Privacy Policy può essere soggetta ad aggiornamenti. Si consiglia di consultare periodicamente questa pagina.

Cookie Policy

Cosa sono i cookie

I cookie sono piccoli file di testo che i siti web visitati inviano al dispositivo dell’utente, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla visita successiva.

Tipologie di cookie utilizzate

Il sito utilizza esclusivamente:

  • Cookie tecnici necessari
  • Cookie analitici anonimizzati

Cookie tecnici

Nome cookie Durata Finalità
wpEmojiSettingsSupports Sessione Consente la corretta visualizzazione delle emoji.

Cookie analitici

Nome cookie Durata Finalità
_ga 1 anno 1 mese 4 giorni Analisi statistiche anonime
ga* 1 anno 1 mese 4 giorni Analisi sessioni e visite
tk_ai 1 anno 1 mese 4 giorni Statistiche Jetpack

Gestione del consenso

I cookie analitici vengono installati solo previo consenso espresso tramite il banner cookie.

Le preferenze possono essere modificate in qualsiasi momento tramite l’apposito pulsante di gestione cookie.

Come disabilitare i cookie dal browser

  • Chrome: https://support.google.com/chrome/answer/95647
  • Firefox: https://support.mozilla.org/it/kb/Attivare%20e%20disattivare%20i%20cookie
  • Safari: https://support.apple.com/it-it/HT201265
  • Edge: https://support.microsoft.com/it-it/help/4027947

Documento redatto secondo il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e le Linee Guida del Garante per la Protezione dei Dati Personali.