Peaky Blinders

36 epidodi, VI stagioni, 2013-2022, Inghilterra
di Steven Knight

Bbc | Netflix

Alzi la mano chi non è orfano di Peaky Blinders, di Thomas Shelby, nell’ottima interpretazione di Cillian Murphy, e di tutta l’ambientazione inizio secolo (scorso) in una Birmingham dove si lotta per sopravvivere tra lacerazioni post Grande guerra e bande criminali.
La gang dei Peaky Blinders deve il suo nome all’usanza di nascondere lamette nel risvolto dei cappelli con la classica forma affusolata del paraocchi del berretto. Di origini irlandesi-rom, parla una lingua celtica, e narra, tra gangster e storia, il cambiamento dell’Inghilterra negli anni Venti/Trenta.

Una narrazione corale, in cui si intrecciano le di storie personali e della gang. Co-protagonisti i fratelli di Thomas: Arthur (Paul Anderson), John (Joe Cole), Ada (Sophie Rundle) e Finn (Harry Kirton). E la zia Polly Gray, una fantastica Helen McCrory. Insieme offrono la fotografia reale di una società in cui si condivide tutto, a partire dalla povertà e dalla violenza come unica possibilità di riscatto.

Il fumo della seconda rivoluzione industriale, che ha appena superato il suo picco, è ovunque. Il grigio morale di molti personaggi è nei colori che permeano l’intera serie.
La depressione postbellica, il proibizionismo, il pessimismo cronico figlio del giovedì nero: nello sfondo di Peaky Blinders il grigio tinge ogni cosa e spegne gli umori.

I dolori si annegano nei bicchieri di whiskey, che per un attimo cancellano anche la povertà ed i disagi economici e sociali. Quale sfondo migliore per far sviluppare e crescere bande di criminali che vogliono prendersi Birmingham, l’Inghilterra e tutto ciò che possono senza dover chiedere il permesso?

Peaky Blinders non è solo una serie di altissimo livello (atteriale, di regia, di fotografia, di sceneggitura, di atmosfere). È, anche e soprattutto, un filtro con cui il suo ideatore scandaglia e sottolinea l’incoerenza e le debolezze di tutto un sistema.

Si guarda l’Inghilterra che cerca di rialzarsi dal primo dopoguerra. Ma in realtà si arriva fino ad oggi, in altri territori e in altre società, così diverse e così uguali quando lo stato non c’è e la legge della sopravvivenza è l’unica a stare al passo con la legge del più forte.

Paola Bottero
Paola Bottero
JOURNALIST, STORYTELLER, VISION MAKER

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